USA: se va bene, ce ne andiamo ad aprile

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Il Pentagono progetta di ritirare completamente le unità militari statunitensi dalla Siria entro la fine di aprile, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Fortunatamente non il primo di aprile, altrimenti i sospetti si sarebbero allargati.

Tale termine sembra sia definitivo, “anche se l’amministrazione Trump non ha ancora deciso come proteggere gli alleati curdi dai possibili attacchi dalla Turchia”, scrive il Wall Street Journal citando un certo numero di ex e attuali funzionari. In tal senso,anche Erdogan ha rivelato ieri che con gli USA è ad un punto morto (circa la zona di sicurezza da lui richiesta sul confine).

Comunque secondo le fonti del Wall Street Journal, il ritiro delle truppe statunitensi, avverrà per la maggior parte a marzo. Il ritiro potrebbe essere rallentato se non si scioglie in tempo il ‘nodo curdi’.   Ankara continua a considerare il gruppo paramilitare curdo YPG in Siria come una branca del Partito dei lavoratori curdi considerato come gruppo terrorista in Turchia, ricorda il WSJ. Ad aggravare questa situazione è l’estrema lentezza dei negoziati con il governo siriano che potrebbe superare le problematiche dei gruppi armati curdi quando la zona all’est dell’Eufrate  tornerà sotto l’amministrazione di Damasco.

Naturalmente tutti parlano di ‘terroristi’ ma è  singolare che la Turchia – un paese della Nato  – ne abbia al seguito parecchi ed ancor di più che non abbia alcun problema a pagare gli stipendi a Tharir al Sham (al Qaeda) e che ci accinga a supportarlo a favore di i un ulteriore rebranding. In fondo, la stessa cosa – con qualche sfumatura di tinte meno fosche  – è avvenuta  per le forze del Syrian Democratic Force (SDF) create anche tramite transfughi dell’ISIS ed al seguito degli USA.

Ovviamente non resta che augurarsi che la Siria cessi ad essere terra di nessuno.