Le radici del malessere

di Aurelio Porfiri

C’è qualcosa di molto interessante che credo vada notata sul tema del clericalismo, facendo riferimento agli accadimenti che hanno interessato l’opinione pubblica non molto tempo fa e che riguardavano la vicenda dei corvi in Vaticano. Ora, naturalmente diffondere documenti riservati è cosa che ha la sua gravità, ma come sappiamo non si tratta propriamente di una novità tra le mura vaticane. E chi erano i corvi? Laici corrotti o laici indignati?

Leggendo in quei giorni le notizie, i comunicati stampa, le interviste esclusive che coinvolgevano vari “corvi”. Ognuno diceva la sua ma notavo temi comuni nelle loro dichiarazioni. Soprattutto due: tutti dicevano che lo facevano per proteggere il Papa e per combattere il malcostume nella Chiesa che identificavano in questo o quel Prelato, ma più spesso nell’allora segretario di stato salesiano. Ho pensato che, queste due affermazioni avevano una loro importanza ed un loro profondo interesse. Questo perché mi sembra che anche riflettessero un più largo sentire che quello solamente rappresentato da poche persone che rischiano compiendo atti che sono ovviamente altamente opinabili.

La prima questione mi sembra riguardasse l’opinione positiva sul Papa di allora, Benedetto XVI, la vittima. In effetti egli non viene mai coinvolto direttamente nelle questioni, le uniche osservazioni sul suo operato riguardano semmai la sua responsabilità nella scelta di alcuni collaboratori (responsabilità comunque non di poco conto). Ma egli è sempre visto come innocente, la  vittima, appunto. E poi c’è la visione negativa della Curia romana, vista come luogo di intrighi e lotte intestine. Ho notato che, anche tra i commenti dei vaticanisti, questa concezione era (ed è) abbastanza rappresentata (pur se con le prudenze del caso) e in effetti riflette un più largo sentire. Anche a livello di comune sentire, c’è questa idea sulla Curia romana come l’emblema del clericalismo piu’ bieco. Ma non si creda che questo sia un problema che è limitato alla Curia romana. Faccio un esempio. Essendomi trovato anche io coinvolto in una situazione che anche coinvolge un sacerdote, la cosa che più ho sentito ripetere ad ogni latitudine è: ma tanto non ci puoi fare niente perché “tra loro” si proteggono. Oramai ho sentito così tante volte questa frase che noto come sia usata quasi senza rendersi conto di come essa sia devastante per l’immagine che si dovrebbe avere della Chiesa Cattolica che è la Madre di tutti, laici e sacerdoti e non ha figli che sono preferiti in virtù del loro status.

In fondo questo è anche il motivo del successo di romanzi come “Angeli e Demoni” di Dan Brown. Lì, sullo sfondo c’era un Papa da poco scomparso; il segretario di quest’ultimo credendo di compiere opera di purificazione aveva ordito una trama assassina che coinvolgeva vari cardinali e sullo sfondo le trame di Curia. Ma si pensi anche ad “Habemus Papam” di Nanni Moretti, in cui c’è un Papa da poco eletto ma che non si sente di sostenere il peso del pontificato. In questo caso la Curia è dipinta in modo un poco caricaturale, ma questo tema del Papa buono e Curia cattiva è molto presente nell’immaginario artistico e popolare. Ci sono vari motivi per cui questo accade. Quello che a me sembra rilevante è la percezione comune sugli eccessi provocati dal clericalismo, questo sistema di protezioni quasi come una casta che certamente non impressiona positivamente all’esterno. Ci sono in Curia, qualunque Curia, bravissime persone che hanno a cuore il ministero che svolgono e che lo fanno onestamente, soffrendo per l’immagine che spesso viene riflessa all’esterno. Ma ci si deve ricordare che l’immagine è frutto di un sistema e che il sistema è frutto di un’attitudine e che l’attitudine è frutto di un abuso di potere. Giustamente la Chiesa fa notare ai politici che la trasparenza e correttezza, accountability, come dicono gli anglosassoni,  sono virtù che non vanno dimenticate; credo altresì queste osservazioni dovrebbero essere sempre tenute presenti quando riguardano faccende interne.Tutti dobbiamo rendere conto a coloro che, in vario modo, si affidano a noi. Io posso solo lontanamente immaginare quanto Papa Benedetto XVI abbia dovuto soffrire trovandosi in situazioni così dolorose. Eppure non è stato in grado di estirpare le radici del malessere, come non è in grado, malgrado le intenzioni, il presente pontefice. Perché il malessere non è un qualcosa che attacca il sistema da fuori, ma ne è quasi parte, allo stesso modo in cui il deterioramento degli organi del corpo umano fa parte del normale fluire della vita. Proprio per questo bisogna che ci si interroghi su come arginare questo fenomeno, certamente non negandolo.

L’articolo Le radici del malessere proviene da Il blog di Sabino Paciolla.

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