Si può cambiare la pseudo -politica, per una politica del bene comune?

La politica è lo specchio della società.

Il problema non è del contenitore ma del contenuto.

Il partito cattolico è fallito con la DC che non è riuscita a dare la cosa che più era importante la libertà di educare, riproporre un altro partito cattolico non è possibile perchè non c’è la coscienza di un popolo cattolico. Il problema non è la politica ma che i cattolici riescano ad esprimere uomini che vivano veramente una unità con la Chiesa e non una religiosità confessionale e dogmatica. Cosa si deve dunque fare, cosa possiamo fare noi cattolici? Per rispondere a questo propongo  un brano del Signore degli Anelli: “Non vi darò consigli, dicendo fate questo o quello. Non è col fare qualcosa o col contribuire , o con lo scegliere tra l’una o l’altra via che vi potrò essere utile ; solo la mia conoscenza di ciò che fù ed è, ed anche in parte di ciò che sarà, vi può esser d’aiuto” Questo vi dico “La vostra missione è sulla lama di un coltello” Una piccola deviazione ed essa fallirà trascinando tutti in rovina. Ma vi è ancora speranza fin quando la Compagnia sarà tutta fedele”

Dall’intervento di don Giussani ad Assago:

Una cultura della responsabilità deve mantenere vivo quel desiderio originale dell’uomo da cui scaturiscono desideri e valori, il rapporto con l’infinito che rende la persona soggetto vero e attivo della storia. Una cultura della responsabilità non può non partire dal senso religioso. Tale partenza porta gli uomini a mettersi insieme.

È impossibile che la partenza dal senso religioso non spinga gli uomini a mettersi insieme. E non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente; a mettersi insieme nella società secondo una interezza e una libertà sorprendenti (la Chiesa ne è il caso più esemplare), così che l’insorgere di movimenti è segno di vivezza, di responsabilità e di cultura, che rendono dinamico tutto l’assetto sociale.

Occorre osservare che tali movimenti sono incapaci di rimanere nell’astratto. Nonostante l’inerzia o la mancanza di intelligenza di chi li rappresenta o di chi vi partecipa, i movimenti non riescono a rimanere nell’astratto, ma tendono a mostrare la loro verità attraverso l’affronto dei bisogni in cui si incarnano i desideri, immaginando e creando strutture operative capillari e tempestive che chiamiamo opere, «forme di vita nuova per l’uomo», come disse Giovanni Paolo II al Meeting di Rimini nel 1982, rilanciando la dottrina sociale della Chiesa. Le opere costituiscono vero apporto a una novità del tessuto e del volto sociale.

Le caratteristiche di opere generate da una responsabilità autentica devono essere: realismo e prudenza. Il realismo è connesso con l’importanza del fatto che il fondamento della verità è l’adeguazione dell’intelletto alla realtà; mentre laprudenza che nella Summa di San Tommaso è definita come un retto criterio nelle cose che si fanno, si misura sulla verità della cosa prima che sulla moralità, sull’aspetto etico di bontà. L’opera, proprio per questa necessità di realismo e prudenza, diventa segno di immaginazione, di sacrificio e di apertura.

Qualche conclusione. Un partito che soffocasse, che non favorisse o non difendesse questa ricca creatività sociale contribuirebbe a creare o a mantenere uno Stato prepotente sulla società. Tale Stato si ridurrebbe ad essere funzionale solo ai programmi di chi fosse al potere e la responsabilità sarebbe evocata semplicemente per suscitare consenso a cose già programmate; perfino la moralità sarebbe concepita e conclamata in funzione dello status quo.

Pasolini diceva amaramente che uno Stato di potere, così come tante volte ne abbiamo oggi, è immodificabile; lascia, al massimo, spazio all’utopia perché non dura o alla nostalgia individuale perché è impotente. Politica vera, al contrario, è quella che difende una novità di vita presente, capace di modificare anche l’assetto del potere.

( scarica pdf :’intervento di don Luigi Giussani all’assemblea della DC lombarda,. 6 febbraio 1987 – assago1987

Exit mobile version