Lukashenko: la Crimea è russa de facto e de jure

Lukashenko: la Crimea è russa de facto e de jure 1

l presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha affermato che dopo il referendum del 2014 la Crimea è diventata russa sia de facto che legalmente.

“Abbiamo capito tutti che la Crimea è de facto la Crimea russa. Dopo il referendum e de jure, la Crimea è diventata russa”.

Ha anche detto che c’era un accordo tra lui e il presidente russo Vladimir Putin che entrambi avrebbero visitato la Crimea. Secondo Lukashenko, il suo viaggio in Crimea significherà il riconoscimento della penisola come territorio russo.

Quindi Lukashenko, dopo che ha cercato diplomaticamente di resistere sulla questione, ora non potuto fare altro che dire la sacrosanta verità. Quella verità che ancor oggi la UE e gli Stati Uniti negano.

Perché l’“annessione della Crimea”, benché più volte ripetuta, resta una bugia:

L’ORIGINE

1) L’origine del conflitto non inizia con ‘l’invasione russa della Crimea’ ma con il colpo di stato del Maidan. La Crimea ha scelto l’autodeterminazione in un particolare momento di totale sconvolgimento dell’Ucraina che ha visto l’ascesa al potere con la forza di una giunta neonazista supportata da forze addestrate dalla Nato.
Il rovesciamento di un governo legalmente eletto, ha avuto il sostanziale appoggio dell’attuale sottosegretario di stato USA Blinken e di Vittoria Nuland che al tempo era inviata speciale del governo Obama in Ucraina per favorire la crisi. Quest’ultima è famosa per la sua frase “fuck the EU “, in riferimento all’intenzione americana di escludere la UE nella ricerca di una soluzione alla crisi ucraina. Lo stesso Obama ha riconosciuto il ruolo avuto dagli Stati Uniti nel regime change ucraino.

Ma torniamo più specificatamente alla Crimea. È da precisare che la Crimea fino agli eventi del Maidan, aveva lo status di Repubblica autonoma di Crimea anche se, de jure , apparteneva all’Ucraina. Tuttavia, dopo l’autoproclamazione della giunta golpista a guida della nazione, la Repubblica autonoma di Crimea ha deciso di non riconoscersi nell’autoproclamata giunta neonazista non eletta da nessuno e dichiaratamente russofoba.

È per questo che la Repubblica autonoma di Crimea, con un referendum, il 18 marzo 2014, decise di ritornare alla madre patria Russa. Il referendum in parola, ebbe il risultato del 96,77% di voti favorevoli e con una partecipazione dell’83,1% degli aventi diritto al voto.

È da notare che questa scelta risponde al diritto dell’autodeterminazione dei popoli, ed è coerente alle vicende storiche (secondo circostanze simili, è stato riconosciuto il Kosovo indipendente).

È da ricordare che la Crimea fu ceduta all’Ucraina dalla Russia dall’allora presidente dell’URSS Nikita Chruščёv, che era ucraino, per far un ‘regalo’ alla sua terra natia. Questo avvenne nel 1954, prima di quella data, la popolazione – in base al censimento – era di nazionalità russa per il 75% della sua totalità.

La Crimea fu sottratta all’impero ottomano l’8 gennaio 1784. Stiamo parlando di un’epoca in cui le guerre per i territori erano cosa abbastanza comune, ed in questo caso, per l’impero zarista, la motivazione era lo sbocco al mare. Comunque, successivamente, 8 gennaio 1792 a conclusione della guerra russo-turca, lo stesso impero ottomano riconobbe la Crimea come appartenente alla Russia. Quindi dal 1792 la Crimea diventa legalmente terra russa.

Poi interviene nel 1954 la cessione all’Ucraina, per un capriccio di Chruscev.

