Il piano operativo ‘Feltman-Bandar’ per spartire la Siria

Il piano operativo 'Feltman-Bandar' per spartire la Siria 1

Saudi Intelligence chief Prince Bandar bin Sultan

Per capire gli eventi attuali in Siria e non cadere nelle trappole di guerra correntemente usate  formare una opinione pubblica orientata contro ‘Assad che uccide i civili’, bisogna tener presente che questa guerra è stata progettata ‘a tavolino’ e non è un evento casuale scatenato da rivolte civili spontanee ma che segue l’ordine del giorno di un preciso piano operativo. Esso si chiama si chiama “piano Feltman-Bandar” ed è stato preparato dagli americani e dai sauditi nel 2011 per smembrare la Siria : è trapelato grazie alla pubblicazione su Wikileaks di migliaia di documenti riservati, trafugati all’agenzia di consulenza d’intelligence Straffor, del Dipartimento della Difesa Usa .

I nomi degli autori che l’hanno redatto sono eloquenti: Feltman non ha bisogno di commenti, è l’incaricato USA negli anni 80′ che si è occupato di polverizzare i Balcani(da qui è stato coniato il nuovo termine ‘balcanizzazione‘…). Anche l’altro estensore è famoso, è il capo dei servizi segreti sauditi,  principe Bandar Bin Sultan. Conosciuto anche come Bander-Bush per i suoi legami estremamente amichevoli con la famiglia Bush e introdottissimo nella Cia: è vero specialista della cospirazione e della divisione. Questo alcuni istruzioni su come ‘dividere ed imperare’, messe tutto nero su bianco sul ‘Feltman- Bandar Plan’:

1– The “Fuel”: educated and unemployed youths who are to be linked in a decentralized way.
2- The “Thugs”: outlaws and criminals from remote areas, preferably non-Syrians.
3– The “Ethnic-Sectarians”: young people with limited education representing ethnic communities that support or oppose the president. They must be under the age of 22.
4- The “Media”: some leaders of civil society institutions which have European funding not American, to conceal US role.
5– The “Capital”: traders, company owners, banks and commercial centers in Damascus, Aleppo and Homs only.
Obiettivo ricercato: far tornare la Siria all’età della pietra (qui trovate maggiori particolari nell’articolo su New Western Outlook ).

Il piano Feltman – Bandar è solo un capitolo di uno ‘sforzo più strutturato’ per rimodellare un ‘nuovo medioriente’ (nell’ambito della politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, in particolare nella lotta contro il terrorismo), ciò che accade in Siria è l’applicazione delle politiche americane che partono da decenni addietro. Esse sono definite nel grande piano per il medioriente (a cui anche la strategia operativa Feltman -Bandar si richiama) che si chiama ‘Greater Middle East Iniziative‘ (GMEI).
Tutta la nuova politica estera americana in medioriente, è guidata dal GMEI: la guerra del Golfo, la guerra in Afganistan, la guerra di Libia, il rovesciamento di Assad ed il depotenziamento dello stato siriano. Nel 2006 un’altra variante che ha come nome “Nuovo Medio Oriente” sostituirà il primo.  L’area interessata  da ‘rimodellare’ va dall’Oceano Atlantico (a ovest) al Pakistan (ad est) e dalla costa turca del Mar Nero (a nord) allo Yemen (a sud).

Il progetto doveva essere abbracciato e curato dai membri del G8 di Helsinki nel 2004. Il piano di lavoro comune prevedeva la cooperazione degli stati membri del G8. Il GMEI avrebbe dovuto dare un grande impulso alla Democrazia ed all’ Assistenza in Medioriente: all’uopo si sarebbero dovuti coordinare gli sforzi delle varie fondazioni americane, europee, e altre che sponsorizzano programmi non governativi per costruire la democrazia.
Il National Endowment for Democracy ed altre dovrebbero partecipare a uno sforzo concertato per massimizzare l’efficacia dei loro programmi comuni e indipendenti nella regione. E poi ancora era prevista la partecipazione dei cittadini al governo, microfinanza, iniziative imprenditoriali, finanziamento di nuove piccole imprese in tutta la regione.
Naturalmente anche la Nato avrebbe dovuto dare il suo contributo come in Iraq. Era un progetto a tutto campo, esecutivo. Era da mettere in campo ogni tipo di risorsa, anche la forza militare, intelligence, tutto gli ‘sforzi’ indirizzati contro i regimi considerati ‘ostili’ ed autoritari, sulla falsariga di quando avvenuto in Iraq.

Il programma ‘Greater Middle East Iniziative’ doveva rimanere segreto ma contrariamente alle intenzioni,  è diventato di pubblico grazie ad uno scoop del giornale arabo Al-Hayat, con sede a Londra. Quando fu pubblicato, le reazioni dei paesi arabi furono furiose (19 feb 2004). Probabilmente non hanno gradito che tutto era stato deciso all’insaputa dei diretti interessati, ignorando completamente la sovranità degli stati ed il diritto internazionale.

Il resto, negli anni a seguire, è cronaca: le primavere arabe, la guerra libica, la guerra siriana. Sono gli effetti della politica americana sviluppata dal Pentagono, dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e dai vari think-tank neocon come il ‘Project for the New American Century‘ (PNAC). In questi circoli troviamo alcuni dei politici più influenti nella storia recente degli Stati Uniti, tra cui l’ex segretario della Difesa Donald Rumsfeld, il vice presidente durantela presidenza  di George W. Bush, Dick Cheney, l’ex presidente della Banca mondiale e l’ex vice segretario di Stato americano Paul Wolfowitz e Richard Perle, l’Assistente Segretario alla Difesa per gli affari strategici globali sotto Ronald Regan.

In definitiva, molti di loro sono stati determinanti a costruire un’azione politica bipartisan per favore i finti conflitti ‘umanitari’ degli ultimi anni. Nel documento programmatico ‘Rebuilding America’s Defenses – Strategy, Forces and Resources for a New Century’  vengono annunciate le guerre di Iraq, Iran, Libia e Siria (pag 63-64): è il famoso piano di attaccare ‘7 paesi in 5 anni‘ rivelato dal Comandante Nato Wesley Clark che girava anche negli ambienti del Pentagono già del 2001.

 Nel 2006 l’attività del PNAC, confluirà nel ”Foreign Policy Initiative”, un nuovo ‘think tank’ di politica estera, che possiamo considerare nè più nè meno che il ‘PNAC’ dell’era Obama,  e più precisamente: ”Un gruppo di pressione strategico e intellettuale di Washington che promette di battersi perché l’America continui ad avere una costante presenza diplomatica, economica e militare nel mondo, rigettando le tentazioni isolazioniste’‘ (Foglio 31 marzo 2009).

Comunque, il ‘leitmotive’ ricorrente negli ambienti che contano dell’amministrazione americana, è fin dal 2004, la rimozione di Assad. Ci siamo accorti spesso dell’apparente illogicità: noi che ragioniamo secondo la logica dell’ umanità cristiana, non capiamo perchè un paese che non rappresenta una minaccia debba essere devastato. E’ chiaro che la minaccia che rappresenta la Siria per Washington non è in quando tale ma solo nel contesto in cui gli Stati Uniti vogliono riconfigurare il Medio Oriente.

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