Popieluszko: "ascoltiamo la voce del nostro cuore e della nostra coscienza"

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Luigi Geninazzi su Avvenire del 19 ottobre 2004 ha scritto:

«Una volta al mesecelebrava la “Messa per la patria”, una tradizione che risaliva all’Ottocento quando la Polonia senza Stato difendeva la sua identità rifugiandosi sotto il manto della Chiesa cattolica. “Poiché con l’instaurazione della legge marziale (introdotta nel 1981) ci è stata tolta la libertà di parola, ascoltiamo la voce del nostro cuore e della nostra coscienza”, diceva, invitando i polacchi “a vivere nella verità dei figli di Dio, non nella menzogna imposta dal regime”. A conclusione delle Messe per la patria chiedeva ai fedeli di pregare “per coloro che sono venuti qui per dovere professionale”, mettendo in imbarazzo gli spioni dell’Sb, il servizio di sicurezza». «Avevano deciso di fargliela pagar cara.

Iniziarono con le minacce, seguirono con le perquisizioni che portarono all’ordine d’arresto per il “prete sovversivo”. Fino a quando, la notte del 19 ottobre, gli maciullarono la bocca dopo avergli fracassato il cranio a colpi di manganello. Un delitto compiuto con ferocia bestiale. I mandanti non furono mai giudicati. Gli imputati vennero condannati ma ebbero la pena ridotta e sono già usciti tutti dal carcere. Don Jerzy continua a vivere: sulla sua tomba si recano in pellegrinaggio milioni di persone che lo venerano come il testimone della resistenza morale e spirituale della nazione polacca. Eroe della libertà e testimone della fede, don Popieluszko ci appare come “l’autentico profeta dell’Europa, quella che afferma la vita attraverso la morte”, ha detto Giovanni Paolo II».

Proprio durante il viaggio apostolico in Polonia, nel giugno 1987, il Papa «venuto dall’Est» così ricordò la profetica testimonianza del sacerdote ucciso dal regime: «Grazie alla morte e risurrezione di Cristo – diceva don Jerzy Popieluszko – il simbolo dell’ignominia e dell’umiliazione è divenuto un simbolo di coraggio, di fortezza, di aiuto e di fratellanza. Nel segno della croce oggi presentiamo ciò che vi è di più bello e di più prezioso nell’uomo.

Attraverso la croce si va verso la risurrezione. Non vi è un’altra via. Perciò le croci della nostra patria, le nostre croci personali, quelle delle nostre famiglie, devono condurre alla vittoria, alla risurrezione, se noi le uniamo con Cristo». Dopo poco più di due anni da quelle parole di Giovanni Paolo II, la Polonia, e con essa tutta l’Europa orientale, si sarebbe liberata dalla tirannia comunista.