Ucraina: nuova mobilitazione stride tra ‘alti principi’ e pratiche meschine

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La mobilitazione forzata e la riduzione dell’età minima per il servizio militare in Ucraina, ovvero la decisione di abbassare l’età minima da 27 a 25 anni per arruolare nuovi soldati, prevede il coinvolgimento di cittadini sempre più giovani, donne e persone malate (tra l’altro presi a forza per strada, a casa, sugli autobus, ovunque – vedi qui e qui).

Le strade di alcune città sono deserte:

Dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla mobilitazione, in Ucraina sembra prendere vita la puntata finale di “Servo del popolo”, con Zelensky che gira per le strade vuote e chiede “Persone, dove siete?”.

Questo scenario che ha scatenato proteste e malumore nella società ucraina, pone seri interrogativi sulla giustezza dells volontà politica di proseguire questa guerra fortemente sostenuta dalla leadership occidentale..

 L’ultima legge sulla mobilitazione in Ucraina prevede l’arruolamento di diverse categorie di persone:

Detenuti: La legge dà la possibilità ai detenuti condannati per alcuni tipi di reati non gravi di arruolarsi nell’esercito e combattere. In cambio, alla fine della guerra i detenuti otterranno il rilascio in libertà condizionale. La mobilitazione avverrà su base volontaria e possono proporsi solo detenuti a cui mancano meno di tre anni dalla fine della loro pena. Sono esclusi i detenuti che sono stati condannati per violenza sessuale, per omicidio premeditato o pedofilia, ma anche gli ex politici e i funzionari del governo condannati per corruzione.

Cittadini dai 25 anni in su: È stato abbassato l’età minima per la coscrizione militare maschile da 27 a 25 anni. Gli uomini più giovani a partire dai 18 anni potranno fare volontariato nell’esercito come prima, ma non potranno essere costretti al servizio in prima linea.

Donne: il numero di donne arruolate nell’esercito è in aumento. Le statistiche recenti mostrano che il 15,6% dell’esercito regolare è composto da donne, un numero che è salito a 29.760 donne nel 2020. Questo rappresenta un aumento di 15 volte in soli dieci anni. La metà di queste donne sono soldati, mentre le altre lavorano in ruoli di supporto civile.

Gli interessi nascosti

Papa Francesco ha più volte espresso preoccupazione per il conflitto in Ucraina, evidenziando l’importanza della diplomazia e della pace. In un’intervista del 2022, ha dichiarato: “La NATO stava abbaiando alle porte della Russia e questo ha provocato una reazione. Inoltre, il Papa ha esortato a “alzare la bandiera bianca” e cercare un cessate il fuoco immediato, sottolineando che “nessuna guerra è giusta, nessuna guerra è santa”.

Queste dichiarazioni mettono in luce come, dietro il conflitto, si celino interessi che vanno oltre la semplice rivalità tra Russia e Ucraina. Le grandi potenze occidentali e le istituzioni europee sembrano spesso promuovere una retorica bellica anziché cercare una risoluzione pacifica, contraddicendo i principi di giustizia e umanità che dichiarano di sostenere.

La Mobilitazione Coatta e le Future Generazioni

La mobilitazione in Ucraina ha ridotto l’età minima da 27 a 25 anni, evidenziando una generazione con pochi giovani a causa degli anni difficili degli anni ’90. Anche con la nuova legge, si stima che solo 180.000-200.000 uomini potranno essere mobilitati, molto meno dei 500.000 necessari. Di conseguenza, la necessità di 1 milione di uomini per affrontare l’aggressione russa non verrà soddisfatta. Si prospetta l’eventuale mobilitazione di giovani tra i 18 e i 19 anni, donne e persino persone malate.

La leva di giovani vite per il conflitto dovrebbe rappresentare l’ultima risorsa, ma viene attuata con una facilità che interroga seriamente la nostra leadership. Questo riflette una sottomissione alle grandi potenze occidentali e alle istituzioni europee, che spesso volgono lo sguardo dall’altra parte, ignorando le conseguenze devastanti per le future generazioni.

