L’orizzonte politico della UE e della Germania? Una guerra economica contro Russia e Cina

Dialogo e ponti valgono solo per i paesi islamici, non per Russia e Cina. Parola di Germania e UE.

“Ormai non si tratta più di stabilire “se” ci sarà una militarizzazione, ma solo del “come” e a quale velocità ciò accadrà”, scrive Gert-Ewen Ungar su RT Deutsch. AKK, il ministro degli esteri Maas e la Von der Leyen in questi giorni hanno ridefinito l’orizzonte geo-politico della Germania e dell’UE, individuando gli avversari dei prossimi anni: Russia e Cina. Una riflessione interessante che arriva da una testata molto lontana dalle veline e dagli spin-doctor filo-governativi di Berlino. Da RT Deutsch.

Non si può fare a meno di pensare che in corso una ridefinizione dell’orientamento della politica estera della Repubblica federale e dell’UE per i prossimi decenni. E i segnali indicano tutti un aumento dell’aggressività. Nel dibattito non si parla affatto di superare lo scontro con la Russia o di avviare una cooperazione con la Cina. Al contrario, è evidente che secondo la volontà degli attori politici tedeschi, nei prossimi decenni a dominare il continente eurasiatico saranno il conflitto con la Russia e l’escalation dello scontro con la Cina.   
Si va nella direzione di una militarizzazione della politica estera e dello scontro aperto. Non si fa un’analisi oggettiva delle minacce, che invece sembrano frutto di una percezione soggettiva. Al contrario si continua a ripetere la storia della Russia aggressiva facendo riferimento anche ai presunti desideri espansionistici della Cina.
Che al momento sia stia ridefinendo la direzione della politica estera dell’UE e della Germania, lo si può capire da tre contributi sull’argomento degni di nota ed emersi uno dopo l’altro e dalla loro risonanza mediatica. Lo scontro è stato aperto da una dichiarazione di intenti aggressiva da parte del ministro della difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, la quale ha lanciato la sua proposta di istituire una zona di sicurezza in Siria sotto il comando e con la partecipazione tedesca. Per quanto questa proposta fosse lontana dalla realtà, ha dato il via alla discussione su ogni ulteriore impegno militare della Germania nel mondo.
I media mainstream hanno prontamente rilanciato e sostenuto questo slancio. Kramp-Karrenbauer in seguito ha precisato questa idea di un maggiore impegno militare tedesco nel mondo in occasione di un discorso all’Università delle forze armate di Monaco. Gli interessi tedeschi dovranno essere difesi anche nel Mar Cinese Meridionale, ci ha fatto sapere. Dopotutto, la Germania, in quanto potenza commerciale, avrebbe un interesse vitale nel mantenere le rotte commerciali aperte. Per una dichiarazione simile, il presidente federale Horst Köhler qualche anno fa si era dovuto dimettere. Oggi una tesi del genere viene ampiamente – e soprattutto pacificamente – discussa in pubblico.
Quale interesse la Cina potrebbe avere nel bloccare le rotte commerciali, Kramp-Karrenbauer non lo spiega apertamente, perché ovviamente tutto ciò non ha senso. La tesi secondo cui la Cina potrebbe fare una cosa del genere è priva di fondamento, perché con il progetto della Nuova via della seta, nessun’altro paese ha mostrato un interesse così forte nel mantenere le rotte commerciali aperte come ha fatto la Cina.
Al contrario: la Nuova Via della Seta è un piano pacifico di collegamento attraverso progetti infrastrutturali congiunti, scambi commerciali e culturali. Kramp-Karrenbauer nel suo discorso ha voluto ingannare il suo pubblico.
Evoca uno scenario di minaccia che non esiste, ma che dovrebbe fornire le basi per la militarizzazione della politica estera tedesca. È qui – bisogna dirlo chiaramente – si tratta della provocazione e dell’aggressività tedesca, non della messa in sicurezza delle rotte commerciali e ancora meno della presunta difesa dei preziosi valori occidentali.
Kramp-Karrenbauer esprime apertamente questa volontà di conflitto, che dovrà essere implementata militarmente, quando nel suo discorso all’Università della Bundeswehr ha detto:
“So esattamente quanti siano i nostri soldati che sono stati uccisi e feriti durante l’operazione dell’International Security-Assistance-Force. E proprio perché lo so, l’importanza dell’impiego dei nostri partner e alleati è ancora più preziosa.”
Qui qualcuno sta parlando in modo chiaro: maggiori saranno le perdite, più forte sarà la partnership dell’alleanza. Anche la morte di piu’ persone non metterà nulla in discussione, non c’è nulla che debba essere ripensato. Eppure la missione in Afghanistan è altamente discutibile, anche da un punto di vista militare  e strategico. Questa guerra non è solo costosa, ma è anche  da tempo già persa.
Poco dopo da un altro pulpito Ursula von der Leyen, in qualità di presidente designato della Commissione europea, ha tenuto un discorso sullo stato dell’Europa. Anche lei vede un’Europa minacciata da Cina e Russia. Ad essere in pericolo sarebbero i valori occidentali, la libertà e la società aperta. Tali affermazioni tuttavia non resistono alla prova dei fatti. Nulla mette in pericolo i valori dell’Occidente liberale tanto quanto le politiche dell’Occidente liberale stesso, in particolare le sue politiche economiche. In nessun luogo la democrazia e le conquiste del liberalismo borghese vengono smantellate attivamente come sta accadendo nell’UE.
Lo si vede chiaramente: c’è una “narrazione” che ci viene proposta per i prossimi decenni, ma non ha nulla a che fare con gli sviluppi della realtà. La narrazione è: noi come nazioni pacifiche e liberali saremmo minacciati dalla Cina e dalla Russia, che non condividono i nostri valori. Al contrario, dobbiamo difenderci, soprattutto militarmente. In realtà, ciò è falso, ma non ha più nessuna importanza una volta che questa idea è entrata nelle menti della gente. Per la Russia, è già tutto stabilito, per la Cina, dovrà essere ulteriormente abbellito e rafforzato.
Gli argomenti utilizzati in questa discussione sono alquanto evidenti. Tradotto in un linguaggio comprensibile, Von der Leyen sostiene che gli stati-nazione democratici riuniti nell’UE devono rinunciare a una parte della loro sovranità in favore di organizzazioni non democratiche e transnazionali come la UE e la NATO, rimuovendo così ogni controllo democratico al fine di preservare il valore della “democrazia occidentale”. Lo si vede chiaramente in questo ragionamento: il costrutto sta marcendo dall’interno.
Quando von der Leyen parla di “Europa”, in realtà si riferisce all’UE. E anche questo è un trucco retorico praticato da tempo. I maggiori paesi europei in termini di superficie non fanno parte dell’UE, perché sia ​​la Russia che l’Ucraina ne sono fuori. Nel complesso ben oltre la metà della superficie del continente europeo si trova al di fuori della prevalentemente occidentale UE.
Il correttivo arriverà dall’esterno, poiché l’aggressività occidentale, e sempre più anche quella tedesca, restano in gran parte senza risposta. E quanto più resteremo indietro economicamente a causa di politiche economiche fallimentari, tanto più insignificanti resteranno le nostre “provocazioni”. La seconda possibilità di costruire una casa comune europea, tuttavia, ancora una volta viene messa in discussione dalla politica tedesca. Ancora una volta, a causa della volontà tedesca, non avremo la pace permanente, la sicurezza e la prosperità da Lisbona a Vladivostok…

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