Papa Francesco in Bulgaria: per risolvere i vostri problemi demografici aprite le frontiere e promuovere lo sviluppo per non far emigrare i vostri giovani

Papa Francesco è arrivato in Bulgaria oggi 5 maggio e rimarrà fino a tutto domani, poi martedì 7 maggio  proseguirà alla volta della Macedonia. La Bulgaria è un paese in cui i cattolici sono solo una ristretta minoranza, 20.000 (5.000 di rito latino e 15.000 di rito orientale) ovvero neanche lo 0,93% del totale delle confessioni religiose. La stragrande maggioranza della popolazione è ortodossa (82,6%) mentre meno dello 12% è musulmana. Quindi non è un paese propriamente a maggioranza cattolica.

Invece ha un’altra peculiarità: confinando con la Turchia, è un paese di transito delle principali rotte migratorie. Fondamentalmente i richiedenti asilo in Bulgaria sono cittadini di Siria, Afghanistan e Iraq. Il paese fa tutto il possibile per l’accoglienza naturalmente nei limiti del ristretto budget e i problemi finanziari ed economici che attanagliano tutta l’Europa.

Ebbene – a parere anche di molti analisti – quest’ultima circostanza –  ha giocato un ruolo non secondario nella decisione del Santo padre di mettere in agenda questo viaggio in questo specifico momento.

Se queste voci prima del viaggio sembravano speculazioni, il Papa nel suo discorso all’arrivo nella capitale Bulgara ha contribuito a dar credito ad esse. In particolare, nel suo discorso all’arrivo in Bulgaria ha esortato i bulgari a non chiudere gli occhi, i cuori e le mani ai migranti che “bussano alle porte”.

Inoltre esiste un altro dato. Non si tratta quindi di essere benevoli o meno verso il Santo Padre. E’ oggettivo che il viaggio apostolico avviene a ridosso delle elezioni europee e in un paese crocevia delle migrazioni.
Quali sono in proposito le principali evidenze? Innanzitutto – anche non facendo parte dei paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia.) che hanno in comune posizioni particolarmente sovraniste –   come tutti i paesi slavi la Bulgaria tiene molto alla propria identità e non sottovaluta i rischi e l’impatto sociale e per la sicurezza del fenomeno migratorio.

E’ naturale che il viaggio apostolico avrà – come tutti i viaggi papali – un’attenzione in tutto il mondo e specialmente in Europa ciò che dirà troverà cassa di risonanza in tutti gli organi di informazione . Ne è cosciente anche il presidente bulgaro Radev che lo ha detto durante una intervista aggiungendo che avrebbe fatto tutto il possibile per dare al mondo una buona immagine della Bulgaria.

E’  anche interessante notare che tutta la maggiore attenzione si proietta sui migranti senza  nessun accenno che si tratti per lo più di migranti musulmani e del motivo per cui fuggono o lasciano i loro paesi d’origine.

Per una migliore comprensione di come l’esortazione papale ad ‘aprire le porte’ sia singolare nella circostanza che vive la Bulgaria (con i suoi e milioni di cittadini che hanno espatriato in cerca di lavoro), c’è un altro dato che va detto: la nazione balcanica con i suoi sette milioni di abitanti è tra i paesi più poveri dell’UE. Secondo l’Ufficio statistico europeo, il PIL del paese non è un quarto del PIL medio dell’UE. Per questo è abbastanza evidente che anche la scelta  di visitare domani  un campo profughi – in un paese certo non privo di ultimi e poveri – rappresenta un altro dato politico.

Pur essendo molto attenti alla visita, inevitabilmente i media bulgari raccolgono anche le polemiche sorte i giorni scorsi per la ‘lettera aperta’ di alcuni religiosi e studiosi cattolici che hanno accusato il Pontefice di ‘eresia’. In particolare il newsmagazine bulgaro ”Capital” segnala che il Papa Francesco viene in Bulgaria durante le dispute ortodosse (separazione tra le due chiese ucraine) e prima delle elezioni europee”, e aggiunge:

Quando atterrerà sul suolo bulgaro il 5 maggio, papa Francesco sarà sotto l’ombra di uno scandalo. Ma questo scandalo non sarà per gli appartamenti ma per gli aborti. Questa settimana, per la prima volta, diverse dozzine di figure altamente conservatrici della Chiesa cattolica hanno pubblicato una lettera ai vescovi che chiedevano che Francis fosse dichiarato eretico. La ragione: la sua posizione troppo liberale su una serie di domande – dagli aborti, agli atteggiamenti verso i divorzi, ai tentativi di gettare ponti su altre denominazioni e persino sulle religioni.

