La vicenda dello scuolabus: evitata la tragedia ma solo se si cammina e se c’è una strada si può essere ottimisti

La vicenda dello scuolabus è emblematica di una mancata comprensione della realtà. Non si tratta di un normale episodio di cronaca. Lo vediamo tutti che questo tipo di episodi di cronaca stanno diventando sempre più frequenti e testimoniano che è un pezzo di realtà che molti non vogliono vedere.

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Un uomo che ha precedenti di guida in stata di ebrezza e molestie che guida uno scuolabus e che ha simili rivendicazioni demenziali, senza che nessuno se ne accorga, non è cosa da poco. Se poi la sua personalità sfocia in un gesto così folle come quello di dar fuoco ad uno scuolabus pieno di bambini, tutto ciò ci dovrebbe seriamente far chiedere dove stiamo andando.

Ci rendiamo conto che questo avvenimento di cronaca è solo l’apice di tutto l’assurdo dibattito politico sui migranti portato avanti dagli organi di informazione e da ambiti che sono del tutto nemici della convivenza umana e della solidarietà vera.

Ciò che si dovrebbe fare è osservare ciò che succede e in base a ciò che è la realtà bisognerebbe crescere in consapevolezza e responsabilità per preservare un bene. Ovviamente il bene è la propria famiglia la propria comunità, la tradizione che ci ha fatto crescere come popolo. Ovvero ciò che da spessore al nostro essere.  Solo ciò che abbiamo capito dai nostri errori del passato, solo ciò che ci ha dato speranza e forza per ricominciare, può spalancarci agli altri.

C’è l’urgenza di costruire ma questo non c’entra nulla con l’apertura invocata dai nuovi sciamani della solidarietà e dei diritti umani, estranei ed ostili alla tradizione.

Ciò che invece bisognerebbe rimettere al centro è l’educazione. Le sfide attuali, enormi, ci chiedono una risposta. Ma perché la risposta sia efficace e vera, ha bisogno che cresca la mia libertà, che mi impegni, che cominci un lavoro personale, che guardi la vita come un compimento della mia umanità. Ma chi ci aiuta in questo? Nessuno. Dell’educazione non si fa carico più la famiglia, non si fa carico la scuola, non si fa carico lo stato.

Per questo, è sempre più difficile fare una esperienza personale di ciò che succede; non viene comunicato un bene a cui aderire ma tante ipotesi di bene, che si pretendono tutte intercambiabili e di pari dignità: questo è esattamente il contrario dell’educazione. La vita come cammino di maturità è qualcosa di estraneo al paradigma attuale in cui esistono i diritti ma non esiste una meta , non esiste un compimento, non esiste una strada.

Naturalmente tutto questo non è casuale: per il potere è tanto più facile renderci impotenti tanto più ci colloca in un limbo in cui la nostra capacità di reazione viene annichilita.

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La deriva in cui ci troviamo esistenzialmente e politicamente è molto chiara quando accadono fatti così violenti e insensati. La nostra stessa fede cristiana è svuotata:  se tutto è contro in ciò che sarebbe un naturale percorso è come se io nascessi in un paese islamico in cui vige un regime salafita dove non riuscirò mai ad avere la più pallida idea della mia umanità. Rendiamoci conto che tutto è contro…rendiamocene conto da ciò che succede e da come i fatti vengono commentati e percepiti e a che livello di profondità di verità vengono poste le domande.. io direi pari a zero.

In realtà pensiamo di ragionare diversamente dagli altri ma tutti ne siamo dentro fino al midollo, perché la cultura di un popolo o si vive in tutte le cose, mezzi di informazione , scuola , università etc oppure è inincidente esistenzialmente e socialmente, incapace di dirigerci nelle scelte quotidiane e politiche. Ecco il senso: di questa nebbia scura ne siamo dentro fino al midollo.

Il carabiniere che con le mani spacca il vetro e salva i bambini ci fa ben sperare sui sentimenti veri che ci fanno uomini, sulla pietà. Ma questo perché si trasformi in un bene stabile, perché si trasformi in qualcosa che permei tutta la nostra società e ci ricostituisca in un popolo, in unità ha bisogno di un percorso di bene. Non uno qualunque ma uno attinente al nostro essere. C’è l’urgenza di un percorso e la prospettiva di un bene a cui aderire. Episodi come questo mi danno nozione che c’è tanto lavoro da fare. L’urgenza e l’inquietudine mi danno la possibilità di sopravvivere e di apprezzare il sano ottimismo. Ma l’ottimismo ebete non c’entra: solo se si cammina e se c’è una strada si può essere ottimisti.

Patrizio Ricci by @vietatoparlare