L’Iraq decide l’allontanamento delle truppe USA. La risposta sono le sanzioni. Ma per che cosa?

Probabilmente non esiste un paese al mondo che accetterebbe quello che è effettivamente accaduto in Iraq, quando un diplomatico invitato (Suleimani) – ufficialmente dal proprio governo -, è stato ucciso con un missile americano mediante l’asset militare del paese straniero ospitato,  per considerazioni che la maggior parte del paese stesso non condivide. Ovviamente, un episodio del genere denota che l’Iraq non è effettivamente sovrano,  a prescindere delle varie bandiere di libertà giustizia sventolate dai liberatori. Non parliamo poi se all’atto di ‘alzar la voce’ e rivendicare la propria libertà , l’Iraq – vittima di queste continue e violazione dei propri interessi – riceve la minaccia di sanzioni, e quant’altro .
Purtroppo tutto questo non è fantasia ma descrive esattamente ciò che accade in Iraq.

@vietatoparlare  

1.Il Primo Ministro iracheno ha annunciato ufficialmente che il governo iracheno non firmerà un accordo per prolungare la permanenza delle truppe statunitensi in Iraq e sosterrà la decisione del parlamento iracheno di ritirare le truppe statunitensi dal paese. Le esortazioni e le minacce di Washington non hanno cambiato la posizione del Mahdi, sebbene sia ancora in un limbo, in qualità di Primo Ministro, [ovvero sebbene sia ancora molto debole dati i forti contrasti interni nel paese]. La posizione dell’Iraq è ufficialmente sostenuta dall’Iran, dallo Yemen e dalla Siria, nonché dagli Hezbollah libanesi, che fanno parte del governo libanese.
In risposta, l’ambasciatore americano ha consegnato alle autorità irachene un elenco di possibili sanzioni che sarebbero state imposte all’Iraq se Baghdad avesse continuato a insistere sul ritiro delle truppe statunitensi.

2. Individui sconosciuti hanno sparato di nuovo contro una delle basi militari statunitensi. Questa volta, è stata presa di mira e bombardata la base militare ”Taji”, nella quale sono stanziati soldati americani, britannici e neozelandesi. L’attacco è stato effettuato con missili non guidati. In tutto sono caduti 5 pezzi ma vicino alla base. Il Pentagono riferisce che non ci sono vittime tra il personale delle forze della coalizione.  Se vedremo ancora questo tipo di ttacco ripetersi nei prossimi giorni, sarà possibile dire che le milizie filo-iraniane in Iraq siano passate ad una tattica di logoramento tramite ripetuti bombardamenti ‘attacca e fuggi’, integrandoli con la pressione politica del parlamento iracheno ed il governo iracheno che ha già deciso in tal senso.
Per mantenere questa linea, il leader di una delle milizie irachene Muktada al-Sadr ha invitato i suoi seguaci a partecipare a manifestazioni anti-americane chiedendo agli Stati Uniti di ritirarsi dall’Iraq. Non è difficile da capire che l’Iran spingerà in questa direzione, poiché solo il ritiro degli USA dall’Iraq sarà paragonabile in valore all’omicidio di Solimani. La distruzione nelle basi americane o persino la morte di soldati americani in Iraq o in Afghanistan non è una paga sufficiente. Suleimani vale un intero paese e questo è esattamente ciò che l’Iran raggiungerà, cosa che gli Stati Uniti – che si trovano al meglio delle loro capacità – impediranno, cercando sia di minare l’Iran dall’interno sia di resistere alla crescente pressione in Iraq.

incontro tra il primo ministro Madhi ed i cinesi il 6 gennaio

3. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che imporranno sanzioni all’Iraq se osasse acquistare S-400 dalla Russia. Come non è difficile notare gli strumenti che gli Stati Uniti adottano per minacce diverse, sono sempre gli stessi.  La realtà dei fatti dimostra che paesi formalmente sovrani non possono permettersi di acquistare gli S-400. [l’intervento USA in Iraq sarebbe avvenuto per rendere il paese sovrano e cioè libero] . Quindi l’acquisto stesso è un test politico per l’Iraq.
Ma forse Baghdad si limiterà a un’opzione più minimale acquistando una versione di esportazione dell’S-300 [per non subire le contromisure promesse].

4. La rigidità della posizione irachena può essere giustificata non solo dal risentimento iracheno ma anche dai [vantaggiosi] accordi preliminari del Primo Ministro Mahdi con i cinesi, che sono interessati a seri investimenti nelle infrastrutture irachene e al ripristino del paese dopo l’occupazione americana. Certo, la Cina sarebbe molto interessata a farlo senza avere gli Stati Uniti tra i piedi. Quindi questa storia, oltre al conflitto tra Iran e Stati Uniti, ha un secondo livello in cui gli interessi americani e cinesi si scontrano nella regione, sebbene la Cina non partecipi direttamente al conflitto, stando solo da parte con una valigia di soldi, aspettandosi che la politica butti fuori gli Stati Uniti, lasciando ad altri ricostruire [seriamente] la regione.

autore: Col Cassad