Una parrocchia benedice un suicida (che sostiene l’eutanasia), poco prima che egli si togliesse la vita

Facebook smentisce l’Arcidiocesi, la cui credibilità frana rovinosamente.

fonte:  Catholic Culture

Dopo la pubblicazione di un articolo della AP (Associated Press) su un uomo che ha ricevuto la benedizione in una chiesa cattolica solo pochi giorni prima di suicidarsi, l’arcidiocesi di Seattle ha rilasciato una dichiarazione che tra l’altro recita:

Il servizio dell’Associated Press sul signor Fuller è di grande preoccupazione per gli Arcivescovi perché può causare confusione tra i cattolici ed altri che condividono il nostro rispetto per la vita umana.

Confusione? L’articolo della AP non era affatto confuso; il suo messaggio era cristallino. Un uomo ha ricevuto la benedizione in una cerimonia speciale organizzata dalla sua parrocchia prima di realizzare il suo progetto di togliersi la vita e, in buona misura, di contrarre un “matrimonio” con il suo partner maschile poco prima del suicidio. L’implicazione è inequivocabile: la parrocchia approva i piani di Robert Fuller. Il problema non è la “confusione”; è lo scandalo. Se l’articolo di AP è accurato, questo è un oltraggio, un’offesa grottesca contro la fede.

Quindi, l’articolo di AP era vero? Né nella sua risposta originale, né in una dichiarazione successiva, l’arcidiocesi ha negato l’essenziale accuratezza della notizia. Le dichiarazioni, prese nel loro insieme, sostengono che mentre l’articolo non era impreciso, era fuorviante – “confondendo,” sapete – perché “una realtà molto diversa era accaduta”.

“Al momento di questa foto, la direzione parrocchiale non era a conoscenza delle intenzioni del signor Fuller”, ha detto l’arcidiocesi nella dichiarazione iniziale. “Solo più tardi i responsabili parrocchiali sono venuti a conoscenza dei suoi progetti”. Nel comunicato successivo, [in risposta alle critiche della prima dichiarazione, la Diocesi] ha fatto una sottile distinzione tra il sacerdote che ha dato la benedizione e il parroco, ma ha insistito che nessuno dei due fosse a conoscenza delle intenzioni di Fuller. Una volta che il parroco è stato informato del piano di Fuller di suicidarsi, ha detto l’arcidiocesi, il sacerdote ha incontrato l’uomo “e ha cercato di convincerlo a cambiare idea”. Quello sforzo è fallito, ovviamente.

Tuttavia il parroco – con l’appoggio dell’arcivescovo J. Peter Sartain – ha permesso un funerale cattolico per il defunto, “a determinate condizioni per assicurarsi che non ci fosse approvazione o altro sostegno percepito per il modo in cui il signor Fuller ha posto fine alla sua vita”. E quali sarebbero potute essere queste condizioni, lo supponete? Sicuramente anche loro hanno fallito. Alcuni mesi dopo, grazie all’articolo di AP, al mondo è stata data la netta impressione che la parrocchia abbia sostenuto le scelte di Fuller.

Grazie ad alcuni solidi reportage (riporto la versione aggiornata dell’articolo, ndr) di Christine Rouselle del CNA, ora sappiamo che Fuller è stato a lungo membro della Hemlock Society, che sostiene l’eutanasia, che ha ammesso di aver aiutato un amico a suicidarsi anni fa, che aveva discusso i suoi piani di suicidio con gli amici della parrocchia e che ha affermato: “il mio ministro del culto/sponsor mi ha dato le sue benedizioni. Ed è un gesuita!!!”

Il parroco della parrocchia di Santa Teresa non è un gesuita. Ma il sacerdote che ha dato quella benedizione il 5 maggio, padre Quentin Dupont, lo è, anche se non è chiaro se sia il gesuita a cui Fuller si riferiva. La dichiarazione dell’arcidiocesi affermava che padre Dupont era un sacerdote in visita [nella parrocchia], che non conosceva le intenzioni di Fuller. Il rapporto del CNA di Rouselle dà una prospettiva piuttosto diversa: il padre Dupont “celebrava regolarmente la messa domenicale alla quale Fuller partecipava normalmente”. Il 3 maggio – prima della Messa in cui ha ricevuto la sua benedizione speciale – Fuller ha annunciato di avere una settimana di vita, e ha invitato i parrocchiani alla sua “celebrazione della festa di fine vita”.

Dopo una rapida indagine sui fatti, l’arcidiocesi ha ammesso che “alcuni amici del signor Fuller nella parrocchia sapevano delle sue intenzioni”, pur continuando a sostenere che il parroco, e padre Dupont, non lo sapessero. Questo è certamente possibile. È possibile che i sacerdoti fossero nell’oscurità, che padre Dupont non sia il gesuita che ha dato la sua approvazione a Fuller, o anche che non fosse il gesuita che ha dato la sua benedizione al suicidio. Tutto è possibile. Ma è probabile? Purtroppo gli ultimi vent’anni non sono stati gentili con la credibilità dei vescovi cattolici, e si leggono le dichiarazioni degli uffici [dell’arcidiocesi] di Seattle con occhio scettico.

L’articolo di AP include una frase che incoraggia tale scetticismo: “La parrocchia di Santa Teresa era nota per assecondare una serie di convinzioni”. Avete capito il messaggio, vero? Questa è una di quelle parrocchie: una parrocchia in cui un uomo può essere attivo e a suo agio anche se abbraccia (e pratica) l’omosessualità, l’eutanasia e lo sciamanesimo. Ci può essere una certa confusione sulle circostanze esatte della cerimonia che è stata immortalata dal fotografo di AP. Ma non ci dovrebbe essere confusione sulla salute spirituale di quella parrocchia.

Questo è stato un caso di grave scandalo. Chiamarla “confusione” è indegno dei successori degli apostoli.