Moschee distrutte in Cina … ma i paesi islamici difendono la Cina mentre l’occidente accusa

Le autorità cinesi hanno iniziato a distruggere moschee e minareti. È stato segnalato da Independent.

Secondo il giornale, gli edifici sono stati distrutti nelle province di Henan, Gansu, Mongolia Interna e nella regione autonoma di Ningxia Hui. In particolare, le cupole e i minareti in un villaggio vicino alla città di Linxia, ​​che è chiamata la “Piccola Mecca della Cina”, vengono fatti saltare in aria. La più grande popolazione musulmana della Cina, l’Hui ( o ‘uiguri’), vive lì. Inoltre, le autorità hanno chiuso tre moschee nello Yunnan e hanno vietato l’uso della scrittura araba in tutto il paese.

Naturalmente bisognerebbe sentire anche il punto di vista dei cinesi, a meno che tutto si può dire a patto che ciò che si dice sia liberale.

Il Global Times, il principale quotidiano in lingua inglese in Cina, ha dichiarato nel gennaio 2019 che dopo un incontro con i rappresentanti di otto associazioni islamiche, i funzionari del governo cinese “hanno concordato di dirigere l’Islam secondo il socialismo e di adottare misure per promuovere la sinizzazione della religione”. in effetti, l’apparizione dei turchi nel territorio dell’attuale Xinjiang, così come la sua islamizzazione, è collegata alla conquista.

Nello sforzo di arginare la diffusione dell’Islam Pechino ha pubblicato un nuovo Libro bianco sulla regione autonoma uigura dello Xinjiang, in cui si afferma che l’Islam è una religione presumibilmente aliena per i residenti locali che è stata invasa da estranei. Al contrario, la Cina, secondo gli autori del libro, è sempre stata amica degli uiguri e li ha protetti dai sovrani turchi che volevano renderli “i loro schiavi”.

“L’adozione dell’Islam da parte di semplici uiguri non è stata volontaria, è stato il risultato di una serie di guerre e l’imposizione di questa religione da parte della classe dominante”, affermano gli autori del rapporto. “L’Islam non è una religione indigena né l’unica religione dello Xinjiang”. Il nuovo documento si intitola “Fatti storici sullo Xinjiang” ed è stato creato dall’ufficio informazioni del Consiglio di Stato della RPC, subordinato al dipartimento di propaganda del Comitato centrale del Partito comunista.

Questa opera di indottrinamento molto capillare che impone restrizione e regole severe nella professione del credo, è criticata molto in occidente e dalle organizzazioni per i diritti umani.

Per la verità, nei radicali Uiguri che vivono nella regione autonoma uigura cinese dello Xinjiang i sentimenti separatisti sono molto forti. Negli ultimi anni, i radicali uiguri organizzano spesso atti terroristici. E diverse migliaia di uiguri prendono parte alle ostilità in Siria dalla parte di al Qaeda. Vedono la loro partecipazione come un allenamento per la lotta per l’indipendenza.

Questi fatti hanno spinto all’estremo la sinizzazione delle religioni , che infatti si è fatta più stringente negli ultimi anni, specialmente da 5 anni a questa parte, con il presidente Xi. Naturalmente questo può non piacere ma è il modo di fare del governo cinese, che teme che le religioni possano essere propagate idee che minino il comunismo cinese e che possano subire influenze da paesi esteri, nemici della Cina.

Il modo di fare del governo cinese è senz’altro duro ma  se pensiamo bene ci accorgiamo che la Cina non ha portato la guerra nei paesi islamici. Inoltre, per le notizie che ho a disposizione posso dire che l’ostilità cinese più che sui sentimenti religiosi, è focalizzata sull’indipendentismo islamico.

Paradossalmente a difendere i musulmani cinesi non sono i paesi islamici che appoggiano invece  la Cina, bensì i paesi occidentali che accusano la Cina di aver messo su campi di internamento e rieducazione.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman, Bahrain, Egitto, Siria, Pakistan, Tagikistan, Algeria  sono state tra le 37 potenze che hanno firmato una dichiarazione cinese sullo Xinjiang a luglio -Uygur Autonomous Okrug. In esso, Pechino respinge tutte le accuse di maltrattamenti nei confronti dei musulmani.

Ed è interessante il fatto che tra i firmatari di questa dichiarazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite non era un unico stato a maggioranza musulmana.

Al contrario, A febbraio, Muhammad bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita ha fatto questa dichiarazione sugli uiguri durante la sua visita a Pechino: “La Cina ha il diritto di prendere misure volte a combattere il terrorismo e l’estremismo per il bene della sua sicurezza nazionale”. Ed a luglio – in due differenti occasioni – anche il principe ereditario Mohammed bin Zayed Al-Nahyan (Emirati Arabi) ed Erdogan (Turchia) non hanno esitato a sostenere apertamente le misure  intraprese dalla Cina verso i musulmani.

@vietatoparlare