Meeting di Rimini bene, se mancasse si sentirebbe, ma deve rischiare di più…

Da Cultura Cattolica di don Gabriele Mangiarotti, rilancio un  giudizio ragionato sul fatto che sebbene la  presenza del Meeting di Rimini  continui ad essere preziosa come intuizione ed in certi eventi che propone, correntemente nella realtà più immediata e quotidiana, sembra non rischiare più la libertà della fede.
Personalmente vedo le parole di Cultura Cattolica uno stimolo e un incoraggiamento fraterno di chi sta a cuore la stessa cosa, perciò le ripropongo.

@vietatoparlare


Meeting di Rimini come l’NBA: quanto manca al futuro?

Autore: Jacob Netesede – Curatore:don Gabriele Mangiarotti – fonte Cultura Cattolica

Il succo è nelle note, secondo la moda.
Riflettere su quello che è accaduto rimane la forma più autentica di uso della ragione, evitando schematismi e pregiudizi

Mi sono imbattuto in un video del Meeting di Rimini 2020 in cui un alto esponente del Movimento di Comunione e Liberazione rilancia l’importanza della “sostenibilità” che “non è solo ambiente. L’agenda 2030 dell’ONU ma soprattutto la Laudato sii di Papa Francesco mettono in luce che sviluppo sostenibile significa anche giustizia sociale, parità di genere, lavoro per tutti, città più abitabili cioè che i temi sociali economici ambientali sono intimamente connessi. Per questo lo sviluppo deve tornare a essere più umano…”.
Stupito e perplesso ho curiosato tra eventi, qualche incontro, alcune mostre e dei video.

Sul sito della manifestazione leggo che il Meeting di Rimini è “il luogo fisico in cui sperimentare come l’esperienza della fede cristiana vissuta sia capace di incontrare e valorizzare ogni tentativo umano che collabora positivamente al destino di ogni uomo”.
Nel 2008 l’Associazione Meeting è diventata “Fondazione” dal cui statuto scopro che: “la Fondazione si prefigge la tutela e la promozione di tutti i valori autenticamente umani (…) avendo a prioritario riferimento da un lato i principi contenuti nel testo di Mons. Luigi Giussani “Il rischio educativo” e dall’altro richiamandosi ai “principi fondamentali” sanciti dalla costituzione della Repubblica Italiana con particolare riferimento per quanto riguarda i rapporti internazionali a quanto previsto all’art.11”.
Gli organizzatori, richiamando Don Giussani, affermano di voler vivere la fede cristiana portando a Rimini tutto quello che di bello e di buono c’è nella cultura del tempo.

Ho la sensazione che qualcosa sia andato storto.
Nel Rischio Educativo, Don Giussani afferma che occorre fare i conti con le idee che circolano e proporre alternative, creando cultura (1).
Peraltro, se ci diciamo cristiani, la confessione pubblica della fede è un dovere (2), perché sappiamo cosa sazia il cuore dell’uomo(3).
Quindi, dobbiamo confessare la fede in Dio, fine ultimo dell’uomo.
Nel favorire “l’amicizia tra i popoli”, nel valorizzare “ogni tentativo umano”, dovremmo aver di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza dell’intera umanità.
Il Meeting dovrebbe fornire criteri di giudizio che nascono dalla fede, nonché cogliere e smascherare modelli in contrasto con il disegno della salvezza (4).
Proporre, insomma, una cultura che nasca dalla fede (5).
La fede come lavoro culturale ha bisogno di un luogo (6): che sia questo il motivo per cui dal carisma di Don Giussani è nata questa faccenda del Meeting?

Ma qual è il giudizio culturale che emerge da quel che ho visto del Meeting 2020?
Viene, come detto, richiamata, ad esempio, l’Agenda ONU 2030 (e, infatti, “Fondazione Banco Alimentare” e “Fondazione per la Sussidiarietà” aderiscono alla Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile). (7)
I 17 punti dell’Agenda Onu 2030 (8) a mio avviso sono così sintetizzabili: “l’uomo è padrone del suo destino”.
Ve ne cito alcuni – non tutti… – copiaincollando dal sito ONU i titoli e i sottotitoli: sconfiggere la povertà (porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque); sconfiggere la fame: porre fine alla fame; buona salute: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età; parità di genere: raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze; ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all’interno e tra i paesi; lotta contro il cambiamento climatico: adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze; utilizzo sostenibile del mare: conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile; utilizzo sostenibile della terra: proteggere, ristabilire e promuovere l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, bloccare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità; pace e giustizia: promuovere lo sviluppo sostenibile; rafforzare gli strumenti di attuazione e rivitalizzare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile…
In effetti mancano i banchi a rotelle per tutti, ma possiamo serenamente affermare che nel realizzare i 17 punti, l’ONU finalmente garantirà la serenità per ogni uomo.

Il futuro è roseo! Saremo ricchi, non avremo più fame, saremo sani, a tutte le età, ci sarà parità, anzi, di più, saranno ridotte tutte le diseguaglianze.
Ricchi, sazi, sani, uguali… ed ecologici!
Ovviamente in pace: un sistema talmente perfetto che più nessuno avrebbe bisogno d’esser buono (l’unico dramma sarà quello delle candidate Miss Italia che dovranno esprimere un desiderio diverso da “lapacenelmondo”).
In fondo, mi dico, tengo duro questi pochi anni che mancano e poi…
…e poi mi chiedo: ma esiste davvero qualcuno che creda a queste cose? L’alto esponente del video, secondo voi, ci crede?

