Quest’Unione Europea non va bene. Cosa fare?

Nel 1761, alla vigilia della rivoluzione americana contro la corona britannica (scoppiata l’indomani dell’inasprimento della pressione fiscale, deciso da un Parlamento britannico privo di rappresentanti delle colonie), James Otis – poi divenuto un fiero patriota statunitense – coniò lo slogan “Taxation without representation is tyranny.”; oggi il motto è stampato sulle magliette e sulle tazze vendute nei negozi di souvenir di Washington.

Sarebbe ragionevole chiedersi se dopo più di due secoli e mezzo questa espressione sappia cogliere un aspetto fondamentale dell’attuale situazione dell’Unione Europea.
Le evidenze ci consegnano un ritratto a luci ed ombre, per cui tanto i detrattori quanto gli estimatori trovano con facilità elementi in grado di avvalorare sia un giudizio negativo sia uno positivo dell’esperienza europea da Maastricht in poi.

Tuttavia, si può argomentare come si vuole, ma indiscutibilmente la sostanza è che l’assetto istituzionale della UE è oggi, nei fatti, frutto di decisioni assunte dai tecnocrati di Bruxelles, spesso preda di lobby più o meno legittime, e in assenza di un reale confronto con i rappresentati del popolo.

Per convincersene, basta leggere quanto riportato dalla stessa Commissione Europea (https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-commission_it), da cui emerge con chiarezza che, assieme al potere esecutivo, il potere legislativo (e persino parte di quello giuridico!) compete ai burocrati, non al Parlamento Europeo, che assume nella sostanza una funzione eminentemente decorativa. Si tratta di un assetto autocratico che non trova eguali nelle nazioni
europee; è una mostruosità che sta producendo effetti devastanti.

Sono state stabilite, e trasposte negli ordinamenti giuridici di ciascun Paese, regole decise dalla Commissione Europea (e dunque da un organismo non democraticamente eletto) che garantiscono un ferreo controllo delle finanze degli Stati Membri, secondo logiche imperniate sulla moneta-debito.

Questo assetto determina una sistematica sottrazione di risorse al settore reale dell’economia (cioè: a chi lavora e produce); una vera e propria imposizione occulta che va ad ingrassare direttamente il settore finanziario. Gli interventi legislativi stabiliti nelle stanze dei Direttorati Generali comprimono la libertà di Esecutivi e Parlamenti, ingannati prima e soggiogati poi da un impianto tecno-legislativo che li confina in ampia misura entro funzioni – notarili – di recepimento in loco di quanto deciso altrove.

Questo sotto l’aspetto delle regole. Quanto ai provvedimenti di allocazione delle risorse, i Governi risultano inoltre largamente guidati da spread e PIL, anziché dalla ricerca del benessere degli elettori, come scritto nelle Carte Costituzionali di tutti i Paesi.

Indubbiamente, i cittadini e parte prevalente del tessuto produttivo – costituito per lo più da micro, piccole e medie imprese – sono stati traditi da coloro che, nell’esercizio di ben altro mandato, hanno compiuto questo terribile misfatto!

Cosa c’entra l’attuale Unione Europea con quella immaginata da Spinelli e creata da De Gasperi, Adenauer e Schuman? Come lucidamente descritto dal Professor Giuseppe Guarino con riferimento all’Euro (https://www.youtube.com/watch?v=x5ys8LW0mnM; https://scenarieconomici.it/un-golpe-chiamato-
euro-di-giuseppe-guarino/), siamo decisamente fuori dalle regole della democrazia e occorre convenire che ci troviamo ingabbiati in una soft tiranny. L’obiettivo è del tutto evidente: la “bestia” deve essere continuamente sfamata; oltretutto, più la si alimenta più cresce, e più la sua fame aumenta …

Il “paradigma estrattivo” incide oggi sulla vita delle persone come non mai, sia per la misura sia per la pervasività, e assoggetta parti sempre maggiori dell’esistenza quotidiana delle persone ai voleri di apparati che controllano istituzioni le quali – a ben vedere – perseguono fini impropri, talvolta palesemente illegittimi rispetto alle necessità del “bene comune”, da cui ci si dimentica che sono nate e da cui traggono legittimazione i loro poteri, da adoperarsi nell’esclusivo interesse degli elettori.

