Quella farsa (trita e ritrita) del ‘debito pubblico’ italiano…

Stamattina stavo conversando con un amico e parlando del più e del meno gli ho detto che il ministro della famiglia Fontana avrebbe proposto di aumentare gli assegni famigliari per ciascun figlio a 300 euro cadauno.

Mi riferivo alla notizia di stamattina apparsa sulla Nuova Bussola Quotidiana:

Tria archivia l’assegno unico proposto da Di Maio e promesso al Forumfamiglie, ma senza coperture. Intanto si fa strada il disegno di legge del ministero della Famiglia che punta su coperture iniziali di 24 miliardi, cui si aggiungeranno le risorse in legge di Bilancio 2020. Un piano per la prima volta strutturale che stima 300 euro al mese per ogni figlio. La Nuova BQ l’ha letto in anteprima.

Al sentire questo l’amico ha obiettato che non è possibile, che “all’Italia chi glieli dà quei soldi?”, che comunque il debito pubblico sarebbe cresciuto a dismisura. Quante volte anche in TV avete sentito questa obiezione Lo ripetono in continuazione.

Quindi una bella domanda. Ma una domanda senza risposta. Nessuno spiega cos’è il debito pubblico o la politica monetaria.

E’ sorprendente che anche il ministro dell’economia non lo spieghi anzi anche lui ad ogni richiesta del governa – come la BCE – paventi il ‘debito pubblico’. Nessuno (o molto pochi) – e senza che i media ne supportino la divulgazione) – però dice che si tratta di parole vuote che hanno una certa logica solo all’interno di scelte economiche non ineluttabili e sbagliate.

Infatti, il debito pubblico astronomico di cui ci accusano è in realtà frutto delle politiche economiche stabilite in sede Europea che prevede l’emissione della propria moneta a debito, cioè dietro emissione di strumenti di credito reperiti dai mercati internazionali. La BCE (Banca Centrale Europea) non emette l’euro dal nulla come potrebbe fare e come fa la stragrande maggioranza degli stati in tutto il mondo (eccetto qualche isola caraibica), ma chiede prestiti al capitale privato.

Sta a dire che l’euro viene emesso dalla Banca centrale europea ricorrendo ai mercati di capitale privato, ossia le grandi banche di investimenti internazionali che chiedono in cambio un tasso di interesse. Dopo aver fatto questo presta il denaro agli stati nazionali europei con interesse obbligando al pareggio di bilancio. Ciò è assurdo perché chi emette moneta non dovrebbe essere soggetto ‘a pareggio’ come si fa comunemente in una famiglia che può contare solo su determinate entrate dovute al lavoro o a rendite dei suoi componenti.

Le conseguenze di non poter ‘sforare’ costringe l’Italia a tagli sui servizi essenziali e agli investimenti produttivi, impoverendo sempre più il paese o ad aprirsi al capitale privato per garantire servizi essenziali con tutti i problemi che questo crea.

Chiunque ha una minima conoscenza dei principi basilari dell’economia capisce bene che la BCE non è soggetta a questo meccanismo. La banca centrale dovrebbe avere invece come parametro la ricchezza del paese e il lavoro. Ma è proprio questo che l’Unione Europea – con le sue regole deflazionistiche – ha annichilito a vantaggio della finanza.

Ciò è una cosa assurda perché obbliga a politiche asfittiche ed alla vendita degli asset nazionali ai privati ed all’abbassamento dei costi con dislocazione all’estero delle aziende, impoverendo sempre più l’economia reale. Il risultato è l’impoverimento delle famiglie con l’aumento del divario tra ricchi e poveri. Ma questo non è il solo handicap ‘all’origine’.

L’unione monetaria avvenuta nel 92′ con il trattato di Maastricht comporta la rinuncia alla politica di flessibilità dei cambi tra i vari stati, strumento indispensabile per evitare il tracollo. Questo è come un cappio al collo perché uno stato non può aumentare l’inflazione minimamente e quindi non può far fronte a temporanei inefficienze o problematiche per regolare la domanda/offerta aggregata, anche quando la ricchezza del paese lo consentirebbe (gli investimenti ‘con moltiplicatore’ non possono essere considerati alla stregua di investimenti infruttiferi ed ‘assistenzialistici’ clientelari oppure ‘sprechi’).

Senza una comprensione di come è attuata la politica monetaria in Europa non si capisce il profondo errore di base che è all’origine dell’inefficienza del sistema. Infine, quando si parla di ‘debito pubblico’ si tenga presente che si parla di debito delle banche e non degli italiani, ovvero dell’economia reale. Sono le banche che essendo deregolamentate non fanno che aumentare a dismisura il debito tramite l’emissione di strumenti finanziari basati sul debito o sui derivati.

Ma paradossalmente il conto poi è chiesto a noi senza che minimamente si rivedano certe leggi e meccanismi. Quindi il ‘je accuse’ dell’Unione Europea all’Italia è un atto arrogante indirizzato agli ignoranti o ai conniventi. Naturalmente i media mainstream si prestano al gioco e non spiegano di che si tratta. Tutti tacciono come se noi fossimo spendaccioni e le persone ‘serie’ di Bruxelles ci ‘richiamano’, dopo averci impoverito con l’inefficienza delle loro regole. In realtà è il sistema su cui è costruito l’Euro che è malato ed inefficace a livello progettuale.

Patrizio Ricci by @vietatoparlare.it

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