Siria, ore di tregua e violazioni

La promessa dell’alba, con le armi che tacevano e il silenzio nelle strade, è stata quasi ingannevole. La tregua siriana è durata soltanto qualche ora prima che cominciassero le violazioni, isolate e non di grande portata rispetto alla tragica routine quotidiana che dal 15 marzo 2011, l’inizio della rivolta, ha provocato 9mila morti: un ufficiale è stato ucciso e 24 civili feriti nell’esplosione di un autobus ad Aleppo, altri tre sono stati ammazzati nella regione di Hama.
Ma poteva andare diversamente? Il cessate il fuoco, ottenuto con la mediazione dell’inviato dell’Onu Kofi Annan, per il momento regge ma è un accordo fragile, voluto da fuori, non proviene da un’intesa reale tra regime e opposizione: entrambe le parti ritengono che il tempo è dalla loro parte, credono di potere vincere sul campo ed eliminare, presto o tardi, il nemico.
La tregua è stata ottenuta perché la Russia, storica alleata di Damasco insieme all’Iran, ha esercitato pressioni enormi su Bashar Assad,
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