Secondo il giornale – che richiama una intervista realizzata con il vaticanista Christopher Lamb – la visita del Papa in Bulgaria e nella Macedonia settentrionale, è nell’insegna della solidarietà con i “paesi periferici”. Dello stesso avviso è Gerard O’Connell – vaticanista Gesuiti in ‘America Magazine,’ dice che la priorità assoluta nei viaggi di Papa Francesco sono proprio i paesi che sono in prima linea di problemi come la migrazione, crisi economica, i conflitti armati e il cambiamento climatico.

Croce Rossa bulgara fornisce zuppa calda ai rifugiati presso il Centro per la sistemazione temporanea nel distretto militare di Rampa (Bulgaria)

Ma la cosa più semplice è partire dalla realtà dei fatti. Perciò riporto integralmente qui il  discorso del Santo Padre  all’aeroporto:

Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Distinte Autorità,
Rappresentanti delle varie Confessioni religiose,
Cari fratelli e sorelle,
Christos vozkrese!

Sono lieto di trovarmi in Bulgaria, luogo d’incontro tra molteplici culture e civiltà, ponte tra l’Europa dell’est e quella del sud, porta aperta sul vicino oriente; una terra in cui affondano antiche radici cristiane, che alimentano la vocazione a favorire l’incontro sia nella regione sia nella comunità internazionale. Qui la diversità, nel rispetto delle specifiche peculiarità, è vista come un’opportunità, una ricchezza, e non come motivo di contrasto.

Saluto cordialmente le Autorità della Repubblica e le ringrazio per l’invito rivoltomi a visitare la Bulgaria. Ringrazio il Signor Presidente per le cortesi espressioni che mi ha indirizzato accogliendomi su questa storica piazza che porta il nome dello statista Atanas Burov, che subì i rigori di un regime che non poteva accettare la libertà di pensiero.

Invio con deferenza il mio saluto a Sua Santità il Patriarca Neofit – che incontrerò tra poco –, ai Metropoliti e ai Vescovi del Santo Sinodo, e a tutti i fedeli della Chiesa Ortodossa Bulgara. Rivolgo un affettuoso saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a tutti i membri della Chiesa Cattolica, che vengo a confermare nella fede e ad incoraggiare nel loro quotidiano cammino di vita e testimonianza cristiana.

Porgo il mio cordiale saluto ai cristiani delle altre Comunità ecclesiali, ai membri della Comunità ebraica e ai fedeli dell’Islam e riaffermo con voi «la forte convinzione che i veri insegnamenti delle religioni invitano a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune» (Documento sulla fratellanza umana, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). Approfittiamo dell’ospitalità che il popolo bulgaro ci offre affinché ogni religione, chiamata a promuovere armonia e concordia, aiuti la crescita di una cultura e di un ambiente permeati dal pieno rispetto per la persona umana e la sua dignità, instaurando vitali collegamenti fra civiltà, sensibilità e tradizioni diverse e rifiutando ogni violenza e coercizione. In tal modo si sconfiggeranno coloro che cercano con ogni mezzo di manipolarla e strumentalizzarla.

Sulle orme di San Giovanni Paolo II e San Giovanni XXIII

La mia visita odierna intende idealmente riallacciarsi a quella compiuta da San Giovanni Paolo II nel maggio 2002 e si svolge nel grato ricordo della presenza a Sofia, per circa un decennio, dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli. Questi portò sempre nel cuore sentimenti di gratitudine e di profonda stima per la vostra Nazione, al punto da affermare che, dovunque si fosse recato, la sua casa vi sarebbe stata sempre aperta, senza bisogno di dire se cattolico o ortodosso, ma solo: fratello di Bulgaria (cfr Omelia, 25 dicembre 1934). San Giovanni XXIII lavorò instancabilmente per promuovere la fraterna collaborazione tra tutti i cristiani e con il Concilio Vaticano II, da lui convocato e presieduto nella sua prima fase, diede grande impulso e incisività allo sviluppo dei rapporti ecumenici.

