Le difficoltà e i problemi della politica estera turca

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Il professor Hasan Unal, un scienziato politico di punta con sede ad Istanbul, spiega la geopolitica della sua regione, il Mediterraneo orientale e nel Mar Nero.

– di Pepe Escobar (pubblicato su Asia Times, in accordo speciale con l’autore)

Quando Vladimir Putin visitò il nuovo sontuoso palazzo presidenziale da 500 milioni di dollari del presidente Erdogan ad Ankara, ha avuto una cosa sola da dire: “sono molto impressionato!”. Il professor Hasan Unal, apprezzando l’umorismo pungente, prende spunto per raccontare, con molto piacere, l’aneddoto su come l’osservazione di Putin potrebbe aver influenzato Erdogan, famoso per la sua mancanza di umorismo.

Il professor Hasan è uno dei principali politologi ed esperti  di relazioni internazionali della Turchia. Ho avuto il piacere di trascorrere un lungo pomeriggio con Unal alla Maltepe University di Istanbul, dove ora gode di tutto il tempo per “insegnare”, dopo una carriera accademica estremamente impegnata ad Ankara. Questi sono alcuni dei momenti importanti della nostra conversazione:

Mi dice le sue considerazioni sulla questione Khashoggi?

Unal: “Il governo turco ha giocato molto bene il ruolo iniziale. Fino a quando si arriverà (si arrivi) alla seconda fase, quella molto pericolosa in cui viene insinuato dagli articoli nei media turchi che ora il governo turco avrebbe un’occasione meravigliosa per colpire il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman. Una volta superata quella fase, non è più interesse della Turchia. Chi sta per sottoscrivere il futuro Principe Ereditario?  Non la Turchia. Non la Russia. Ma gli Stati Uniti. Loro hanno investito così tanto in questo Principe Ereditario. Potrebbe essere nell’interesse della Turchia spingere in un angolo gli Stati Uniti?”

Cosa pensare sulla nuova ed esplosiva situazione del Mediterraneo orientale?

Unal: “ Cosa avrebbe potuto fare la Turchia, usare questo incidente ad Istanbul al fine di coltivare le relazioni con il Re Saudita e dirgli: -Re Salman, guarda, tuo figlio è implicato- Ma se attacchi suo figlio, come fai a coltivare quella relazione? – La Turchia avrebbe dovuto dire: -Prima miglioriamo i nostri rapporti- poi anche:- Ho bisogno del tuo aiuto in Egitto.- Quella, sostanzialmente, sarebbe stata una situazione vantaggiosa. E l’avrei venduta come la vittoria più importante della mia galleria. Noi abbiamo bisogno dell’Egitto nel Mediterraneo orientale. Quello che questo governo ha fatto è una cosa pericolosa. Esso ha spinto sia Israele che Egitto nelle mani della Grecia, nel Mediterraneo orientale. Ha  fondamentalmente creato un’alleanza anti turca. E questo è folle da parte del governo turco. Ma per arrivare a quel punto, Ankara avrebbe dovuto capire la cosa principale: “togliersi dalla testa Idlib (in Siria)”.

Questo ci porta all’ideologia ed alla politica estera. Cosa ne pensa a riguardo?

Unal: “Ciò che il Principe Ereditario rappresenta è una politica di Fratellanza anti-musulmana a livello regionale. Che è come una matrioska russa: non sai mai chi sta per apparire dopo. La politica estera turca dovrebbe essere concentrata sull’interesse nazionale. Direi che  una politica estera guidata in maniera ideologica sia andata fuori strada nel 2011. E gli eventi hanno provato che non poteva produrre l’effetto desiderato. Quella politica fu rivista un paio di volte ma c’è ancora una ricaduta: – un baglio ideologico che sembra in grado di avvelenare la politica estera turca.”

Possiamo passare ora alla Nato e al Mar nero da un punto di vista turco?

Unal: “La Nato si sta concentrando sul Mar Nero attraverso la Romania e la Bulgaria, non attraverso la Turchia. E stanno costringendo la Georgia ad agire come (se fosse) un paese membro Nato. La Georgia nella Nato, ipotesi inammissibile, sarebbe in sostanza, come dare inizio alla Terza Guerra Mondiale. Gli Americani  vogliono che la Convenzione di Montreux, che di base governa gli Stretti (Turchi: Stretto del Bosforo, Stretto dei Dardanelli, Stretto del Mar di Marmara; n.d.t.), sia messa da parte. (secondo la Convenzione del 1936, la Turchia controlla il Bosforo, i Dardanelli e le regole per il transito delle navi da guerra.)