Quindi, alla luce di queste evidenze storiche, non si capisce proprio come si possa continuare a parlare di ‘Crimea annessa’. Sta di fatto che le circostanze in cui si verificano gli eventi vengono sottratte dal contesto delle vicende attuali. Pertanto, dire che “lo Zar Putin ha annesso la Crimea ‘invadendola’, è sottomettere vicende storiche a proprio piacimento. Evidentemente, lo scopo è suggerire la chiave di lettura, influenzare il giudizio e ed indirizzarlo alle proprie conclusioni. In linea, solo l’applicazione costante del metodo dei due pesi e due misure consente oggi di sanzionare la Crimea e la Russia per una inesistente annessione e nello stesso tempo, legittimare la autodeterminazione di altri stati, come ad esempio, il KOSOVO nel 2010.
Ovviamente, il Kosovo non ha sanzioni dagli Stati Uniti ricade negli interessi atlantici. Tutto è chiaro, ma si continua propanare disinformazione a 360 gradi, addirittura capovolgendo gli eventi.

L’ULTIMA MICCIA

2) l’ultima miccia non è costituita dalle truppe russe al confine ma queste sono la reazione all’ammassamento ed all’aggressività della leadership ucraina che da gennaio ha ricominciato a rendere più frequenti le violazioni al cessate il fuoco, ha emesso il decreto 117 del 24 marzo, che rivendica il diritto di riprendere la Crimea ed il Donbass anche con la forza, ha acquistato i droni turchi, ha ricevuto missili anticarro Javelin dagli USA con una infinità di altro materiale bellico ed addestramento della Nato. Il tutto espressamente – come da numerose dichiarazioni – per usare, il rinnovato e potenziato asset strategico, nell’assalto finale che aveva previsto in aprile maggio contro il Donbass. Se ci fossero ancora dubbi sulla volontà di Zelensky di una soluzione ‘punitiva’ contro le popolazioni russofone del Donbass, ha chiesto l’ingresso nella Nato dando disponibilità a basi USA. Infine, è uscito di fatto dai negoziati di Minsk.

LA REAZIONE DELLA NATO

3) La Nato non ha “reagito alla provocazione di Mosca “. Questo dato, benché ripetuto e ripetuto, è oltremodo falso: la Nato ha preparato da lunga data la propria aggressività su Mosca a cominciare dall’addestramento delle forze paramilitari ucraine che presero il parlamento in piazza Maidan, fino alla costituzione di una giunta non eletta da nessuno che subito si scatenò in leggi russofobe, come il divieto della lingua russa. Successivamente la Russia ha supportato la popolazione russofona. Per questo oggi Washington accusa Mosca di “aggressione”, ma tutto a causa dell’indebolimento della propria presa.

Il personaggio di Stefan Bandera che per l’attuale governo ucraino, è un patriota, in realtà è il capofila del nazionalismo ucraino: “Gli uomini di Bandera, in nome del nazionalismo ucraino, hanno portato avanti una pianificata pulizia etnica in Galizia e Volinia uccidendo, secondo le stime più prudenti, 60mila polacchi. Durante l’alleanza con i nazisti hanno certamente contribuito, almeno indirettamente, allo sterminio della popolazione ebraica di quelle regioni, anche se non c’è accordo tra gli storici circa una loro attiva partecipazione al massacro degli ebrei” (cit. Balcani Caucaso). Anche Wikipedia dice che l’uomo in questione fu “aderente all’ideologia fascista, fu un criminale di guerra e terrorista, che collaborò con la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per combattere contro l’occupazione sovietica”.

Per questo la dichiarazione di Lukashenko, che ha ‘assaporato la doppiezza della UE e della Nato, è significativa e non potrà che portare bene alla Crimea ed ai suoi uomini, donne e famiglie. Una più stretta integrazione tra Bielorussia e Russia, porterà a popoli per essere liberi. Il requisito essenziale per i popoli – in un’epoca di accerchiamento diventato sistema politico per emarginare i non assimilati – è non aderire alla globalizzazione o almeno avere la capacità di vivere costituendo un mercato alternativo tra stati amici.

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