Allo schema imperante della megamacchina che avvolge l’umanità per distillarne il valore, sono divenuti funzionali numerosi elementi essenziali ala vita (l’ambiente, la salute, l’alimentazione ecc.), incardinati in automatismi capaci di subornare, tra l’altro, le persone che vi lavorano organicamente, inconsapevoli di collaborare a un disegno che sotto molti aspetti dovrebbe essere denunciato come criminale.

Cosa possiamo fare?
Innanzitutto, acquisire la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un gigantesco problema sociale, culturale, politico e istituzionale e, non ultimo, spirituale.
Non è cosa da poco, perché per conseguire una sufficiente consapevolezza in merito ai meccanismi che oggi guidano le nostre vite di cittadini e di consumatori, occorre rimettere in discussione gli schemi che sin da bambini siamo stati abituati a considerare “normali”.

Si tratta di un lavoro faticoso che richiede la massima attenzione e l’uso sistematico della capacità critica di ciascuno, per evitare le migliaia di trappole – mentali e materiali – di cui è disseminato il percorso di un nuovo story telling interiore, a cominciare da quelle poste in essere dagli spin doctor, mercenari della comunicazione inizialmente assoldati per manipolare le coscienze degli elettori, il cui ambito di intervento si è oggi esteso al mantenimento e all’ampliamento degli schemi su cui poggiano, nelle tante colorazioni politiche, i modelli di esercizio del potere funzionali al paradigma estrattivo. Nel quale, tutto sommato, la destra non è poi così diversa dalla sinistra.

Giunti ad un livello adeguato di riconquistata libertà delle nostre coscienze, diventa fondamentale impegnarci nell’individuazione delle innumerevoli occasioni che ci sono date per manifestare quotidianamente il nostro civile dissenso nei confronti della “bestia”, anche operando il civile rifiuto di ogni seducente consumo capace di alimentare e sostenere i meccanismi fondati sugli schemi che mortificano il senso profondo delle nostre vite e concorrono a compromettere la biosfera.

Nella sostanza, dobbiamo recuperare la dimensione “generativa”, cioè a dire comunitaria, la sola a dare senso compiuto a quel che siamo e che facciamo per noi e per il nostro prossimo; dobbiamo ridare valore ai beni relazionali e conferire al nostro libero arbitrio lo spazio che merita; dobbiamo, in altri termini, riconquistare la libertà, affrancandoci dai miti posticci (palesemente inconcludenti) dell’individualismo senza limiti e, con questa ritrovata sana indipendenza di giudizio, riconquistare la
capacità di esprimere la nostra autenticità, in cui è racchiusa la scintilla di deità che ci appartiene e che conferisce dignità alla nostra esistenza.

Dobbiamo e possiamo uscire dal grigiore uggioso di poteri che ci negano la speranza di un futuro migliore. Tutto il resto, inclusa la ri-costruzione di un’Europa Unita che sia l’effettiva espressione di tanti popoli accomunati da fondamenta e valori, ne sarà l’ineluttabile conseguenza.

Senza una diffusa riappropriazione della visione che per storia mette al centro l’Uomo – non il dio denaro – e che sia per genesi sia per diritto naturale ci compete, sarà gioco facile da parte di chi per propria convenienza intende negare lo stare assieme, cavalcare come divisive le differenze che rendono incommensurabilmente prodigo di spunti dialettici e di bellezze di ogni genere il panorama europeo, patria del welfare.

Come affrontare le sfide poste dalla mondializzazione e da un’involuzione delle strutture sociali, indirizzate verso un capitalesimo sovrastatuale che volge ad immiserirci, se non ripartendo dalle nostre radici e dagli immensi giacimenti culturali europei che ci fanno straordinariamente ricchi? È urgente che riconquistiamo il nostro destino, è urgente che riconduciamo il progetto per un’Europa dei Popoli ad un fattivo disegno democratico con-diviso.

Vito Umberto Vavalli
Segretario GENECO
Generative Economy APS

Roma, aprile 2019