Padre Ibraim racconta la dura quotidianità ad Aleppo

Carissimi fratelli,

fino all’ultimo ho sperato di riuscire a venire in Italia, come era previsto, ma non ho potuto lasciare la Parrocchia con l’altro mio confratello da solo. Ecco perché vi scrivo questa lettera, tanto attesa da voi, in cui cerco di illustrare alcuni aspetti della mia missione ad Aleppo…

Da Natale, abbiamo avuto momenti molto difficili con bombe e bombole di gas lanciate sulle abitazioni nella nostra zona. Giovedì scorso la sorte è caduta su una chiesa cattolica di Rito orientale (armeno) che è stata parzialmente distrutta. I lanci sporadici stanno distruggendo diverse case con l’inevitabile conseguenza di morti e feriti gravi. Quando si tratta di soli danneggiamenti alle case, noi cerchiamo di aiutare quanto più possibile.

Ad Aleppo, in questo periodo invernale, il freddo intenso sta drammaticamente condizionando la gente. Di gasolio non ce n'é quasi più e noi, per il servizio alla gente, facciamo ricorso alle autorità civili ottenendone delle “gocce” di tanto in tanto; la stessa cosa per il gas. La nostra chiesa di S. Francesco è un vero e proprio “congelatore”, ma la gente continua ad affluire per le Celebrazioni con un coraggio eroico.

Noi due frati, che viviamo quotidianamente in questo ambiente, a causa del forte freddo nella chiesa grande, ci siamo ammalati. Il raffreddore peggiorava ogni volta che scendevamo nella chiesa a celebrare le S. Messe e a confessare. C’è voluto parecchio tempo prima di guarire… Ultimamente ho cominciato a rinnovare la nostra “Associazione di beneficenza” che aiuta i poveri (del tipo della vostra Caritas parrocchiale).

Questo rinnovamento consiste nella sostituzione del personale, volontario e pagato, nella modifica dei criteri per decidere sull’effettivo bisogno e nelle modalità pratiche con cui aiutare la gente. La somma necessaria per l’aiuto mensile ai nostri poveri diventa sempre più alta, mentre le fonti locali si stanno prosciugando per lo stato di generale povertà. Il numero delle famiglie oppure delle singole persone aiutate ha superato le 230 unità, ma tale numero è destinato ad aumentare rapidamente con i nuovi arrivi e le nuove richieste.

Inutile dirvi che, dopo un attento studio delle reali necessità, per questi nuovi casi, si arriva a riconoscere che, pressoché sempre, l’aiuto deve essere dato e… senza indugio! Non sono del tutto soddisfatto dello stato della nostra Associazione; occorre migliorare il livello organizzativo per riuscire a servire una quantità sempre più numerosa di persone nel bisogno. Quello che però si è fatto, dal mio arrivo ad Aleppo fino ad oggi, non è comunque poco. Considerate che la situazione economica in Siria sta peggiorando repentinamente.

Alcuni giorni fa, il Governo ha annunciato un aumento del prezzo di gasolio da 85 Lire siriane al litro a 125 L.s., mentre per il gas il prezzo della bombola passa da 1100 L.s. all’insostenibile prezzo di 1500 L.s.! E così anche per la benzina… Come conseguenza di tutto ciò il prezzo del pane e di tutti gli alimenti, anche quelli di prima necessità, è aumentato considerevolmente.

Secondo alcuni sondaggi, ci si aspetta un crollo continuo della Lira siriana rispetto al dollaro, con l’invitabile conseguenza di sempre più povertà per la gente. Occorre, dunque, che ci prepariamo a questo scenario sempre, sempre più difficile. Potete facilmente immaginare come tra la nostra gente tiri un’aria di disperazione: anziani ammalati che subiscono il freddo oltre ogni misura, bambini e donne con forti sintomi di malnutrizione, famiglie che non ce la fanno più a pagare l’affitto delle case, persone (specialmente i genitori!) che non si preoccupano più di curarsi e che quindi, anche a causa di “piccole malattie” a lungo trascurate, riportano gravi danni alla salute, che arrivano perfino a causare la morte. Questa mattina sono arrivati da noi un padre ed una madre di cinque figli universitari.

Entrambi non riescono a trovare un lavoro, neanche parziale. La madre mi sussurra di avere una malattia agli occhi e che dovrebbe necessariamente sottoporsi ad un intervento chirurgico poiché già comincia a vederci sempre meno, ma lei preferisce pagare, con le poche risorse economiche rimastele, le rette universitarie per i figli e questo anche se dovesse rimanere completamente cieca oppure morire di fame. Quotidianamente e per tutta la mia presenza in Convento ricevo persone, scoprendo così almeno quattro casi al giorno di estremo bisogno…

Giorni fa, un’anziana signora è venuta a trovarmi spiegandomi la sua situazione di estrema povertà e di malattia. Poi mi ha mostrato una pistola carica, dicendomi di essere pronta a togliersi la vita “in modo degno”, nel caso che non ce la facesse più a sopportare i dolori e la disperazione. Ieri invece è venuta da me una donna che mi ha confessato di non avere da due mesi in qua né gas, né gasolio, né elettricità, ma solo poca acqua potabile. Ho dovuto sottrarre una bombola per il Convento, appena ricaricata di gas, ed inviarla subito a casa di questa donna vedova con due figli.