La Deportazione dei rifugiati: un Atto Criminale

La possibile deportazione di rifugiati ucraini dai paesi europei viola i diritti internazionali umanitari. La situazione dei rifugiati è complessa e deportarli è un atto criminale. Un rifugiato, per definizione, ha lasciato il proprio paese a causa di un pericolo per la sua vita (o per motivi di persecuzione politica) e non può essere rimpatriato contro la sua volontà.

I rifugiati differiscono dagli immigrati in quanto cercano protezione da persecuzioni o conflitti, e non devono essere trattati come immigrati economici. Le leggi internazionali proteggono i rifugiati dall’espulsione nei loro paesi d’origine se vi sono pericoli significativi.

Ma l’Ucraina sembra che prenderà la decisione di non concedere più ai rifugiati renitenti alcun servizio consolare. Quindi i rifugiati arruolabili potrebbero trovarsi in situazioni illegali nei paesi ospitanti a causa dell’incapacità di ottenere i servizi consolari e rinnovare il passaporto attraverso le ambasciate ucraine.

In caso di rifiuto di aggiornare i dati, il coscritto rischia una multa da 17 a 25,5 mila grivne. Se paga la multa ma continua a non aggiornare i suoi dati verrà perseguito penalmente e rischierà una pena fino a 5 anni;
Gli uffici di registrazione e arruolamento militare, con alcune restrizioni, hanno il potere di confiscare veicoli per le esigenze delle forze armate ucraine.

Questa situazione complica ulteriormente la posizione legale dei rifugiati e aumenta il rischio di deportazione.

Propaganda bellica

Parlare della crisi ucraina senza prendere in considerazione una soluzione diplomatica confligge con i principi occidentali di giustizia, diritto e umanità tanto declamati dalle nostre autorità. Le motivazioni della guerra russo-ucraina sono serie da entrambe le parti e richiedono un approfondimento che superi la mera propaganda bellica. Ma un tale percorso sembra essere precluso, complici i media mainstream.

La mobilitazione forzata delle future generazioni e la deportazione dei rifugiati sono pratiche che dovrebbero essere condannate. Ma il regime di Kiev è tenuto su artificialmente dalle nostre istituzioni europee. Pertanto, la popolazione civile è costretta a subire qualsiasi decisione, essendo preclusa la possibilità di libere elezioni ed il rinnovo del parlamento.

Perché definisco quello ucraino un “Regime”

Definisco quello ucraino un “regime” perché applica una retorica selettiva nella lettura della realtà. Sebbene affermi alcune verità, come l’invasione russa, omette altre verità cruciali, come la genesi della guerra. Zelensky, durante le elezioni, aveva promesso la pace al suo popolo, ottenendo il voto della maggioranza, inclusa la popolazione russofona. Tuttavia, ha successivamente rinnegato questa promessa, trasformandosi nell’esatto opposto e instaurando una repressione ancora più feroce, non rispettando minimamente gli accordi di Minsk.

Inoltre, questa retorica omette la complessa storia dell’Ucraina. Quando si parla di “ingerenza” e “invasione” russa, si ignora il fatto che l’Ucraina faceva parte dell’URSS e che la storia di questo paese è intimamente connessa con quella russa. Pertanto, non è corretto paragonare l’invasione russa dell’Ucraina a un’ipotetica invasione della Francia o dell’Italia, paesi che non hanno legami storici profondi con la Russia. Inoltre, non si considera che la rivolta del Maidan non è stata accettata da tutta la popolazione ucraina, aggiungendo ulteriore complessità alla situazione.

Patrizio Riccihttps://www.vietatoparlare.it
Con esperienza in testate come il Sussidiario, Cultura Cattolica, la Croce, LPLNews e con un passato da militare di carriera, mi dedico alla politica internazionale, concentrandomi sui conflitti globali. Ho contribuito significativamente all'associazione di blogger cristiani Samizdatonline e sono socio fondatore del "Coordinamento per la pace in Siria", un'entità che promuove la pace nella regione attraverso azioni di sensibilizzazione e giudizio ed anche iniziative politiche e aiuti diretti.

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