Rapimento delle due ragazze: basta con gli ingressi illegali, riattivare i canali con Damasco

Pubblico di seguito il comunicato dell Coordinamento per la pace in Siria. I media nazionali sono diventati ormai solo la cassa di risonanza di una ‘rivoluzione’ che è ampiamente dimostrato che non esiste. Ma essi continuano a rincorrerla nel paese delle meraviglie mentre laggiù in Siria i cosiddetti ‘ribelli’ hanno scatenato un inferno che opprime la popolazione.

La gente in questo gioco perverso non conta nulla , conta la retorica del ‘ribelle buono’ e di Assad ‘carnefice’. Ebbene i ‘paladini della libertà’ sono gli stessi che hanno sottratto tutto alle famiglie, arrogandosi il diritto di concedere vita o morte ed appropriarsi, con i rapimenti, delle persone per autofinanziarsi. Questi uomini, per la maggior parte stranieri ed appartenti alla Jahad islamica, stipendiati dalle monarchie del Golfo, da USA ed appoggiati dal nostro paese con le sanzioni verso un paese aggredito sono surretiziamente osannati e posti sugli altari dai nostri mezzi di ‘informazione’.
Tra le altre cose che leggerete, ce n’è una che si presta a fraintendendimenti pretestuosi, di chi è in cattiva fede ma è la cruda verità: se pagherà lo Stato Italiano alimenterà come ha già fatto precedentemente gli estremisti e procurerà  altri morti (ne sono tutti al corrente: articoli come questo sono usciti alcuni giorni prima della partenza delle attiviste) . Come dovrebbe il governo Italiano allora? C’è una proposta: seguire linearmente la ragione e riallacciare contatti diplomatici con i legittimi rappresentanti dei siriani. (VietatoParlare.it)

Coordinamento nazionale per la pace in Siria chiede: Un po di chiarezza sulle due ragazze sequestrate in Siria

Il Coordinamento nazionale per la pace in Siria esprime profonda preoccupazione per il rapimento delle due ragazze italiane nel villaggio di al Abzemo, ad ovest della città di Aleppo in Siria. Siamo vicini alle famiglie di Vanessa Marzullo e di Greta Ramelli e auspichiamo che le ragazze siano rilasciate in breve tempo.

La vicenda, però, per il suo sviluppo pone una serie di questioni che il Coordinamento ha il dovere di porre all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, anche perché il rapimento di cooperanti (o presunti tali) in aree di crisi è un fatto tutt’altro che casuale.

Le due ragazze sono entrate in Siria dalla Turchia senza un regolare visto, attraverso un confine presidiato da gruppi armati e da bande criminali. Entrate nel paese, si sono recate in una delle zone più pericolose della Siria, in un’aria controllata da gruppi jihadisti, responsabili di numerose atrocità e crimini contro l’umanità. Si apprende, inoltre, che le due ragazze fossero “protette” da uomini del Fronte islamico, fazione radicale attiva nell’area.

Perché le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? Come sono entrate in Siria e da chi sono state accompagnate dai combattenti?

È vero che la sede del loro progetto umanitario era l’abitazione del capo dei cosiddetti ribelli della zona dalla quale sono state prelevate?

Sono tutti interrogativi ai quali occorre dare al più presto una risposta, pur nella cautela dovuta a una situazione di grande difficoltà per le ragazze.

Inoltre, occorre sottolineare che una cosa è la cooperazione, un’altra il volontariato e altro ancora è l’attivismo al fianco di gruppi che partecipano alla guerra in Siria. Aiutare il popolo siriano e volere il suo bene, anche con progetti nobili, significa stare lontano da chi ogni giorno è portatore di morte e caos.

Vogliamo pensare che le due ragazze siano state ingenue. Andare in quella parte della Siria in questo momento è estremamente pericoloso. È difficile pensare che siano arrivate nella zona di Aleppo senza avere dei contatti. È quindi opportuno che le autorità italiane facciano chiarezza sull’eventuale presenza di altri italiani nei giorni della loro permanenza in Siria e del ruolo che hanno svolto.

In questo momento è fondamentale che l’Italia riapra i canali diplomatici con il governo di Damasco per risolvere questioni delicate come quella del rapimento di Vanessa Marzullo e di Greta Ramelli. Bisogna evitare che i commercianti di guerra e i mercenari utilizzino il rapimento come fonte di finanziamento delle loro attività criminali.

Per questa ragione, chiediamo che qualunque richiesta di riscatto che dovesse pervenire dalle bande criminali che tengono in ostaggio le due ragazze, sia rispedita al mittente.

Quei soldi, come è noto, non sarebbero destinati al bene del popolo siriano ma alla sua sofferenza. Pur sforzandoci di capire le ragioni umanitarie che stanno dietro a un gesto simile, siamo certi che il pagamento di denaro sarebbe un incentivo a ulteriori rapimenti e azioni criminali.

Infine, è necessario ricostruire veri rapporti di cooperazione avvalendosi di soggetti affidabili in grado di lavorare al fianco della popolazione e di tutte quelle organizzazioni che costruiscono ponti di pace tra tutte le componenti della variegata società siriana.

Coordinamento Nazionale per la Pace in Siria

Pubblicità