L’Osservatore Romano riesce a parlare del feudo jihadista di Idlib senza nominarlo…

Fighters from Al-Qaeda's Syrian affiliate Al-Nusra Front drive in the northern Syrian city of Aleppo flying Islamist flags as they head to a frontline, on May 26, 2015. Once Syria's economic powerhouse, Aleppo has been divided between government control in the city's west and rebel control in the east since shortly after fighting there began in mid-2012. AFP PHOTO / AMC / FADI AL-HALABI / AFP PHOTO / AMC / Fadi al-Halabi

Oggi è uscito un articolo dell’Osservatore Romano che riprende di pari passo la retorica turca che in questi giorni rischia contrapporsi “Manu militari” alla riconquista di Idlib.

In proposito, l’Osservatore sembra ignorare o almeno non annovera, che la provincia di Idlib è attualmente amministrata da Tharir al Sham ovvero dalla organizzazione al Nusra (al Qaeda in Siria) a cui sono affiliate bande jihadiste radicali dello stesso segno su cui predomina in modo assoluto. Quindi in quella regione vige un Califfato a tutti gli effetti su cui il governo turco lucra, avendo stabilito su di esso come una specie di protettorato.

Vediamo di seguito come stanno le cose nella regione di Idlib ed in particolare, trattandosi delll’Osservatore Romano, vediamo come sta la vita dei cristiani nella provincia (ove la libertà religiosa è il polso di tutte le libertà).

Allora, cominciamo con il dire che sin dall’inizio della guerra siriana la lotta è stata condotta prevalentemente in modo settario dai ribelli. Se ci fossero dubbi, sentite il Prefetto per la Congregazione delle Chiese Orientali, cardinale Sandri, in questo intervento audio del 2013. Sin dal 2012 fonti all’interno della chiesa sia cattolica e siriaca riferiscono chiaramente che “l’esercito siriano libero (ovvero i cosiddetti moderati che oggi in Idlib non esistono più) stanno conducendo una” pulizia etnica in corso dei cristiani “. In una comunicazione ricevuta dell’Agenzia Fides, le fonti affermavano che oltre il 90% dei cristiani di Homs sono stati espulsi dagli islamisti militanti delle Brigate Farouq che sono andati porta a porta, costringendo i cristiani a fuggire senza le loro cose e confiscando le loro case.  La popolazione cristiana di Homs era scesa da un totale pre-conflitto di 160.000 a circa 1.000.

L’ascesa fel jihadismo in provincia di IDLIB 

Per opera degli sponsor esterni che finanziavano le milizie ‘più promettenti’, presto i gruppi jihadisti più settari sono divenuto predominanti in tutta la Siria. Fino a che oggi, in tutta la Siria – nell’unica regione in mano ai jihadisti, ovvero Idlib –  vige una sorta di Califfato islamico alla stregua dell’ISIS.

Sulla natura dell’amministrazione di al Qaeda e milizie affiliate in Idlib, si è espressa chiaramente anche la BBC , che dice: “Centinaia di migliaia di cristiani sono stati sfollati combattendo o hanno lasciato il Paese. Il patriarca cattolico greco melkita Gregorios III Laham ha dichiarato l’anno scorso che erano stati uccisi più di 1.000 cristiani, interi villaggi sgomberati e dozzine di chiese e centri cristiani danneggiati o distrutti. Ciò ha portato alcuni cristiani ad esprimere il proprio sostegno al presidente Assad, in particolare quando la violenza settaria è aumentata e i gruppi di militanti jihadisti che chiedono uno stato islamico in Siria sono diventati più forti”.

Ma vediamo anche altre fonti. Cristian Solidariety International (degli USA) , testimonia che di cristiani ad Idlib ce n’erano 1200 ma ora ce ne sono solo due. Era solo il 2015 e già c’era quella situazione.

Alla luce di queste evidenze, allora perché l’Osservatore chiama “ribelli” qualcuno chi si discosta dalla loro professata ideologia dominante , deve scappare?

