Siria – A Manbij un attentato uccide militari USA: ritiro in ‘forse’?

Secondo molteplici testimoni una esplosione di un ordigno posto al lato di una strada del centro di Manbij, in Siria, ha colpito una pattuglia della coalizione guidata dagli Stati Uniti. A causa dell’attentato sono stati uccisi e feriti civili e militari. 

Secondo vari rapporti l’esplosione ha causato 9 vittime tra cui 2 soldati statunitensi, oltre a 12 feriti .

Il cosiddetto Stato Islamico (IS, ex ISIS / ISIL) si è assunto la responsabilità dell’attacco che avrebbe preso di mira un convoglio della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il dispositivo esplosivo sarebbe stato fatto detonare in un veicolo vicino a un ristorante e ad un mercato. Successivamente è stato chiarito che il mezzo utilizzato per fare l’attentato sarebbe una cintura esplosiva  (https://edition.cnn.com/2019/01/16/politics/pence-isis-defeated/), è questa anche la versione dell’ISIS (sito affiliato Amaq) ed esiste anche un video di una CCTV camera, che lo dimostra . Se il video CCTV messo in rete fosse autentico, si noti che nel video di pre ed esplosione, non c’è nessuna nessuna pattuglia o sicurezza dell’esercito degli Stati Uniti.
È solo dopo l’esplosione che si vedono soldati dell’esercito mentre mettono l’area in sicurezza (vedi video in fondo pagina di RT).
Altro particolare: l’elicottero intervenuto in zona per soccorrere i feriti non era un Medevac dell’esercito americano. Questo elicottero è un S-92 in Siria senza insegne visto in varie zone della Siria e spesso usato da SDF , probabilmente sotto contratto  http://www.thedrive.com/the-war -zone / 12616 / smascheramento-the-s-92-mystery-helicopter-in-syria-che-era-spotted-again-near-raqqa La

Da notare inoltre che mentre il comando della Coalizione USA ha confermato la morte dei due militari ,  Reuters riporta che il presidente turco Erdogan parla di 20 morti, inclusi 5 militari statunitensi.

L’attentato è avvenuto poco dopo che Reuters ha pubblicato un report in cui un comandante delle milizie al seguito dei turchi dava per imminente l’ora zero , ovvero un primo attacco a Manbij da parte delle milizie filo-turche.

Nello stesso tempo il generale americano Dunford stava discutendo del ritiro degli Stati Uniti dalla Siria. Secondo alcune fonti l’esplosione avrebbe ucciso il capo della colaizione di Manbij .

Plausibilmente questo attentato oltre che esecrabile, avrà negli USA delle conseguenze . I media – notoriamente contro Trump – rinvigoriranno i loro attacchi contro il ritiro “Pensavi che l’ISIS fosse stato sconfitto, Presidente Trump?” “Sangue sulle tue mani!” eccetera..  Naturalmente sarebbe valido anche un altro ragionamento ma nessuna si prenderà la briga di farlo: se gli Stati Uniti avessero implementato il proprio accordo con la Turchia per quanto riguarda Manbij immediatamente, nessuno sarebbe stato ucciso. E’ ovvio che si decide di ritirarsi, lo si fa immediatamente e si tiene conto anche degli umori della popolazione e dei curdi, che ora si sentono traditi. In una parola – anche se poi ne pagano i soldati che eseguono ordini – l’umore da parte di ogni parte verso le forze USA – è notevolmente degradato.

Il sito 21Wire commenta così,  in prospettiva, gli effetti di questo attentato:

La tempistica di questo evento è inquietante, poiché solo pochi giorni prima erano stati fatti ampi proclami riguardanti “la sconfitta finale dell’ISIS, con le forze sostenute dagli Stati Uniti in Siria che annunciavano ai media mainstream come lo Stato Islamico è nei suoi ” momenti finali ” .’ Quel segnale di vittoria contro il gruppo terroristico in Siria era destinato a coincidere con l’imminente ritiro delle truppe USA dall’Operazione Inerente di Washington, un’occupazione militare illegale della Siria nord-orientale.

Tuttavia, l’evento di oggi scatenerà certamente negli Stati Uniti chi chiede di invertire la decisione del Presidente Trump di ritirarsi dalla Siria – mentre i falchi della guerra e gli esperti della CIA saranno schierati sui vari media statunitensi, tutti annunceranno all’unisono come il “sacrificio USA” di oggi dovrebbe essere considerato una prova che l’ISIS non è sconfitto in Siria, il che giustificherebbe quindi non solo di continuare l’occupazione illegale  degli Stati Uniti in Siria, ma [anche] un’espansione delle sue attività di pattugliamento aereo nella inafferrabile “lotta contro ISIS” che Washington afferma di aver condotto da quando ha messo i suoi militari sul terreno nel 2016.

(…)

Gli eventi di oggi sono ancora più attuali considerando come è stato rivelato che ieri il presidente Donald Trump – in una conversazione telefonica – aveva rassicurato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan  che gli Stati Uniti stavano  ritirando le proprie truppe  fuori dalla Siria, questo dopo una violenta tempesta tra il due leader solo poche ore prima. Washington sta insistendo sul fatto che ” i curdi “, cioè le milizie del SDF e le milizie YPG sostenute dagli Stati Uniti, debbano essere protetti dopo ogni ritiro degli Stati Uniti.