Un ex gay, a cuore aperto, racconta cosa pensa degli omosessuali che partecipano ai Pride e dei chierici che portano il “verbo” LGBT

Joseph Sciambra è una persona che, da gay, ha attivamente preso parte a decine di Gay Pride, condividendo tutti gli eccessi, e che ora vi partecipa ancora, ma come evangelizzatore, come persona che porta la Parola di Dio che libera, distribuendo rosari. Qui di seguito un suo commento pungente ma a cuore aperto sui Gay Pride e, soprattutto, sui chierici che sostengono la cultura LGBT. Ve la presento come testimonianza sincera di una persona provata e quale spunto di riflessione per tutti, soprattutto per noi cattolici.

Eccola nella mia traduzione. 

Joseph Sciambra

Joseph Sciambra

 

Scusate se questo offenderà alcune persone.

Negli ultimi trent’anni, ho partecipato più volte ai Gay “Pride” Parade di San Francisco (il più grande raduno della comunità LGBT del mondo) – prima come partecipante attivo “gay” alle “celebrazioni” e poi come evangelista cristiano. Nel corso degli anni, nonostante il comportamento spesso da biasimare e autodistruttivo messo in mostra, raramente (se non mai) ho percepito una presenza schiacciante del male. Tuttavia, quando ho avuto la sfortunata esperienza di essere vicino a certi sacerdoti e prelati cattolici – sono stato rapidamente sopraffatto dalla loro palpabile malevolenza. A mio parere, gli ovvi eccessi della comunità gay emergono da un luogo ferito di confusione, disperazione, e un bisogno schiacciante di appartenere ed essere amati; per esempio, accettare la teoria del “nato gay” garantisce una risposta immediata alle numerose domande dell’infanzia che ci hanno perseguitato: Perché mi sono sempre sentito diverso? Perché gli altri ragazzi mi hanno rifiutato? Perché non ho mai avuto a che fare con mio padre? Improvvisamente, ciò ha avuto senso. E la nostra lunga sofferenza viene ricompensata quando troviamo una comunità di uomini proprio come noi. Nelle nostre storie comuni – il dolore e il trauma del passato non sembra poi così male o insolito. Tutto ciò che è successo prima è oscurato dall’euforia di credere di aver trovato una casa – “da qualche parte sopra l’arcobaleno”. Il male nel clero cattolico emerge da un luogo molto più oscuro – dall’inferno stesso.

I cattolici dovrebbero celebrare l’”orgoglio” gay in una parata o in qualsiasi altro luogo? Certamente no. I sacerdoti e i prelati cattolici dovrebbero esprimersi contro gli altri cattolici che partecipano a tali eventi? Sì. Ma c’è un male molto più grande (di qualsiasi parata “Pride”) che è in gran parte incontrollato e per lo più incontrastato nella Chiesa cattolica: il problema continuo dei sacerdoti e prelati e dei loro laici che diffondono apertamente il proprio turbinio di propaganda LGBT. Ciò che rende le loro azioni esageratamente malvagie, è che lo fanno in nome di Dio. Per mia esperienza, per la maggior parte [di essa], la comunità LGBT è nella gran parte irreligiosa. Dopo un’educazione solitamente inefficace sotto forma di un cristianesimo annacquato o eccessivamente giudicante, molti scelgono ora di essere spirituali piuttosto che religiosi. La loro fede nell’essere presumibilmente “nati gay” è per loro una verità biologica piuttosto che una questione di fede. Tuttavia, gli uomini malvagi all’interno della Chiesa cattolica hanno propagandato apertamente, almeno dagli anni ’70 con il sacerdote gesuita John J. McNeill, che Dio ha reso alcune persone “gay”. Pertanto, la nostra omosessualità non è solo un diritto di nascita, ma qualcosa di buono che è stato ordinato da Dio. Mentre esiste una innegabile quantità di rabbia nella comunità laica LGBT contro coloro che percepiscono come persone che negano la loro identità [omosessuale], tra quegli uomini e donne che sono caduti sotto l’influenza di sacerdoti che sono gay-apologhi, ho incontrato un livello completamente nuovo di vetriolo perché pensano che la loro omosessualità non è solo una parte dei loro geni, ma anche una parte indelebile e integrale della loro anima. Essere in disaccordo con loro, significa essere in disaccordo con Dio.

