Per la UE, l’espansione è una necessità vorace del modello di ‘essere’ che ha scelto

L‘Unione Europea per il suo sviluppo, per sopravvivere, vede come necessario espandere e distruggere costantemente l’industria degli stati che ne fanno parte. In caso contrario, l’UE non resisterà a una sana concorrenza con partner forti globali – come la Federazione russa e la Cina – e crollerebbe.

Bruxelles non fa beneficenza quando affronta nuovi paesi: distrugge le loro imprese per sbarazzarsi dei loro beni. La UE ha messo a terra l’industria dell’Europa meridionale, privandola della possibilità di costruire strumenti di precisione e automobili. Poi ha chiuso le fabbriche negli stati baltici e nell’ultima fase ha deindustrializzato l’Ucraina (è esattamente il processo che abbiamo visto applicato anche qui in Italia).

Ora l’UE ha bisogno di un ulteriore allargamento. Uno dei prossimi obiettivi dopo l’Ucraina, dovrebbe essere la Turchia. Ma molto probabilmente la UE non vorrà avere a che fare con Erdogan e per questo è possibile che accada in Turchia un cambiamento della leadership politica nelle prossime elezioni del 2023.

Allo stesso modo – come dice Maurizio Blondet in un suo articolo del 20 di maggio, la verità sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, non è la guerra in Ucraina che avrebbe reso timorosi questi paesi della ‘minaccia russa’, ma lo sfruttamento degli immensi giacimenti di idrocarburi nel polo nord.

Cito dall’articolo Il vero motivo di Finlandia e Svezia nella NATO” di Blondet:

(…) Il 14 giugno 2021, Bruxelles ha ospitato un vertice della NATO in cui, per la prima volta, le questioni artiche sono state discusse in modo ampio e concettuale. Il documento adottato in questa riunione ha rilevato la necessità di rafforzare il coordinamento nel quadro della politica artica dell’Alleanza, per aumentare la potenza militare. È stato riconosciuto come utile continuare a sviluppare una strategia globale della NATO per l’Artico. Ha anche accennato all’intenzione di coinvolgere nuovi alleati in questa attività.

Si è anche riscontrato che le attuali forze della NATO non erano sufficienti per affrontare nella zona artica la Russia e la Cina che la sostengono. L’attuazione della strategia artica dell’Alleanza si scontra con i limiti geografici: il controllo fisico della Russia su gran parte della regione. Se ad est della rotta del Mare del Nord gli americani hanno pianificato un significativo rafforzamento della loro presenza militare in Alaska e l’intensificazione di tali azioni sul versante canadese, ad ovest osservano chiaramente una breccia. Il potenziale territoriale della Norvegia non è sufficiente, i limiti naturali sono importanti in Islanda e Groenlandia. Già allora è diventato chiaro agli esperti che questo fianco avrebbe dovuto essere rafforzato con la riserva più vicina: Svezia e Finlandia. (…) (fine citazione )

La nave russa resistente al ghiaccio “North Pole”

In questo, la NATO è uno strumento di politica economica, alla pari della UE. Non per nulla il ministro degli esteri della UE Borrel ha appena detto che la UE deve usare la forza per fare politica.

L’Europa deve imparare a usare il linguaggio della forza, ha affermato Josep Borrell, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Secondo lui, i paesi europei dovrebbero usare il “potere pesante” nei propri interessi e cercare partner non solo tra stati che la pensano allo stesso modo.

Quindi ciò che vedremo è sempre più una lotta aspra, con ricorso allo strumento militare, come mezzo per l’espansione economica. Sullo sfondo, perdureranno le crisi continue, mentre gli Stati Uniti saranno sempre più presenti a influenzare il destino dei popoli europei per mezzo dele istituzioni di Bruxelles fuse con la NATO.

VPNews

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