Non solo interne le responsabilità del debito pubblico greco

La crisi economica del paese ellenico deriva da responsabilità reciproche in Europa

Non solo interne le responsabilità del debito pubblico greco 1

di Patrizio Ricci

E’ diventato di pubblico dominio: la Grecia spenderà nel 2012 più del 3% del PIL in armamenti e costi d’esercizio delle sue Forze Armate. Una percentuale così elevata tra i paesi Nato è superata solo dagli Stati Uniti. La seconda notizia è che la concessione dei prestiti comunitari è stata subordinata alla stipula di contratti con l’apparato industriale militare di Germania e Francia. A tal proposito bisogna dire che Monti, il 15 di questo mese a Strasburgo, pur riaffermando la sua perfetta fede nell’Unione Europea non ha usato giri di parole nel criticare Germania e Francia. Il Presidente del Consiglio Italiano ha detto chiaramente che pena la progressiva disaffezioni dei popoli al progetto europeo, l’Europa non può più permettersi di declinare gli stati membri in ‘paesi centrali’ e in ‘paesi periferici’ e che per questo è necessario riaffermare la centralità del Parlamento europeo. Sebbene quelli ‘periferici’ hanno avuto la maggior responsabilità nella creazione della crisi del debito, è accertato che sui paesi ‘centrali’ grava la responsabilità di aver distrutto per primi la disciplina finanziaria dell’euro e di aver messo in atto pratiche economiche scorrette, a detrimento di altri paesi dell’eurozona.

Nel caso della Grecia si è trattato di ricatto economico e finanziario. Ma Il ricatto economico non spiega da solo la corsa agli armamenti. Ci sono una serie di altri fattori che hanno agito come leva: la controversia tra la Turchia e la Grecia sulle isole del Mar Egeo e su Cipro; la grande quantità di aiuti finanziari, economici e militari che gli Stati Uniti hanno fornito alla Turchia e che successivamente la Grecia, nel clima di perenne guerra fredda tra i due paesi, ha voluto colmare per stare al passo. Dimitris Droutsas, ex ministro delle finanze greco sul giornale tedesco Die Zeit dell’11 gennaio 2012, chiarisce: “Non abbiamo investito così tanto denaro negli armamenti per divertirci”. E spiega che la corsa agli armamenti era inevitabile perché gli scontri con i turchi si ripetevano quasi ogni giorno: “Quando ero ministro degli esteri, ogni pomeriggio ricevevo una nota dal ministero della difesa che elencava le violazioni del nostro spazio aereo da parte della Turchia”. E poi ci sono le attività della marina turca nel Mar Egeo e la questione irrisolta di Cipro, occupata da 35 anni dai Turchi.

Tuttavia, nonostante questi chiarimenti, è innegabile che c’è un “lato oscuro” nel peso davvero eccessivo delle spese militari greche. Si fa davvero fatica ad accettare il fatto che il Fondo monetario internazionale, la Bce o la Commissione europea, in sede di supervisione del bilancio abbiano preteso una riduzione della spesa sociale per il 2012 del 9% ma non una riduzione della spesa destinata agli armamenti, anzi abbiano concesso un aumento. Guardando le scene di disperazione del popolo greco, viene da dire che la politica europea è caratterizzata soprattutto da un forte interesse finanziario e dall’ipocrisia.

Si potrà pensare esagerata una simile affermazione. Purtroppo non è così. Tra il 2005 e il 2008 i prestiti complessivi concessi passarono da 80 a 160 miliardi di dollari; la Grecia, già a debito, otteneva nuovi finanziamenti con i conti truccati per entrare nell’euro. Il debito del paese ellenico però non è il frutto solo di responsabilità interne; non nasce solo a causa di una cattiva gestione politica, ma è provocato da una concomitanza di fattori e azioni esterni. Appena la Grecia entrò nell’euro fu inondata da prestiti ‘facili’; il flusso di crediti ‘generosamente’ accordati dalle banche tedesche e francesi fece raddoppiare il debito pubblico e privato. Questa liquidità veniva reinvestita in massicce importazioni di armi. In questo contesto, Francia e Germania sono state attente solo all’espansione delle proprie forniture bellico-industriali, e i rispettivi governi se ne sono fatti diretti promotori. Sono queste precise responsabilità di paesi ‘amici’ che hanno permesso ai greci di vivere al di sopra delle loro possibilità, senza poter nemmeno immaginare l’epilogo odierno. E’ lo stesso motivo per cui le banche francesi e tedesche oggi sono fortemente esposte verso la Grecia: sono legate a doppio filo all’industria bellica. E’ da immaginarsi come questi istituti di credito abbiano decuplicato i loro guadagni, perché i prestiti sono occasione di ulteriore profitto: vengono ‘pacchettizzati’ sotto forma di strumenti finanziari derivati che decuplicano le rendite e moltiplicano il denaro circolante.

Il resto è storia nota. Nel 2009 la Grecia ha cominciato a non onorare il pagamento dei contratti stipulati con la Germania ed ha denunciato che le forniture militari non erano di buona qualità: da quel momento il paese è entrato in crisi, attaccato dalla speculazione. Ora sovrapponiamo il tutto e capiremo che responsabilità ha il mondo finanziario e industriale straniero (in primis tedesco e francese) sulla Grecia. E’ giusto così?

 

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