“la Turchia non lo accetterebbe mai. Sull’Ucraina, la politica ufficiale è che noi sosteniamo l’integrità territoriale ucraina. Non puoi dire nulla di più e nulla di meno a riguardo. Quello che diresti a favore della Russia, ti si potrebbe ritorcere contro in un’altra discussione. Se riconoscessi la Crimea come parte della Russia, cosa dirai poi del conflitto di Karabach tra Armenia ed Azerbaijan? (il conflitto di Nagorno-Karabakh, è noto per la contesa millenaria tra le due etnie di Armenia ed Azerbaijan presenti in quella regione. La disputa, più volte sfociata in guerra e violenze da ambo le parti e ancora lontana dall’essere risolta, prevede il conflitto tra “integrità/continuità territoriale” e il principio di “autodeterminazione dei popoli” . Le potenze straniere coinvolte in qualche modo a sostenere l’una o l’altra parte, hanno però il principale interesse di ottenere e/o mantenere un controllo -ufficiale o ufficioso- su quell’importantissimo corridoio territoriale tra Asia ed Europa.; n.d.t.)

Parliamo di Turchia, Russia, Cipro, Crimea

Unal: “Alla fine, si potrebbe effettivamente arrivare ad un punto in cui la Russia riconosca la Repubblica Turca di Cipro del Nord e noi riconosciamo la Crimea alla Russia. In pratica, aprirei una base navale ed aerea nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, usata congiuntamente da Russia e Turchia. Non scordiamo che l’intera geopolitica del Mediterraneo Orientale è cambiata dal conflitto in Siria. Devono esserci delle concessioni. Quando gli stati vogliono fare qualcosa, impostano una politica basandosi (con) un po’ sul diritto internazionale, un po’ su contese storiche, sulla politica, sulla popolazione, sulla geografia e alla fine si crea un argomento. E se non si vuole fare nulla, si porta di nuovo tutto questo (argomento) per sostenere l’opposto. L’altra importante concessione è che la Russia dovrebbe portare via gli armeni dai territori occupati dell’Azerbaijan.

Cosa pensa del protagonista silenzioso, il presidente del Kazakistan, Nazarbayev?

Unal: “Nazarbayev è un leader molto saggio. Lui esercita tutta la sua influenza su Putin e la Russia, tanto quanto loro la esercitano su lui. Non scordiamo che questi ragazzi hanno lavorato insieme. Nazarbayev è stato un loro superiore. I kazaki, quando parli con loro, dicono che se l’Unione Sovietica avesse continuato, lui sarebbe stato il leader sovietico. Quando (l’ex presidente turco Suleyman) Demirel visitò l’Unione Sovietica, aveva molto sentito parlare di turchi imprigionati nell’impero sovietico. Poi visitò Mosca e vide i turchi dettare le regole – (più) gli uzbeki, i kazaki…-

Come vede il ruolo della Turchia nel progetto cinese della Nuova Via Della Seta?

Unal: “L’unica cosa buona di cui sono felice è che, almeno stavolta, non abbiamo applicato una politica a guida ideologica per opporci al progetto. Il problema degli uiguri (popolo di etnia turca che, fin dall’antichità, si stabilì nelle terre dell’occidente settentrionale della Cina; n.d.t.) c’è sempre stato da quando sono cominciate le relazioni Turchia-Cina. Non conosciamo la gravità di ciò che possa essere accaduto nello Xinjiang (Regione riconosciuta Autonoma a livello provinciale, dalla Repubblica Popolare Cinese; di etnia a maggioranza uigura, ma che aspira all’indipendenza totale dalla Repubblica con lotte e scontri che durano dal 1934; n.d.t.) Una certa parte dell’opinione pubblica turca crederebbe all’idea dei campi di concentramento per gli uiguri. (Alcuni uiguri in esilio, avrebbero riportato che, usando il sospetto di commistione di alcuni gruppi di terroristi islamici, con esponenti di etnia uigura, il governo cinese abbia istituito contro gli indipendentisti di questa regione autonoma, dei veri e propri campi “educativi”, chiamati campi per la rieducazione e prevenzione del fondamentalismo islamico. In realtà, si tratterebbe di strutture simili a prigioni, in cui i prigionieri uiguri vengono vessati e costantemente torturati psicologicamente, al fine di disconoscere la propria cultura; n.d.t.) Ma per il pubblico generale, non c’è niente da sapere. Quando lavoravo ad Ankara alla Gazi University, un gruppo di studenti di Scienze Sociali dell’Accademia Cinese, esperti dello Xinjian, arrivarono, sfidarono i pregiudizi, furono molto fiduciosi. Ci sono negoziati Turco-Cinese per la produzione in comune di missili. La costruzione di strade e ferrovie ad alta velocità è qualcosa che il nostro governo attuale avrebbe piacere veder accadere. Magari sono già pronti a sostenere il progetto (Nuova Via Della Seta), senza permettere che si sappia.”

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Articolo di Pepe Escobar pubblicato su The Saker il primo dicembre 2018
Traduzione in italiano a cura di Camilla per Saker Italia

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