L’uomo è staccato da se stesso.

L’uomo moderno è staccato da se stesso, dai suoi simili, dalla natura. È stato trasformato in un oggetto, sente le sue forze vitali come un investimento che gli deve dare il massimo  profitto ottenibile alle condizioni di mercato del momento. Le relazioni umane sono essenzialmente quelle degli automi, ognuno dei quali basa la propria sicurezza tenendosi vicino al gregge  e non divergendo nel pensiero, nei sentimenti o nell’azione. Mentre ognuno prova ad essere il più vicino possibile agli altri, ognuno rimane disperatamente solo […]

La nostra civiltà offre molti palliativi che aiutano la gente  a essere “coscientemente inconscia” di questa solitudine: primo fra tutti la stretta routine del lavoro meccanico, burocratico, che aiuta la gente a restare inconscia dei più fondamentali desideri umani, del desiderio di trascendenza e unità. Finché la routine da sola non ci riesce, l’uomo supera la propria inconsapevole disperazione mediante  la routine dei divertimenti, della consumazione passiva dei suoni  e delle immagini offerti dall’industria del divertimento; […]

La felicità odierna dell’uomo consiste nel “divertirsi”. Divertirsi significa consumare e comprare cibi, bevande, sigarette, gente, libri, film – tutto è consumato, inghiottito. Il mondo è un grosso oggetto che suscita i nostri appetiti, una grossa mela, una grossa bottiglia, un grosso seno; noi siamo i consumatori, gli uomini in eterna attesa, gli speranzosi, e gli eterni delusi. Il nostro carattere è congegnato in modo da scambiare e ricevere, da barattare e consumare; tutto, sia le cose spirituali sia quelle materiali, diviene oggetto di scambio e di consumo.

   La situazione, per quanto riguarda l’amore, corrisponde al carattere sociale dell’uomo moderno. Gli automi non possono amare; possono scambiarsi i loro “ fardelli di personalità”, e sperare in uno scambio leale. […]

Nell’amore si è trovato, alla fine, un rifugio alla solitudine. Si forma un’alleanza a due contro il mondo, e questo egoismo a due è scambiato per amore e intimità.[…]

Amore come soddisfazione reciproca è amore come “ cooperazione”, come rifugio alla solitudine, sono le due “normali” forme della disintegrazione dell’amore nella società occidentale moderna, la patologia socialmente schematizzata dell’amore.[…]

   L’amore è possibile solo se due persone comunicano tra loro dal profondo del loro essere, vale a dire se ognuna delle due sente se stessa dal centro del proprio essere. Solo in questa “esperienza profonda” è la realtà umana, solo là è la vita, solo là è la base per l’amore. L’amore, sentito così , è una sfida continua; non è un punto fermo , ma un insieme vivo, movimentato; anche se c’è armonia o conflitto, gioia o tristezza, è d’importanza secondaria dinanzi alla realtà fondamentale che due persone sentono se stesse nell’essenza della loro esistenza, che sono un unico essere essendo un uno unico con se stesse, anziché sfuggire se stesse. C’è solo una prova che dimostri la presenza dell’amore: la profondità dei rapporti, e la vitalità e la forza in ognuno dei soggetti.

   Così come gli automi non possono amarsi tra loro, essi non possono amare Dio. La disintegrazione dell’amore per Dio ha raggiunto le stesse proporzioni della disintegrazione dell’amore per l’uomo. Questo fatto è un clamoroso contrasto con la teoria di una rinascita religiosa nell’epoca attuale. Niente potrebbero essere più lontano dalla verità. Assistiamo invece (anche se vi sono delle eccezioni) al regresso da un idolatrico  concetto di Dio, verso un concetto che si adatta ad una struttura di carattere diverso. Il concetto idolatrico di Dio è evidente. La gente è dominata dall’ansia, senza fede né principi, e si trova senza uno scopo tranne quello di andare avanti; di conseguenza continua a restare infantile, a sperare che il padre e la madre continuino a venire in suo aiuto, quando l’aiuto è necessario.[…]

La vita quotidiana è nettamente separata da ogni valore religioso. È dedicata allo sforzo di procurarsi le cose materiali e il successo personale. I principi sui quali si basano i nostri sforzi sono quelli dell’indifferenza e dell’egotismo (il primo spesso camuffato come “individualismo” o “iniziativa individuale”).  L’uomo di una civiltà veramente religiosa può essere paragonato ai bambini di otto anni, che anno bisogno della madre come un aiuto , ma che cominciano subito ad adottare gli insegnamenti e i principi. L’uomo contemporaneo è piuttosto come un bambino di tre anni, che piange quando ha bisogno del padre, ma è completamente autosufficiente quando può giocare. 

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