Una bugia è una bugia, ma credere nelle bugie della comunità gay spesso ha portato con sé un insieme particolare di conseguenze. Nell’era dell’AIDS, ho visto uomini “gay” soffrire insopportabilmente per la propria incoscienza. Ma il mio cuore è con loro – e lo è ancora. Perché, come me, molti di questi uomini sono arrivati nella grande città come ragazzi feriti bisognosi di comprensione; credevano di non avere altro posto dove andare; molti ignoravano i pericoli che li attendevano. A San Francisco, una parrocchia cattolica locale che avrebbe dovuto essere un faro di comprensione e verità, invece, sventolava la bandiera arcobaleno e mandava ogni anno un contingente ai “Pride”. In una dimostrazione di solidarietà, hanno sepolto i nostri morti quando nessun altro lo avrebbe fatto – solo questi sacerdoti sono stati parzialmente responsabili della morte di quei giovani uomini.

Ma se dovessi fare una scelta – preferirei vedere un cattolico andare a un “Pride” piuttosto che a un evento sponsorizzato dalle numerose chiese cattoliche all’interno o vicino ai ghetti gay di San Francisco, New York o LA. Come uomo “gay”, ho visto i corpi e le menti di giovani uomini un tempo belli e di talento distrutti e corrotti. Ora, ho finalmente raggiunto un profondo livello di perdono per coloro che hanno ingannato tutti noi. Anche se sono ancora vivo, la mia salute (fisica e mentale) mi è stata tolta. Ma non posso guardare indietro con rabbia. Per coloro che ci hanno ingannato – sono stati loro stessi ingannati – e negli anni Ottanta e Novanta, tutti hanno pagato un pesante prezzo per la loro delusione collettiva. Ho molte più difficoltà nel cercare di perdonare gli inetti prelati cattolici che sono rimasti in silenzio mentre i membri più vulnerabili del loro gregge erano attirati da falsi pastori. Hanno le mani sporche di sangue.

Le perversioni che sono in mostra ai “Pride” sono evidenti – eppure sono stranamente patetiche e tristi; sembrano rispecchiare la fase avanzata della carriera di Madonna (la cantante, ndr) – quando la capacità di scioccare è tutto ciò che ci è rimasto – e poi anche questo è sparito.

Come uomo “gay” mi sono addentrato in quasi ogni immaginabile perversione – a volte, è stato orribile. Ma i miei colleghi che praticano hanno percorso la stessa strada. Nel vano tentativo di cancellare il passato, abbiamo ricreato il trauma. Nella nostra disperazione, quello che siamo diventati è quasi una sorta di burlesque o caricatura. Ma tra i cosiddetti circoli cattolici “gay” c’è qualcosa di deliberato e veramente inquietante su ciò che essi sostengono e credono; per esempio: santi “queer”, sesso gay sacro e persino una relazione omosessuale tra Gesù e l’apostolo Giovanni. Nella comunità “gay”, nel corso degli anni, ho avuto modo di conoscere, e incontrare diversi membri delle Suore dell’Indulgenza Perpetua; mentre il loro discorso è chiaramente sacrilego e insensibile ai fedeli cattolici, a mio avviso, essi non hanno la colpa che appartiene ai cattolici (soprattutto sacerdoti e ai loro complici ordinari o superiori) che negano consapevolmente gli insegnamenti cattolici, distorcono la Scrittura e profanano Cristo, Sua Madre e i santi. Ho molta più paura di un professore in un collegio “cattolico” d’élite (molto probabilmente gesuita) che cerca di giustificare l’omosessualità più di quanto io possa mai essere una drag queen.

Distribuisco rosari al “Pride” di San Francisco  – e parlo con molta gente. Molti di loro sono confusi, ma i più perduti sono quelli che sono venuti in contatto con la Chiesa cattolica. A loro è stato mentito. Alla maggior parte di loro è stato detto che un giorno saranno in grado di sposare in chiesa un partner del loro stesso sesso .

Quando il nostro Caro Signore Gesù Cristo guarda alla comunità LGBT – penso che potrebbe pronunciare queste parole:

“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Al contrario – questo è stato l’avvertimento dato da Cristo a coloro che avrebbero fuorviato gli altri:

«È impossibile che non avvengano scandali; ma guai a colui per colpa del quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli». (Luca 17,1-2)

L’articolo Un ex gay, a cuore aperto, racconta cosa pensa degli omosessuali che partecipano ai Pride e dei chierici che portano il “verbo” LGBT proviene da Il blog di Sabino Paciolla.


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