Quando la Chiesa “ha cominciato a dettare la linea i profeti del dialogo dell'”amicizia sociale”…

Mi pare che la Chiesa non sia mai stata così divisa – almeno negli ultimi tempi – come da quando hanno cominciato a dettare la linea i profeti del dialogo dell'”amicizia sociale”.
Il dialogo sembra diventato il fine ultimo, quando invece è necessario accostarsi all’altro con il cuore aperto, ma con la certezza ferma di quello che si è ricevuto, perché non è nostro, ci è stato consegnato.
E’ una sofferenza profonda che colgo girando l’Italia, spesso silenziosa, sempre molto rispettosa, non gridata, neppure espressa pubblicamente, ma confidata come si fa con il dolore, tra amici, con pudore. A tratti la Chiesa sembra una madre solo concentrata sugli ospiti, che da tempo si è dimenticata di fare una carezza ai suoi figli.

Lo avevo scritto, poi cancellato, perché volevo avere il tempo di spiegarmi meglio. Molti fedeli sono disorientati, si sentono abbandonati da pastori molto più interessati alla politica che alle anime. Pastori che sono quasi ossessionati dalla politica, e che sembrano bambini con la maglia della squadra del cuore. Uno spettacolo doloroso (tipo quando scopri che il cronista di calcio in realtà è un tifoso, ma moltiplicato per un miliardo, perché in questo caso stiamo parlando di anime e vita eterna, ammesso che ci credano ancora) soprattutto per chi è disinteressato alla politica, e vuole ascoltare la Verità sull’uomo.

Non si rendono conto che facendo così, per continuare la metafora calcistica, non toccano più palla, e si permette loro di scendere in campo solo perché in passato hanno contato qualcosa, sono vecchie glorie. In passato hanno contato perché erano super partes, ma quando diventi tifoso non sei più il leader di una squadra.

Costanza Miriano (da facebook)