Siria: la verità dimenticata.

di Patrizio Ricci

Non era possibile un’altra via per la conquista dei diritti sociali e civili della popolazione siriana? Perchè ogni minimo tentativo di cambiamento è stato bocciato sin dall’inizio?

Certamente il popolo siriano ha tutto il  diritto di chiedere modifiche e miglioramenti nel governo del proprio paese e le manifestazioni iniziali chiedevano proprio questo. Tuttavia sin dall’inizio aveva cessato lo stato d’emergenza che giustificava colpevolmente con l’eterna contrapposizione a Israele (per questo pretestuosamente perpetuava da decenni il monopartitismo). Subito dopo i primi scontri il governo siriano ha dato un segno di buona volontà  cambiando la costituzione nel senso richiesto e mettendo in atto una serie di cambiamenti. Successivamente ha svolto le elezioni in una condizione difficilissima: esse sono state boicottate dalla comunità internazionale e dall’opposizione armata che non ha mai cessato di scegliere la guerriglia come unico strumento di cambiamento.  Nella stessa linea di condotta, a priori le elezioni non sono state riconosciute  dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che ha dimostrato di conoscere solo la parola d’ordine “Assad se ne deve andare”. Da quel momento,  ad ogni inziativa di conciliazione o di negoziato, condizione preliminare per il cambiamento di gouvernement richiesto e traghettare il paese pacificamente al cambiamento, si è opposto sempre la sola voce alle armi e  il campo di battaglia alla soluzione negoziata ed ai tentativi di riconciliazione.

Tutta l’attenzione è stata focalizzata sulla conta dei morti  subito da addebitare alla parte antagonista, specialmente le forze governative. Da parte sua, la comunità internazionale   non ha mai rinunciato all’intervento armato secondo la nuova politica della ‘responsability to protect’ , la nuova missione universale lanciata da qualche tempo dall’ONU per proteggere i diritti umani e le libertà individuali anzichè come un tempo preservare la pace nel mondo.

Il conflitto siriano è causato almeno in parte da un ambiguo comportamento degli attori principali. Succedanea a questa situazione è la guerra  combattuta dalla comunità internazionale contro la Siria con le armi dell’embargo (che ha conseguenze gravissime per la popolazione civile) e con  l’appoggio logistico e politico ad uno solo dei gruppi di opposizione, quello sceso in armi  che non rappresenta l’intero paese (questo elemento è totalmente assente dal dibattito).

La Siria è in rovina. Sembra che ci si sia dimenticati una cosa semplice. Ci si è dimenticati che è sbagliato l’approccio di fondo che si è utilizzato per tutto il tempo nella crisi: è la rinuncia all’iniziativa diplomatica. Questa omissione mostra da tempo tutte le sue nefaste e drammatiche conseguenze. Ciononostante si procede imperterriti per la stessa strada, determinati ad ottenere con qualsiasi mezzo ed ad a ogni costo l’annientamento fisico dell’avversario. Come per la giustificazione della ‘guerra umanitaria’ in Libia si ha bisogno di un mostro e del male assoluto contro cui
diventa il male minore anche la presenza di Al Qaida o la presenza  numerosa dei jadisti, ormai ampiamente documentata (ad esempio: http://www.asianews.it/notizie-it/Cristiani-siriani-nella-guerra-fra-integristi-e-laicisti,-sunniti-e-sciiti-24992.html ). Tutto diventa male minore, gli attentati devastanti, i progrom di funzionari governativi, i rapimenti, lo sterminio di famiglie intere, l’esodo dei cristiani dalle località più colpite dal conflitto.
Voglio porre l’accento ad un’altra novità, quella che a tanta foga nell’inseguire la protezione dei diritti civili e della libertà sembra sfuggire: se non si sa che cos’è l’uomo tutto intero e si prende solo un particolare della vita si è in ogni caso violenti. La violenza che si esprime con le armi e che rifiuta un compromesso e un mediazione non ha stima dell’uomo ma solo di un’idea di giustizia in nome della quale di fatto si giustificano le sopraffazione, le violenze, gli assassini sommari e la guerra. Da qualsiasi parte venga e qualsiasi sia la bandiera, questo modo di guardare l’uomo non porterà mai ad alcuna liberazione.