I ‘ribelli’ hanno già usato armi chimiche ma i fatti sono volutamente ignorati dai media

Quando i jihadisti danno un comunicato la “notizia” diventa notizia internazionale da prime time, ma se invece è il governo siriano a darla, riferendo di che civili che  vengono bombardati o gasati, in questo caso vige il silenzio mediatico. Vediamo qui – riferiti agli attacchi di gas velenosi – di citare alcune delle numerosissime colpevoli omissioni dei media nel corso del conflitto siriano.

Innanzitutto cominciamo con il dire che benché oggi si parli spesso di attacchi chimici effettuati dal  ‘regime’ , in realtà non esiste tuttora nessuna evidenza che questo sia né adesso , né avvenuto in passato: oltre al fatto che l’esercito siriano protegge il popolo e non lo gasa, le forze armate siriane non avrebbero nessun vantaggio di attirare la rappresaglia degli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna che non aspettano altro il pretesto per poter correre in aiuto alle forze che agiscono per loro conto in Siria.

Qui di seguito ricordiamo alcuni dei tanti attacchi chimici denunciati dal governo siriano e poi messi a tacere rimuovendoli letteralmente dalla memoria collettiva e dai commenti dei  report televisivi.


In questo video, la commissaria *Carla Del Ponte presidente della commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria riferisce che non ha visto prove del fatto che le forze governative abbiano usato armi chimiche, invece ha riscontrato che i gas “sono stati usati da parte dell’opposizione, i ribelli, non dalle autorità governative”

La relazione finale della missione delle Nazioni Unite per indagare sulle accuse sull’uso di armi chimiche nella Repubblica araba siriana pubblicizzata il 13 dicembre 2013, si legge (il rapporto è disponibile qui): contiene alcune informazioni schiaccianti relative al possesso dei ribelli e all’uso di armi chimiche.

In particolare. alla pagina 21 del documento 82 pagina si legge:

“La Missione delle Nazioni Unite continua a nutrire profonda preoccupazione per l’ uso di armi chimiche nel conflitto in corso tra le parti nella Repubblica araba siriana, che ha aggiunto un’ulteriore dimensione alla continua sofferenza del popolo siriano” [enfatizza il mio, e per tutti in grassetto sotto].

Il rapporto afferma che le armi chimiche furono “probabilmente utilizzate” in cinque siti in Siria durante il conflitto di due anni e mezzo. La cosa più significativa è che in due siti, le vittime erano soldati del governo siriano, e in un altro le vittime erano soldati di regime e civili. Mentre lo scopo dell’indagine non era quello di stabilire il colpevole in ogni attacco,  il rapporto identifica le vittime in tre dei cinque incidenti come soldati di regime . Questa è una tacita ammissione delle Nazioni Unite che i ribelli possiedono e hanno usato armi chimiche. Non una volta i combattenti ribelli hanno confermato di essere vittime di attacchi chimici.

e a  pagina 21 di questo rapporto di 85 pagine è indicato:

Khan al Asal, 19 marzo 2013: 111.  La Missione delle Nazioni Unite ha raccolto informazioni credibili che confermano le accuse secondo cui armi chimiche sarebbero state utilizzate a Khan al Asal il 19 marzo 2013 contro soldati e civili.

nella Pagina 22:

Jobar, 24 agosto 2013: 113.  La missione delle Nazioni Unite ha raccolto prove coerenti con il probabile uso di armi chimiche a Jobar il 24 agosto su una scala relativamente piccola contro i soldati …

nella Pagina 114, questa valutazione si basa su quanto segue:

(a) Interviste con sopravvissuti e medici e documentazione medica confermano i sintomi dell’intossicazione da organofosforo:

(b) campioni di sangue recuperati dal governo siriano il 24 agosto 2013 e autenticati dalla Missione delle Nazioni Unite utilizzando tecniche di DNA testate positive per le firme di Sarin;

(c) Uno dei quattro campioni di sangue raccolti dagli stessi pazienti dalla Missione delle Nazioni Unite il 28 settembre 2013 è risultato positivo per Sarin.

nella Pagina 23:

Ashrafiah Sahnaya, 25 agosto 2013 117. La Missione delle Nazioni Unite ha raccolto prove che suggeriscono che le armi chimiche furono utilizzate in Ashrafia Sahnaya il 25 agosto 2013 su piccola scala contro i soldati. 118.

