Economia per chi ama la libertà/2: Mercato, speculazione e investimento

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Se il governo fosse l’unico produttore di scarpe molte persone non sarebbero in grado di immaginare come il mercato potrebbe produrle.
Come potrebbe il mercato offrire tutte le taglie? Non sarebbe uno spreco produrre stili diversi per ogni gusto? E cosa succederebbe ai produttori di scarpe di scarsa qualità? Le scarpe sono troppo importanti per lasciarle alle vicissitudini dell’anarchia di mercato
Murray Rothbard

Continuo la mia piccola serie di articoli per creare una base comune con chi vuole approfondire il mondo economico e le sue implicazioni. Nello scorso post ho parlato di come storicamente si è inventato il baratto e, successivamente, la moneta; una cosa molto importante è il concetto di contratto come scambio pacifico tra le parti e la sua conseguenza che viene definita “prezzo di equilibrio”.

Il prezzo di equilibrio

Cerchiamo di immaginare che non solo io e chi vende il prodotto che voglio comprare siamo disponibili ad effettuare un contratto, affacciandoci sul mondo possiamo prevedere che molte persone vogliano comprare il mio stesso prodotto e che molte persone siano capaci di produrre il bene che a me interessa.

Ovviamente in base alla necessità e alla disponibilità economica ogni aspirante compratore sarà disponibile ad accettare un prezzo diverso, così come chi ha prodotto il bene sarà disponibile ad accettare una determinata quantità di moneta in cambio del bene o servizio che ha prodotto.

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Se si mettono in ordine i vari prezzi che gli acquirenti sono disposti a pagare (domanda) e i prezzi che i venditori sono disponibili ad accettare (offerta) e cerchiamo il punto in cui questi sono uguali otteniamo un valore che viene chiamato prezzo di equilibrio.

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Questo non è altro che la quantità di moneta che mi aspetto di ottenere se produco un determinato bene, chiaramente se ne produco troppo e nessuno ne ha bisogno dovrò abbassare il prezzo che richiedo per riuscirlo a vendere o se ne produco troppo poco e si crea una scarsità il bene diventa più raro ed avrà un aumento di valore.

In un mercato libero il prezzo viene corretto dai produttori e dagli acquirenti stessi in quanto se si è in una situazione di eccesso di offerta (surplus) con il tempo il produttore ne creerà meno, mentre se vi è un eccesso di domanda (shortage) vi saranno nuovi imprenditori che inizieranno a produrre quel bene, per il semplice fatto che è conveniente farlo.

In altre parole il valore non è dato dal lavoro, inteso come fatica o tempo impiegato per produrre un bene, ma dalla valutazione di noi persone (noi mercato) che verifichiamo se quel bene o servizio risponde ad un nostro bisogno, un’esigenza o un desiderio e per questo decidiamo di usufruirne acquistandolo.

Il risparmio nel tempo 

Dopo aver stabilito che ogni soggetto ha dei bisogni che desidera soddisfare ed è disposto a pagare un prezzo ragionevole per ottenere questo risultato è naturale chiedersi cosa fare della ricchezza che si ottiene dal proprio lavoro e non si consuma per soddisfare i propri bisogni.

Questa ricchezza inutilizzata prende il nome di risparmio.

Il risparmio ha alcuni problemi ed alcune potenzialità legate al tempo che passa.

Il problema principale, strettamente legato al periodo storico in cui viviamo, è quello del potere d’acquisto. Immaginiamo di essere dei cittadini giapponesi e che nel lontano 2000 abbiamo messo sotto il materasso metà del nostro stipendio annuale pensando, ingenuamente, che da li a poco avremo bisogno di cambiare auto. Chi ha letto l’articolo dedicato al baratto alla moneta e alle banconote sa che negli ultimi 15 anni la base monetaria del Giappone è stata decuplicata, quindi il potere d’acquisto del mio risparmio è sostanzialmente diminuito di dieci volte, diventando poco più di metà dell’equivalente di uno stipendio mensile. Insomma, abbiamo tenuto quindici anni una macchina e ora dobbiamo andare in bici…

Caro lettore non cadere nell’errore di pensare che sia solo un problema del Giappone, anche noi italiani nel nostro piccolo abbiamo cantato per anni “se potessi avere mille lire al mese” ed ad un certo punto ci siamo accorti che “si va beh ci si diverte tutto costa da impazzire pensa ieri tre gelati cadauno mille lire ho venduto l’ombrellone il canotto l’è sciupà porta dietro qualche lira due o trecentomila forse basteran”

Diventa ora più chiaro che il problema del risparmio è quello di mantenere nel tempo il potere d’acquisto (o il potere di soddisfare un bisogno simile a quello che posso soddisfare ora).

La speculazione e l’investimento 

Due strumenti importanti sono la speculazione e l’investimento, troppo spesso il termine “speculazione” viene usato per indicare un’azione ritenuta cattiva o maligna mentre al termine “investimento” si associa un sentimento buono.

Ovviamente la differenza tra le due non è questa.

Con speculazione si intende l’acquisto di un bene o materiale, che non produce ricchezza in se, fatto in previsione della sua rivendita ad un prezzo superiore. Per esempio se io durante l’estate compro della legna, in previsione che con l’arrivo dell’inverno molti ne avranno bisogno per scaldarsi mentre ora è un bene che non è ricercato, non sto facendo un investimento ma una speculazione (e non è una cosa cattiva).

Con investimento si intende, invece, l’acquisto di un bene che genera uno profitto sotto forma di reddito (ossia dividendi, interessi o rendite di varia natura) o di plusvalenze (ossia la vendita di attività finanziarie a seguito di un apprezzamento di valore). Ad esempio si può pensare ad un terreno o ad una casa che si mette in affitto, notare che se la casa non la si mette in affitto ma la si acquista con il solo scopo di rivenderla dopo un certo tempo ad un prezzo superiore si sta facendo comunque un’azione speculativa anche se si utilizza un bene che di per se può generare una rendita.

Dopo aver spezzato una lancia a favore della speculazione definisco ancora il concetto di costo opportunità.

Il costo opportunità 

Con costo opportunità si intende il costo originato da una opportunità non sfruttata o sfruttata male. Quantitativamente è la differenza tra il valore che ho ottenuto compiendo (o non compiendo affatto) un’azione di speculazione o di investimento, e il valore della migliore opportunità che ho tralasciato.

Tornando all’esempio dell’acquisto della legna fatto nel periodo estivo, sicuramente un’azione speculativa su questo materiale può portare ad un guadagno; pensiamo ad una possibile alternativa, come lo stesso tipo di operazione ma con il gasolio, questa può generare un guadagno superiore o inferiore e sarà compito dello speculatore capire qual è la cosa giusta da fare. Nel caso, arrivato l’inverno, la richiesta di gasolio fosse superiore a quella di legna, e di conseguenza l’aumento di prezzo, la differenza tra quanto ha guadagnato con la legna e quanto avrebbe guadagnato con la scelta del gasolio è detta costo opportunità.

Il costo opportunità è presente in ogni azione che compiamo, anche in quelle non prettamente economiche, come l’utilizzo del tempo libero o la scelta di quale strada fare per tornare a casa dal lavoro. In alcuni casi possiamo usare la nostra abilità, intelligenza o fortuna per fare in modo che il costo opportunità sia il più basso possibile, in altri casi siamo semplicemente costretti a pagare interamente questo costo, come nel caso del TFR.

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