Le riforme prossime venture ovvero quando un Jobcenter di Berlino obbliga una giovane madre a lavorare in un sexy shop

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L’importanza di fare le riforme strutturali, anche in Italia, ma come funziona esattamente Hartz IV in Germania? La storia di una giovane madre di Berlino, laureata in fisica, è esemplare e chiarisce la natura di Hartz IV, un sistema burocratico e dal carattere spesso vessatorio. Il Jobcenter di Berlino-Pankow vorrebbe obbligarla a lavorare in un sexy shop per integrare il suo salario con l’indennità Hartz IV, la giovane donna si oppone alla minaccia di sanzioni.
Da berliner-zeitung.de
 

Frigga Wendt ha 36 anni, è madre di un bambino, ha studiato Fisica all’Università “Humboldt” e lavora come libera professionista presso associazioni, laboratori didattici e scuole. Però, secondo il Jobcenter di Pankow, il suo prossimo posto di lavoro sarà in un sexy-shop, dove venderà riviste e giocattoli erotici. La donna si è vista recapitare l’offerta, con tanto di intimazione a presentarsi al colloquio di lavoro, ma si è rifiutata, sporgendo a sua volta denuncia per coercizione.

“Quando ho letto la lettera non potevo credere ai miei occhi” dice la donna al Berliner Zeitung. “Mi era già capitato di fare esperienze del genere con il Jobcenter ma questa volta si è verificato un vero e proprio salto di qualità. Non ho alcuna intenzione di vendere dildo per nove euro l’ora, tantomeno quando provano a costringermi con la minaccia di eventuali sanzioni”.

Invece di inviare la propria candidatura (come richiesto dal Jobcenter), scrive direttamente una lettera di rifiuto al negozio erotico che si trova nei pressi del quartiere Kurfürstendamm. Nel frattempo invia anche una motivazione al suo diniego pubblicata sul sito internet del negozio: “Non sono i vostri dildo ad essere perversi, quanto il ricatto con cui vorreste obbligarmi a venderli. E tutto ciò a discapito di mio figlio e del mio lavoro con gli altri bambini. Nel caso in cui il Jobcenter volesse avere informazioni sulla mia candidatura, rispondetegli semplicemente che io non sono interessata a questo lavoro, senza fornire loro ulteriori indicazioni”.

Ciò non significa certo che Frigga Windt sia una scansafatiche disoccupata da parecchio tempo. “Vado nelle scuole, negli asili, nei laboratori didattici e lì faccio assieme ai bambini esperimenti tecnici, avvicinandoli in questo modo alla Fisica”. Però, dal momento che la sua condizione di libera professionista non le consente di guadagnare abbastanza per poter provvedere a sé stessa e a suo figlio, il Jobcenter le riconosce il diritto di vedersi integrato il proprio reddito con quanto le manca per raggiungere la soglia minima di sussistenza.
“Questo però non li autorizza a costringermi a lavorare in un sexy-shop”.

Da un punto di vista morale Frigga Wendt ha ragione, dal punto di vista giuridico invece la questione è assai controversa. Dopo la diffusione di questa notizia è intervenuta la presidente della Linke Katja Kipping (39 anni), la quale ha interpellato direttamente il Governo Federale per sapere se un’offerta di lavoro in un sexy-shop vada considerata un obbligo inderogabile.
“Il sottoporre proposte di mediazione nell’ambito del commercio e della distribuzione di materiale erotico non cozza con alcun principio giuridico”.

Questa è stata la risposta del Segretario di Stato e parlamentare della SPD Anette Krame (49 anni). “In casi del genere però è necessario procedere con la dovuta cautela in modo da non ledere i diritti individuali”. Un eventuale rifiuto non dovrebbe pertanto comportare alcun tipo di sanzione. Ad ogni modo Frigga Windt è indignata. L’oscena offerta di lavoro l’ha talmente inquietata che ha ormai deciso di sporgere denuncia – per coercizione – nei confronti del Jobcenter di Pankow.[ad_2]

Source link: voci dalla Germania

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