L’Italia deve tornare ad avere una politica estera propria

L’Italia non ha una propria linea di politica estera dalla fine della Prima Repubblica. Negli ultimi venticinque anni, a furia di guardare all’Atlantico l’Italia ha smarrito il suo ruolo storico nel Mediterraneo: l’appiattimento sulla NATO nelle discutibili operazioni in Kosovo, e soprattutto sugli USA per quelle in Iraq ha privato l’Italia del suo ruolo di mediatore tra Occidente e un mondo arabo che, con il tramonto del socialismo reale, era nel frattempo divenuto terreno di conquista del fondamentalismo islamico. Abbiamo sperperato la cospicua eredità politico-diplomatica messa assieme in vent’anni, a partire da Aldo Moro fino a Bettino Craxi. Quest’ultmo, a capo di un esecutivo formato da partiti fortemente filo-atlantici come il PRI e la DC, è stato un esempio di come si tutelano degli interessi nazionali pur facendo parte di un’alleanza militare: da par suo anticomunista e convinto che il posto dell’Italia fosse dentro la NATO, Craxi altresì era conscio che il ruolo italiano di cerniera tra Europa e Medio Oriente consistesse anche nello sviluppo di una stretta rete di rapporti con esponenti del socialismo arabo baathista al potere in un’area allora soggetta all’influenza di Mosca. Era un canale privilegiato di comunicazione utile a smorzare le tensioni politiche tra i due Blocchi, ma anche a vantaggio dell’Italia stessa: quando Reagan nel 1986 ordinò un bombardamento su Tripoli e Bengasi, i nostri servizi informarono in anticipo il colonnello Gheddafi, la cui morte – Craxi lo aveva capito già allora – avrebbe generato una destabilizzazione in Libia che si sarebbe ritorta principalmente contro di noi. Fu una mossa sacrosanta nei confronti degli Stati Uniti che si preparavano ad un’azione unilaterale e non condivisa con gli alleati della NATO, molti dei quali nemmeno concessero lo spazio aereo per i bombardieri americani.

Le inutili polemiche venutesi a generare [in passato] intorno alle posizioni poco “atlantiste” di Salvini e della Meloni possono tuttavia fungere da stimolo per sollevare la questione di un ritorno ad una politica estera nazionale: pur nell’ambito della NATO, l’Italia deve tornare ad investire sulle relazioni bilaterali, ad una politica della “doppia porta” verso i propri vicini africani, mediorientali e balcanici. In poche parole, serve tornare ad essere “cerniera” tra Occidente e Oriente, come era stato fino alla fine degli anni Ottanta.

tratto dal blog Politica Internazionale di Alessandro Ronga