La barbara uccisione del giornalista americano scuote il mondo

La barbara uccisione del giornalista americano scuote il mondo 1

Le immagini di Jim Foley: lo stesso strazio implorante della devastazione umana scatenata in Siria

di Patrizio Ricci (fonte quotidiano on-line ‘La Perfetta Letizia’)

James Foley, giornalista americano (nato a Rochester, nel New Hampshire, il 18 ottobre del 1973) era stato rapito nel 2012. E’ stato assassinato ieri dall’ISIS come ritorsione per i bombardamenti americani in Iraq contro le proprie postazioni.

Il video della decapitazione è stato diffuso tramite gli account Youtube e twitter, utilizzati anche in precedenza dall’ISIS per simili rivendicazioni.
Il breve filmato si apre con il presidente Obama che annuncia i raid aerei in Iraq. Il titolo ‘un messaggio per l’America’ è eloquente: si minaccia una campagna di terrore contro l’America se gli attacchi non cesseranno.

Diffuse in prima pagina dai media, le immagini degli ultimi istanti terreni di Jim Foley sono entrate nelle nostre case ed hanno scosso il mondo intero. Anche le famiglie dei tanti siriani uccisi si sono visti recapitare il video dell’orrenda morte del proprio famigliare, spesso sul cellulare.
Sono tre anni che i siriani combattono contro chi si è arrogato il diritto di decidere chi è degno o meno di vivere.

Non renderemmo giustizia a Jim Foley se non facessimo di tutto perché quest’orrore cessi e se non dicessimo le responsabilità che gravano come un macigno su chi ha contribuito ad alimentare questa furia omicida . La verità non deve essere più nascosta: è notorio che gli USA non si sono mai fatti problemi sull’idendità dei soggetti che componevano “l’opposizione armata siriana” a patto che questa potesse efficacemente servire allo scopo di rovesciare il governo.
In Iraq gli eccidi stanno mobilitando la comunità internazionale ma solo perché l’ISIS ha varcato i confini siriani. Per questa ragione, nonostante il nemico sia comune e i crimini compiuti in territorio siriano siano gli stessi commessi in territorio iracheno, gli aiuti arriveranno solo ai pashmerga curdi mentre ai siriani in armi, le sanzioni: non c’è nulla da preservare o proteggere in Siria se non i progetti geopolitici d’area da imporre!

Su ISIS sono stati chiusi entrambi gli occhi. Ed allora vale la pena ancora una volta ricordare chi è lo ‘Stato Islamico in Iraq e Siria’ (ISIS): esso è solo un gruppo di quella vasta galassia di organizzazioni jadiste che combattono in Siria contro il governo legittimo siriano. Il suo predominio sul territorio è il frutto di una ‘selezione naturale’ sugli altri gruppi in conflitto finalizzato esclusivamente al potere, alla realizzazione del grande Califfato islamico (che comprende sia la Siria che l’ Iraq).
ISIS , come la maggior parte delle altre organizzazioni che combattono i siriani, aderisce ai principi dello jihadismo globale; emerge dall’ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo fondata nel 1928 in Egitto e sostenuta al potere dagli Stati Uniti durante il governo del presidente Morsi.

Per questa appartenenza riceve sovvenzioni dall’Arabia Saudita e dal Qatar ( i migliori alleati arabi degli Stati Uniti ma i principali supporter del terrorismo internazionale). Da questa posizione discendono parecchi privilegi: i membri dell’ISIS possono avvantaggiarsi di entrare ed uscire liberamente dalla Turchia nonché di ricevere supporto dal governo turco che ha fornito loro campi di addestramento, finanziamenti ed armi .

Quanta ambiguità! Le formazioni islamiche più radicali spesso nei tre anni di guerra siriana sono state additate dai media come ‘migliori’ di talune brigate di ribelli che ‘derubano la popolazione’, cioè quelle milizie di ‘moderati’ privilegiati dai paesi occidentali a cui oggi si vuol legare la sorte del popolo siriano (senza chiedergli alcunché).

Le parole della madre di Jim Foley sono pregne dello stesso strazio implorante di migliaia di madri, figli, padri o bambini uccisi dalla devastazione umana scatenata in Siria: ” Non siamo mai stati più fiero di nostro figlio Jim. Ha dato la sua vita cercando di esporre al mondo le sofferenze del popolo siriano”- ed ha aggiunto – “Imploriamo i rapitori di risparmiare la vita degli ostaggi rimanenti. Come Jim, sono innocenti”.

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