Di certo il Meeting attuale ed io abbiamo qualche divergenza su quali siano le forze che muovono la storia (e il cuore dell’uomo).
Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà (9) dovrebbe almeno spiegare la competenza dell’ONU rispetto, ad esempio, all’educazione dei miei figli o all’indicazione delle priorità nel territorio del mio Comune…
Mi hanno insegnato che ogni ideologia si presenta con presunzione di globalità.
E ripenso a Don Giussani: “La cultura moderna, di destra o di sinistra, che ha estromesso tutta la presenza riconosciuta del valore antico del mondo di prima, ha come suo rilievo educativo culminante l’abolizione del passato, del precedente, perciò la distruzione del valore di una appartenenza [lo si spieghi al filosofo Galimberti applaudito al Meeting] (…) la cultura moderna, affermando l’uomo come misura di tutte le cose, di fatto sopprime la libertà, strozza la libertà, perché non la lascia essere, non può lasciarla essere, concepirla o possederla se non come menzogna. (…) Oltre che menzognero, l’uomo della cultura moderna è anche violento: la negazione teorica, ma soprattutto pratica, della nostra appartenenza a Dio è menzogna, sorgente di menzogna e perciò di violenza, di una violenza lunga come il tempo della storia, in tutti gli ambiti e i rapporti della società (quindi anche in famiglia, anche nelle amicizie più conclamate, anche con chi combatte con noi, con chi collabora con noi nel lavoro). E violenza ogni rapporto umano che non sia coscienza del Destino, che non sia, perciò, coscienza dell’appartenenza a qualcosa d’Altro”. (Giussani, Esercizi 1999, Cristo è tutto in tutti).

Nell’Agenda ONU 2030 non si parla di Dio, né di destino, né di salvezza, né di tradizione.
Non solo: nel Meeting di Rimini non mi è parso di cogliere giudizi approfonditi su RU486, sul DDL Zan, su aborto e commenti cattolici alla legge 194, su vaccini preparati con l’utilizzo di feti abortiti, sulle elezioni americane, sulla crisi che investe la Chiesa…
Pensate che pare che in Comunione e Liberazione neppure si parli pubblicamente di quanto sta accadendo ai Memores Domini (10).
Il Meeting è come l’NBA, in una bolla: nella Disneyland di Rimini schiva la realtà del 2020 (l’Agenda Onu 2030 è stata sottoscritta nel settembre 2015, la scalata al K2 cui è dedicata una delle 4 mostre è del 2014…).
Ma che il mondo sia “mondo”, si comporti da “mondo”, dov’è la notizia?
Ma se chi è chiamato a proporre un giudizio culturale per professare la fede in Cristo a salvezza propria e del mondo, collabora col mondo…
Tutto questo mi conferma nell’amicizia con coloro che sfidano le tempeste aggrappati alla sapienza che non naufraga: “Se, ad esempio, qualcuno avesse un libro dove ci fosse tutta la scienza, non cercherebbe altro che conoscere questo libro; così anche a noi non occorre altra cosa che cercare di conoscere il Cristo” (S. Tommaso d’Aquino, Commento al Corpus Paulinum, vol. 4).

Jacob Netesede

Note

1. “Il fatto cristiano è perenne nella storia, ha una sua struttura che nulla cambierà, perché è un avvenimento definitivo; ma nell’impatto con la situazione culturale, sociale e politica il cristiano che vive quell’avvenimento, se non è inintelligente o del tutto ignavo, non può non tentare di giudicare idee circolanti o strutture esistenti nella società dal punto di vista della sua vita di fede e, quindi, non può non tentare di creare cultura e strutture alternative” (Il rischio educativo, Don Giussani).

2. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 3 “Coloro che, con l’aiuto di Dio, hanno accolto l’invito di Cristo e vi hanno liberamente risposto, a loro volta sono stati spinti dall’amore di Cristo ad annunziare ovunque nel mondo la Buona Novella” e n. 14: “Coloro che per la fede e il Battesimo appartengono a Cristo devono confessare la loro fede battesimale davanti agli uomini

3. Gaudium et Spes n. 41, precisa quale sia l’aiuto che la Chiesa intende offrire agli individui, “Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo dell’uomo, essa al tempo stesso svela all’uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull’uomo. Essa sa bene che soltanto Dio, al cui servizio è dedita, dà risposta ai più profondi desideri del cuore umano, che mai può essere pienamente saziato dagli elementi terreni”.

4. “per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più vaste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza” (Evangelii Nuntiandi, 19, Paolo VI)

5. Giovanni Paolo II: “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”.

6. Don Giussani “La fede come lavoro culturale ha bisogno di un luogo dove il giudizio della fede sulle cose e sugli avvenimenti sia un atteggiamento già in atto e sia possibile trasmetterlo. E l’atteggiamento in atto è questo: Cristo è il giudizio e Cristo è qui, è la nostra compagnia” (Alla ricerca del volto umano)

7. cfr. ASVIS – https://asvis.it/aderenti/#

8. https://unric.org/it/agenda-2030/

9. Stando alla definizione del principio di “sussidiarietà” tratta dal Compendio del Catechisimo della Chiesa Cattolica, “società di ordine superiore non deve assumere il compito spettante a una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità” 10.https://www.aldomariavalli.it/2020/07/01/esclusivo-ecco-il-decreto-per-la-nomina-di-un-delegato-pontificio-per-i-memores-domini/

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