Qualcosa di spaventoso, aspettare dalle rivoluzioni il bene per l'uomo.

Non me la sento di commentare quello che è successo in Norvegia, mi ha profondamente turbato. Sono stato alcuni giorni incapace di pensare. Una sensazione di stomaco. Troppe emozioni. Troppa desolazione e allora non parlo, guardo sto zitto, prego. Non ho mai sentito quell’avvenimento lontano da noi. Siamo abituati alle  “news” che scorrono sotto le trasmissioni  TV in corso, per tenerci sempre “informati”,  dell’estrazione  del superenalotto, o indifferentemente dei risultati del calcio, delle autobombe,  ma non ne abbiamo il controllo  e c’è un’incapacità di fondo di capirne il senso per la propria esistenza presente e del senso presente, della propria vita , adesso..

Mi hanno colpito  le reazioni pressochè inesistenti del governo norvegese. Non all’altezza di quello che succede. Non giungono al nodo del problema. Non lo toccano. Non lo scalfiscono. Non ci si accorge che succede quello che il potere ha creato , come dice padre Aldo Trento, con la pretesa di prendersi cura delle persone. Il suo articolo sul “Foglio”  http://www.tracce.it/default.asp?id=376&id_n=23478 è assolutamente da leggere, non per esercizio o informazione o darsi un’idea , ma per noi,  qui dentro c’è tanta sofferenza, anzi c’è struggimento, quell’uomo si strugge, non si può non avvertirlo, non è Vanity Fair…

Sta succedendo qualcosa di spaventoso nel mondo, e nessuno sembra accorgersene. Ci sono siti come “AffariItaliani.it” che riinvocano di togliere le proprietà alla Chiesa, non  alla casta della politica ma alla Chiesa. Quello che ci succede intorno, in ogni ambito, è tutto unito, chi pensa che è possibile sottrarsi nel “privato” dalle conseguenze di quella che è la “mentalità comune” è un illuso, questa “mentalità comune ” don Giussani la identificò dicendo che era simile alla “sindrome di Chernobil”, agisce all’interno ma non ce ne rendiamo conto , ma si sta male, corrode, consuma,  accade al corpo cose strane e gli effetti si vedono.

In ogni ambito , in questa unità non fondata su Cristo, si vedono, non si sa nemmeno immaginare il bene. In Libia è notizia di ieri che il responsabile delle operazioni, ha comunicato che saranno colpiti anche obiettivi civili perchè l’esercito libico li usa per “nascondersi”. (Certo se gli hanno distrutto tutte le caserme, cosa dovrebbero usare?..) . Si omette il fatto che interi villaggi si sono ribellati ai ribelli. Si omette molto. Si sente che manca molto. Lo sentiamo il disagio. Cosa si è portato in Libia? Un giudizio? No. Si è portato la volontà di cambiare. Cambiare senza capire profondamente. Portando un giudizio , bastava l’embargo e il Tribunale internazionale. Invece la propensione per le rivoluzioni, la propensione eterna per le rivoluzioni, di un cambiamento esterno all’uomo che istantaneamente lo porti ad una vita migliore, più giusta,  la propensione a credere sempre ad un cambiamento delle cose istantaneo secondo una concezione manicheista dell’umanità divisa in buoni e cattivi, porta sempre distruzione, sofferenza, peccato, morte, buio, abisso. “Non è finito il male dell’uomo ” e noi tutti lo possiamo fare “ricordava ” la nuova Auschwitz ” di Chieffo… vere quelle parole, come non mai.

Questa concezione di sè stessi sta prevalendo, un uomo slegato da Dio, Dio estromesso dalle cose quotidiano, che  non c’entra con la vita reale, è un male che è anche nella chiesa, è un male che c’è dappertutto, che non stenta a placarsi, a diminuire, ci porterà a piangere lacrime e sangue.  Mentre il potere ci ha abituato che penserà lui a tutto, e incapaci di agire.Come si chiama appunto l’organizzazione Italiana che porta aiuti nelle aree di crisi? “Agire”, come se non fossimo noi che dobbiamo agire, per primi, commuovendoci, e quindi siccome non lo sappiamo fare senza disperare, convertendoci a Cristo che per primo si mosso per noi.

La consolazione grande è che abbiamo Lui dalla nostra parte, non abbandona gli umili di cuore, e perciò come Benedetto XVI ha detto all’Angelus di domenica parlando di un potente, Salomone, “egli non domanda una lunga vita, né ricchezze, né l’eliminazione dei nemici”; “dice invece al Signore”: ‘Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male’. E il Signore lo esaudì, così che Salomone divenne celebre in tutto il mondo per la sua saggezza e i suoi retti giudizi”. Egli dunque pregò Dio di concedergli “un cuore docile”, ma cosa significa questa espressione? “Sappiamo che il ‘cuore’ nella Bibbia non indica solo una parte del corpo, ma il centro della persona, la sede delle sue intenzioni e dei suoi giudizi. Potremmo dire: la coscienza”. “Cuore docile” allora significa “una coscienza che sa ascoltare, che è sensibile alla voce della verità, e per questo è capace di discernere il bene dal male”.

Questo dovremmo essere, puntare tutto su questo e permettere che Lui agisca, che avvenga il bene, quindi la pace.

Lo chiediamo. Lo chiediamo noi, e insieme continuiamo il nostro cammino umano, confortati dalla Sua presenza, senza la quale, ogni secondo sarebbe troppo difficile da sopportare, e sopratutto per  quanto è grande il peccato dell’uomo. Sto facendo storia con mia figlia Martina (2.000-3000 a. C.), e non posso fare a meno di notare quanto il passo dell’uomo sulla terra sia stato contrassegnato di lotte di dominazione e di guerre. Sempre. Finchè non ci fù un popolo che passò il mar Rosso, e con esso una Presenza cambio anche i libri di storia. Per chi vuol vedere.

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