Siria – Turchia, Russia ed Iran pensano alla ricostruzione ma l’occidente risponde picche

Mentre Putin, Erdogan e Rouhani si sono incontrati in Turchia per trovare una ulteriore intesa verso la stabilizzazione della situazione in Siria per poi procedere secondo quanto stabilito dalla Risoluzione 2401 dell’Onu, una vera doccia fredda è arrivata dall’occidente.

Le principali potenze occidentali hanno approfittato della coincidenza del summit turco con il primo anniversario dell’attacco chimico alla città siriana di Khan-Sheikhun, per rilanciare un duro monito alla prospettiva di pace in Siria. Noncuranti che persino l’Arabia Saudita abbia dato segni di distensione accettando che Assad – se lo vorrà il suo popolo – rimanga al potere, in un documento Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti esprimono oggi la loro determinazione ‘a chiedere conto’ al presidente siriano Bashar Assad.

In una dichiarazione congiunta Heiko Mas (ministro degli affari esteri tedesco), Jean-Yves Le Drian (ministro degli esteri francese), Boris Johnson(ministro degli esteri britannico), e John Sullivan (vice segretario di Stato Usa) hanno reiterato le minacce alla Siria ed hanno detto chiaramente che non la lasceranno stare: “Non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto giustizia per le vittime di questi attacchi orribili in Siria“.

Dimenticando che l’incidente di di Khan-Sheikhun ancora non è stato mai chiarito – e che i metodi usati sono assai opinabili – i ministri degli Esteri dei tre paesi e il capo del Dipartimento di Stato americano hanno condannato qualsiasi uso di armi chimiche: “Siamo determinati a portare in giudizio tutti i responsabili (dell’uso armi chimiche)”, si legge nella dichiarazione.

Il documento sottoscritto dai ministri degli esteri dice che  la Russia di “non ha adempiuto adempiuto ai propri obblighi dopo che aveva promesso nel 2013 di assicurare che il regime di Assad avesse distrutto tutte le sue armi chimiche”.

I 4 dicono anche che “gli esperti nominati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno raccolto prove di quattro attacchi chimici commessi in Siria dal regime al potere” e che la Russia “invece di agire” ha impedito ulteriori indagini. E’ esattamente il contrario ma il meccanismo della disinformazione funziona e lo si è visto chiaramente nel caso Skripal.

Se queste sono minacce serie o sono solo dichiarazioni per alzare il prezzo politico di una soluzione diplomatica, lo vedremo prossimamente. Intanto agli Stati Uniti in Siria, si sono aggiunte le truppe francesi ed i segnali ‘dietro la collina’ non sono incoraggianti.