È sulla scia di questi provvidenziali avvenimenti che, a partire dal 1968 – dunque da ormai cinquant’anni – una Delegazione ufficiale bulgara, composta dalle più alte Autorità civili ed ecclesiastiche, compie ogni anno una visita in Vaticano in occasione della festa dei Santi Cirillo e Metodio. Essi evangelizzarono i popoli slavi e furono all’origine dello sviluppo della loro lingua e cultura e soprattutto di abbondanti e duraturi frutti di testimonianza cristiana e di santità.

Siano benedetti i Santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, che con le loro preghiere, il loro ingegno e la loro concorde fatica apostolica ci sono di esempio e rimangono, a distanza di più di un millennio, ispiratori di dialogo fecondo, di armonia, di incontro fraterno tra le Chiese, gli Stati e i popoli! Possa il loro fulgido esempio suscitare numerosi imitatori anche ai nostri giorni e far sorgere nuovi percorsi di pace e di concordia!

Le sfide per la Bulgaria

Ora, in questo frangente storico, a trent’anni dalla fine del regime totalitario che ne imprigionava la libertà e le iniziative, la Bulgaria si trova ad affrontare le conseguenze dell’emigrazione, avvenuta negli ultimi decenni, di più di due milioni di suoi concittadini alla ricerca di nuove opportunità di lavoro. Nel medesimo tempo la Bulgaria – come tanti altri Paesi del vecchio continente – deve fare i conti con quello che può essere considerato come un nuovo inverno: quello demografico, che è sceso come una cortina di gelo su tanta parte dell’Europa, conseguenza di una diminuzione di fiducia verso il futuro. Il calo delle nascite, dunque, sommandosi all’intenso flusso migratorio, ha comportato lo spopolamento e l’abbandono di tanti villaggi e città. Inoltre, la Bulgaria si trova a confrontarsi con il fenomeno di coloro che cercano di fare ingresso all’interno dei suoi confini, per sfuggire a guerre e conflitti o alla miseria, e tentano di raggiungere in ogni modo le aree più ricche del continente europeo, per trovare nuove opportunità di esistenza o semplicemente un rifugio sicuro.

Signor Presidente,

conosco l’impegno con cui i governanti di questo Paese, da anni, si sforzano di creare le condizioni affinché, soprattutto i giovani, non siano costretti a emigrare. Vorrei incoraggiarvi a continuare su questa strada, a compiere ogni sforzo per promuovere condizioni favorevoli affinché i giovani possano investire le loro fresche energie e programmare il loro futuro personale e familiare, trovando in patria condizioni che permettano una vita degna. E a voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, il cuore e la mano – come è nella vostra tradizione – a chi bussa alle vostre porte.

Bulgaria: ponte tra est e ovest

Il vostro Paese si è sempre distinto come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace. Lo sviluppo, anche economico e civile, della Bulgaria passa necessariamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di questa sua specifica caratteristica. Possa questa terra, delimitata dal grande fiume Danubio e dalle sponde del mar Nero, resa fertile dall’umile lavoro di tante generazioni e aperta agli scambi culturali e commerciali, integrata nell’Unione Europea e dai solidi legami con Russia e Turchia, offrire ai suoi figli un futuro di speranza.

Dio benedica la Bulgaria, la conservi pacifica e accogliente e la renda prospera e felice!

Papa Francesco (discorso all’arrivo in Bulgaria)

Dopo il discorso all’arrivo qui riportato, papa Francesco ha tenuto un discorso al Sinodo della Chiesa Ortodossa.

Domani il Pontefice visiterà il campo profughi “Vrajdebna”: l’evento è entrato nell’agenda ufficiale all’ultimo minuto, ma è considerato fondamentale perché l’atteggiamento degli europei nei confronti dei rifugiati e degli emarginati è uno degli argomenti principali trattati dal Santo Padre.

Quindi il Papa partirà per la città di Rakovski, dove si concentra la più grande comunità cattolica in Bulgaria. In questa occasione, percorrerà un pezzo di autostrada  lungo 50 km. La sera si svolgerà quindi il previsto “Evento di pace” ecumenico (con la partecipazione di rappresentanti di varie confessioni religiose) in piazza Nezavisimost : è il punto culminante della sua visita nel paese. Infine,  il 7 maggio mattina partirà dalla Bulgaria per visitare la Macedonia settentrionale.

patrizio ricci by @vietatoparlare


Il discorso del Papa dal minuto 12.03

ARTICOLO AGGIORNATO ALLE ORE 22.57

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