In proposito da Cristian Solidariety Concern viene fornita anche una testimonianza di un musulmano che così riferisce: “Ho lasciato Idlib con mio cugino che aveva una macchina. Successivamente, la mia casa fu occupata e saccheggiata dai ribelli. Avevo programmato di vendere la mia casa per consentire a mia figlia di studiare medicina. Adesso è troppo tardi. Mi preoccupo anche per i nostri vecchi vicini cristiani. Sono musulmano, ma la religione di questi ribelli non è il mio Islam. Detesto il salafismo e non voglio vivere sotto di esso. “

E così a seguire 2017 Daily Beast o altri,  in una interminabile sequela di testimonianze di religiosi e di fuggiaschi e fonti. Ed ecco nel 2018 cosa dice Persecution Cristian Concern:  ”Numerosi rapporti dei media indicano che il gruppo di schegge siriane di al-Qaeda, noto come al-Nusra, ha recentemente aumentato la sua mira ai cristiani nella provincia di Idlib. Secondo quanto riferito, al-Nusra ha emesso avvisi secondo cui tutti i beni cristiani sono il bottino di guerra e verranno sequestrati. Nel frattempo, altri rapporti indicano che al-Nusra si sta nuovamente preparando a colpire la città cristiana di Mhardeh”.

Ed ecco di poco tempo fa il 7 novembre 2019 la giornalista Vanessa Beley racconta di una sua intervista a una ex residente di Yakubiyah, una città prevalentemente siriana (armena e cattolica) situata a ovest della città di Idlib ea circa 10 km dal confine siriano con la Turchia.

Aline K (il suo nome completo è stato negato per la sua sicurezza) era in Libano quando le bande armate sono entrate per la prima volta nella sua città natale nel 2012/13, ma ha deciso di tornare a Yakubiyah per valutare la situazione.

Quando Aline tornò a casa sua, la trovò occupata da una madre e dei bambini. Aline chiese loro di andarsene, ma quando tornò la mattina dopo, i militanti armati avevano preso il controllo della casa e Aline, come tanti suoi vicini, fu costretta ad abbandonare la sua casa. Lei mi ha detto:

“ I terroristi hanno saccheggiato tutte le case, sono entrati nelle case e hanno controllato cosa c’era al suo interno, un altro gruppo è venuto e ha preso tutto dentro, hanno preso tutto quello che potevano trasportare, hanno svuotato le case, le hanno svuotate. 

Storie di violenze ed assassini impuniti sono testimoniati in Idlib anche dall’organizzazione SOS Chretien d’Orient, in questo caso di una insegnante torturata per 9 ore dai jihadisti di Jhabat al Nusra e poi uccisa.

Aline ha descritto una campagna di profanazione delle tre chiese di Yakubiyah, la rimozione delle antiche croci e manufatti in pietra, l’eradicazione familiare della cultura cristiana, che è stata testimoniata in tutta la Siria dai cosiddetti ” rivoluzionari pacifici ” sponsorizzati dall’Occidente . Nel frattempo, l’Occidente afferma ipocritamente di proteggere i cristiani mentre finanzia, armando e promuove i loro persecutori. Aline e tutte le donne di Yakubiyah furono costrette a indossare l’hijab. Aline trascorse la maggior parte del tempo a nascondersi, terrorizzata all’uscita, timorosa di rappresaglie o punizioni. Molti degli abitanti più giovani sono fuggiti, lasciando indietro solo gli anziani e coloro che non avevano i mezzi per fuggire. (da RT)

E 13 maggio 2019 di SIR, di padre Hanna Jallouf (Idlib): ” Da tempo le comunità cristiane della valle dell’Oronte subiscono la persecuzione dei jihadisti del fronte Hayat Tahrir al-Sham. In precedenti occasioni padre Hanna, sempre al Sir, aveva denunciato rapimenti ed esecuzioni sommarie e anche l’espropriazione di case e terre dei cristiani poi passate ai profughi e ai combattenti del fronte islamista. ”

Ed ancora: “Rubano ai cristiani perché noi non possiamo difenderci, non abbiamo diritto ad appellarci ad un tribunale, né a chiedere i danni e giustizia. L’altra notte alcuni terroristi sono penetrati nella casa di un nostro fedele. Hanno legato tutta la famiglia e hanno trafugato ogni cosa possibile. Qui è in vigore la Sharia e noi cristiani non abbiamo voce.”