Anche in questo caso la valutazione è fatta con lo stesso criterio precedente:

(a) Interviste con sopravvissuti, medici e cartelle cliniche confermano i sintomi dell’intossicazione da organofosforo;

(b) I campioni di sangue recuperati dal governo siriano il 24 agosto 2013, autenticati dalla Missione delle Nazioni Unite utilizzando tecniche di DNA, sono risultati positivi per le firme di Sarin.

vittime dell’attacco sarin effettuato dai ‘ribelli’ a Khan al-Assal

Gli attacchi del 19 marzo, 24 agosto e 25 agosto 2013 effettuati su soldati del governo siriano indicano che i ribelli erano in possesso di sarin sia prima che immediatamente dopo l’attacco con armi chimiche a Ghouta del 21 agosto 2013.

Su quest’ultimo attacco – anche se la commissione Onu non ha mai accusato il governo siriano e non è riuscita a individuare i responsabili dell’eccidio –  si continua ad indicare il governo siriano come autore dell’episodio. Ciò è fatto comunemente dagli usa e da tutti i politici europei, nonché dai media mainstream in modo consapevolmente falso e opportunistico.

Degno di nota che è stato del tutto ignorato che su tale episodio,  che la responsabilità governativa è stata esclusa da numerose inchieste (vedi  rapporto Onurapporto del Mit,  conclusioni Hesh , Huffington Post e inchiesta Insteams) , al contrario esistono prove rilevanti che identificano i ribelli come autori del massacro.
Inoltre è opportuno ricordare ricordare che-  al momento che avvenne il tragico episodio – era l’unico a non guadagnarci in quanto era già stata tracciata la linea rossa da Obama ed era in arrivo quello stesso giorno la Commissione Onu di esperti per indagare sui due episodi di avvelenamento di soldati siriani.

Per citare altri attacchi ricordiamo quelli effettuati ad Aleppo nel 2016, entrambi compiuti dalle forze ‘rivoluzionarie’ supportate e finanziate dall’occidente e dagli alleati arabi (tra cui il Qatar) e non imputabili all’esercito siriano.

– Il primo attacco è avvenuto il 7 aprile 2016, durante il bombardamento del quartiere curdo Sheikh Maqsud.  In quell’occasione sono stati utilizzati ordigni al cloro: quattro le persone avvelenate.  La differenza è che quella volta il gruppo Jaish al-Islam (gruppo islamista facente parte della coalizione di forze radicali islamicheJaish al Fatah) in un video ha riconosciuto di aver usato armi proibite.
– Il secondo attacco (denunciato dai russi) è avvenuto il 4 agosto ed è  avvenuto in una  zona governativa.  In questo caso, il bilancio dell’attacco sferrato dai miliziani è stato di 7 morti e 23 feriti.

In occasione degli due attacchi citati i media reagirono indicando di un attacco chimico governativo che sarebbe avvenuto il 10 agosto 2016 quando un velivolo dell’aviazione siriana avrebbe sgangiato un ordigno contenete gas clorino sul quartiere Zubdiya di Aleppo. Il bombardamento avrebbe ucciso una madre con due bambini e provocato i sintomi di asfissia su altre 25 persone. Il quartiere colpito era sotto il controllo delle forze islamiste radicali di Jaish al-Islam.  Unica evidenza in questo caso il comunicato del gruppo jihadista Jaish al Fatah.

Come hanno reagito i media in questo caso? Hanno riferito solo dell’attacco denunciato il gruppo jihadista ignorando totalmente gli altri due denunciati dall’esercito siriano e dai russi.

Su questa notizia è intervenuto l’Onu che ha praticamente bollato l’episodio come ‘probabile crimine di guerra’, annunciando l’invio di ispettori (iniziativa mai presa in occasione degli attacchi compiuti dalla parte avversa).

Per concludere non si esclude che i gas possano essere stati usati in Siria dalle due parti in conflitto ma le maggiori evidenze  indicano che i gas  la maggior parte delle volte sono state usati dalle milizie antigovernative.

Vietato Parlare

Nota: *Carla Del Ponte : sulle sue affermazioni vedi The Telegraph, France 24 , Los Angele Times, 

 

 

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