Siccome il cinque di gennaio è cominciato in tutta la Siria il periodo degli esami per gli studenti universitari, ho fatto partire un progetto di aiuto per loro e per gli studenti della maturità. Nelle loro case non vi è disponibilità né di elettricità, né di riscaldamento e, visto che anche le biblioteche ospitate nelle diverse chiese di Aleppo sono ormai chiuse per mancanza di gasolio, ho deciso di “nuotare contro corrente” e di aprire una biblioteca ad hoc nella mia Parrocchia, biblioteca che può accogliere fino a sessanta (60) studenti nei locali del catechismo (immagini nel testo).

Abbiamo sistemato ed arredato all’occorrenza il luogo e, riscaldando tutto l’ambiente con un “accrocchio locale” che consuma poco gasolio, abbiamo aperto il locale agli studenti continuativamente dalle nove del mattino fino alle otto di sera. Fa parte del medesimo progetto la scelta di due giovani sposi e di alcune famiglie senza lavoro come responsabili dell’accoglienza. Oggi mi ha raccontato uno di loro che il numero degli studenti registrati, con la richiesta da parte nostra di una somma minima di denaro per la registrazione, è arrivato a ottanta (80) nomi.
 

Attualmente in questo locale c’è anche la disponibilità di una bevanda calda qualora lo studente ne abbia bisogno e lo chieda. I bagni poi sono sempre puliti per coprire tutte le necessità di così tante persone che si trovano nello stesso locale e per così tante ore. Ieri, notando che diversi di questi studenti stavano senza mangiare dal mattino fino alla sera, abbiamo comprato per loro del pane e della cioccolata “tipo Nutella” (la vera “Nutella” sarebbe troppo costosa per noi; invece si trovano surrogati, a buon mercato, che vi assomigliano!) e abbiamo così offerto da mangiare a trentadue studenti che non potevano, forse, neanche permettersi il pranzo.

È stato questo il regalo più prezioso che loro potessero immaginare di ricevere. Io sono veramente soddisfatto di questo tipo di servizio concreto che riusciamo ancora ad offrire ai nostri giovani e spero, se la Provvidenza continuerà a manifestarsi e ad assisterci, di rendere questo servizio permanete, non solo per il periodo degli esami, ma per tutto l’anno! Anzi, spero di poter offrire loro ogni giorno qualcosa da mangiare. Dal 13 di gennaio, ho cominciato sistematicamente a visitare le case per la Benedizione. Da noi il tempo delle Benedizioni delle case infatti comincia con la festa del Battesimo di Gesù.

Nel primo giorno sono riuscito a visitare sei case e ho scoperto tante persone, anche adulte, che non hanno ricevuto il Sacramento della Cresima ed anche anziani che, da anni, non escono dalla loro casa e che mi hanno espresso il desiderio e il bisogno di ricevere la Santa Comunione almeno una volta al mese. In queste visite poi ho scoperto molte famiglie poverissime che ho invitato a presentarsi alla nostra Caritas parrocchiale per essere aiutate mensilmente. Sto lottando contro il tempo e gli innumerevoli impegni per continuare a uscire per le visite delle case almeno tre volte la settimana. In verità non so se ci riuscirò, per via degli impegni dell’accoglienza delle molte persone che quotidianamente mi cercano bussando all’ufficio parrocchiale.

Sono comunque soddisfatto perché riesco a non risparmiarmi mai: tutte le energie e le risorse, tutto me stesso sono dono alla mia gente. Questo significa che la mia coscienza è tranquilla ed in tutto sono consolato… Lavoro come uno schiavo dalle 7.00 del mattino fino alle 11.00 della sera, senza una “siesta”, senza un giorno di riposo e nemmeno una breve passeggiata. Il nostro lavoro richiederebbe almeno dieci persone attive per essere portato avanti, mentre noi… siamo soltanto in due.

Non faccio però niente di più di quello che mio padre e mia madre hanno offerto per me in tanti anni e sono proprio contento di potermi anch’io offrire e consumare come padre di una famiglia molto più numerosa. Infatti, sento che la strada per la mia santità passa attraverso l’imitazione dei miei genitori, in quel servizio assiduo e amorevole che loro hanno offerto, come dono di sé, per me. Non posso concludere senza riconoscere che quel poco di bene che ho potuto fare in questo breve periodo, l’ho fatto avendo ricevuto da voi i segni concreti della Carità.

Vi ringrazio quindi della vostra generosità e della vostra preghiera per me e per la gente della mia comunità; vi ringrazio a nome mio e a nome di tutti loro. Vi benedico chiedendo per voi e per i vostri famigliari tutte le Grazie necessarie per una vita più fruttuosa nel fare il bene.

Con l’augurio di ogni pace e bene!

fr. Ibrahim

nota: progetti in corso di aiuto ad Aleppo del Coordinamento Nazionale per la pace in Siria:

1) 'Per restare' http://www.siriapax.org/?p=2642

 

 

 

 
 

 

 

 

 
Exit mobile version