Altre testimonianze anche SIR  qui 23 dicembre 2019: (…) le nostre chiese non hanno le croci sui tetti. Non ci saranno nemmeno luminarie e alberi a dare luce al nostro Natale. Nemmeno una candela sul davanzale delle nostre case”.

Nulla di tutto questo è stato menzionato sull’Osservatore per inquadrare con obiettività ciò che succede. La conta è solo delle donne e dei bambini che soffrono per la guerra e per i profughi. Questo naturalmente non da ragione alla Verità.

[su_panel shadow=”0px 7px 5px #eeeeee” radius=”11″]Sa l’Osservatore Romano cosa i turchi hanno fatto ai curdi ad Afrin, ? L’Osservatore Romano ha mai sentito il vescovo Abou Khazen quanto descriveva la situazione di Aleppo sulla falsariga di queste testimonianze? E infine, sa l’Osservatore Romano dei cristiani di Idlib e di tutti coloro che hanno osato contrapporsi al potere vigente, potere assoluto che segue la rigida legge coranica, imposta a tutti, indifferentemente dal proprio credo?[/su_panel]

Ecco il motivo per cui il governo siriano conduce la battaglia in IDLIB

Evidentemente vi sfugge il perché l’esercito siriano e la Russia stanno conducendo questa battaglia ad Idlib. Allora evidentemente vi sono sfuggiti anche gli attacchi dei mesi e degli anni scorsi anche a Hama ed Aleppo, quando le comunità cristiane in Siria stava per cessare del tutto.

Ma proprio non ricordate quando le milizie di Idlib non hanno mai rispettato la tregua ma sempre hanno continuato ad infierire sui civili? Riportate solo le tre agenzie di stampa europee che inseguono tutte la stessa narrativa funzionale alla politica intrapresa dai governi?  Evidentemente non vedete che la strategia dei seguaci del takfirismo che voi chiamate ‘ribelli’ , va ben oltre la creazione di zone cuscinetto in Idlib deciso nei accordi di Astana e Sochi tra Russia , Turchia e Iran (ma non mantenuti dalla Turchia che ha armato e non disarmato al Qaeda).

In altri termini, è avvenuto un grave errore strategico che è apparso dopo la liberazione di Aleppo. La Russia, insieme ai suoi alleati, avrebbe dovuto andare direttamente a Idlib, ripulirla e liberarla, perché ha un’importante importanza strategica per la guerra in Siria. Il governatorato si trova sul sentiero Aleppo-Latakia lungo il confine tra Siria e Turchia.
Il controllo del territorio da Idlib alla periferia di Hama e lo spostamento fino al centro di Hama ha offerto per lungo tempo ai militanti e ai loro sostenitori l’opportunità di bloccare il percorso tra Homs e Aleppo, simile a quello che è stato fatto tra Aleppo e Latakia via Idlib. Le varie “forze takfire” si sono sempre mosse secondo un piano sviluppato, il cui scopo è stato sempre il tentativo di “spostare il califfato siriano” da Idlib a Damasco, dal momento che la Siria è in Idlib che trova il suo grande e pericoloso gruppo di estremisti radicali.

Allora avete capito cosa sta succedendo adesso? E capite che la guerra ed i morti e le sofferenze saranno amplificate dall’intervento turco? In questo è importante riportare correttamente i fatti, senza infingimenti, facendo riferimento alla verità dei fatti che ampiamente si conoscono.

Riporto infine come spiegava, correttamente, l’offensiva precedente padre Hanna Jallouf. (speculare a quella attuale) : “Nel mirino dell’avanzata dell’esercito di Assad – mai così vicino alla riconquista totale del territorio – oltre a Idlib anche zone delle province di Hama e Latakia. Si tratta, in sostanza, dell’intera area protetta dall’accordo di de-escalation siglato al vertice di Sochi, sul Mar Nero, lo scorso anno da Russia e Turchia. L’accordo doveva, tra le altre cose, portare alla “ritirata di tutti i combattenti radicali” da Idlib. Ritiro mai avvenuto. Da qui l’accusa di Mosca alla Turchia di mancato controllo sui gruppi jihadisti, e il via libera ad Assad per la riconquista dell’area”.

patrizio ricci by @vietatoparlare

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