L’intervento militare russo in Siria ha anche come motivazione il salvare ciò che rimane dei cristiani in Siria

Il 4 dicembre dicembre dell’anno scorso il presidente russo Vladimir Putin dopo una riunione di lavoro con il presidente nel Daghestan, incontrò i capi delle chiese ortodosse locali e prese l’impegno di  contribuire a ripristinare i santuari distrutti dai terroristi in Siria.

All’incontro con Vladimir Putin, parteciparono religiosi appartenenti al patriarcato di Antiochia, di Gerusalemme e il Patriarcato di Alessandria, e sacerdoti della Chiesa ortodossa di Serbia, Romania, Cipro, Albania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, degli Stati Uniti e del Canada, nonché rappresentanti dei patriarcati di Georgia e Bulgaria.

In quell’occasione Putin notò con rammarico che la crisi della moralità e delle tradizioni è ora più evidente – ad esempio, il fenomeno della persecuzione per motivi religiosi è tornato.

Durante quell’incontrò ricordò come la situazione in Siria merita un’attenzione particolare: “La situazione è molto difficile. Durante gli anni della guerra, i terroristi hanno ucciso e cacciato dalle loro case decine di migliaia di persone”

“Ora quasi l’intero territorio della Siria, compresi i luoghi di residenza storica dei cristiani, è liberato dai terroristi”.

“Oggi la situazione in questo paese sta gradualmente cambiando, le forze armate siriane con il supporto dell’esercito russo hanno rilasciato terroristi praticamente da tutto il territorio del paese, compresi i luoghi di residenza storica dei cristiani”.

In quell’occasione Putin rinnovò ancora la promessa che la Russia avrebbe aiutato a ripristinare i luoghi santi dell’Islam e degli ebrei, che hanno sofferto durante i combattimenti contro i terroristi nella repubblica araba.

“Noi assisteremo i rappresentanti di altre fedi, compresi i rappresentanti dell’Islam, che, come ben sappiamo, sono state gravemente ferite per mano dei banditi, terroristi e radicali . Aiuteremo gli ebrei”. In proposito, Mosca aveva già preso contatto con i rappresentanti ebrei della Siria ed altre comunità ebraica, anche a New York:  “Stiamo già collaborando con alcune organizzazioni ebraiche per aiutare a ricostruire santuari ebraici”. “Lavoreremo insieme su questo problema. È importante che la vita pacifica sia stabilita il prima possibile in modo che le persone possano tornare alle loro case, iniziare a restaurare chiese e chiese”.

L’incontro servi anche a istituire un gruppo di lavoro congiunto della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa che avrebbe compilato un un elenco dei santuari distrutti in Siria.

Ma quell’occasione non fu l’unica  in cui è stato sottolineato l’interesse della Russia per le comunità religiose in Siria. In precedenza anche il patriarca Kirill ha ricordato che lui stesso ha fatto pressioni su Putin perché intervenisse in favore dei cristiani in Siria.

A riprova di ciò riporto ancora (l’ho già fatto in precedenza) una intervista di 15 minuti in cui il patriarca Kirill ammette di aver insistito molto perché lo stato russo si muovesse in soccorso delle comunità cristiane in Siria e  durante l’intervista viene ricordato come in almeno in tre occasioni la Russia , nella storia, la Russia si era già comportato in precedenza, nello stesso modo.
Kirill cita – per dimostrare come i russi hanno molto spesso messo negli affari esteri la voce interiore della coscienza, cioè i valori morali accanto e persino al di sopra del pragmatismo – tre esempi storici. Questi esempi sono: la protezione dei cristiani ortodossi in Terra Santa che portò la Russia di Nicola I coinvolta nella guerra di Crimea; le campagne russe nei Balcani negli anni ’70 sotto Alessandro II a favore dei loro fratelli slavi ortodossi e contro i loro oppressori ottomani, e infine  le decisioni di Nicola II a favore dei serbi ortodossi nel 1914 che portarono la Russia nella prima guerra mondiale. E’ sorprendente che Kirill abbia scelto proprio questi esempi, perché ognuno di loro è stato un disastro per lo stato russo. Ma evidentemente non è l’esito il movente di quelle iniziative.

Putin certamente ha ordinato l’intervento partendo anche da altre considerazioni tra le quali  le relazioni storiche con la Siria e la necessità di colpire lo Stato islamico in Siria , nonchè di  infliggere un colpo mortale all’Islam radicale prima che potesse trasferirsi in Russia. Tuttavia, l’intervista dimostra che una delle motivazioni dell’intervento militare della Russia in Siria è stata  salvare ciò che rimaneva della comunità cristiana in Siria.

Dobbiamo dire con rammarico che ci sono molte considerazioni che spesso esulano dalla nostra mentalità. Per esempio molti rimasero increduli in occidente quando l’Orchestra Mariinsky di San Pietroburgo fece un concerto nella Palmyra appena liberata, ma solo pochi hanno capito che si trattò di un gesto di ringraziamento e di commemorazione dei caduti, infatti i media italiani sbeffeggiarono quell’evento, collocandolo come un atto di arroganza e superbia. Pochi sanno che decisione fu anche presa  perché  la società intellettuale di San Pietroburgo ha considerato Palmira come un’immagine di sé per tutto il 19 ° secolo per ragioni che risalivano alla loro Caterina la Grande ( imperatrice della Russia dal 1762 fino al 1796) , ovvero San Pietroburgo è considerata come città gemella della Palmyra siriana.

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