La ‘Variante inglese’ del Covid 19 non è più aggressiva dell’originale : due studi su The Lancet lo dimostrano

Sorpresa! La variante inglese del virus Covid 19 non è più virulenta di quella normale.

Ciò vuol dire che c’è qualcosa che non va nelle decisioni e nella comunicazione dei media e della leadership politica. Avevate qualche dubbio? Ora questi dubbi sono confermati: due studi pubblicati nella prestigiosa rivista scientifica The Lancet, lo dimostrano. Naturalmente tutti i media taceranno queste evidenze. Ed il baraccone continuerà a procedere con le regine ed i suoi re.

1. La gravità del COVID-19 causata dalla variante britannica di SARS-CoV-2 (B.1.1.7) e le varianti usuali di questo virus non differiscono

Questa è la conclusione di uno studio pubblicato l’altro giorno su The Lancet ( https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(21)00170-5/fulltext ). È interessante notare che, nello stesso lavoro, è stato riscontrato che la carica virale (quantità di virus) in quelli infettati con la variante B.1.1.7 è più alta. Ma questo non ha influenzato la virulenza del virus (la sua “malignità” nel senso della gravità della malattia provocata). A proposito, questo conferma ancora una volta che la logica semplice (più virus – malattia più grave) non funziona sempre.

2. Le manifestazioni cliniche di COVID-19, la durata della malattia e la frequenza di reinfezione per B.1.1.7 e le varianti usuali di SARS-CoV-2 non differiscono 

Questa è la conclusione di un altro articolo pubblicato sulla rivista specializzata Lancet – Lancet Public Health ( https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(21)00055-4/fulltext). I dati sui sintomi e sulla durata del COVID-19 sono stati ottenuti utilizzando l’app mobile COVID Symptom Study e analizzati nel contesto delle frequenze della variante B.1.1.7 in diverse parti dell’Inghilterra. Il tasso di reinfezione è stato dello 0,7% (95% CI: 0,6-0,8%), indipendentemente dalla variante SARS-CoV-2. Indirettamente, questo indica che il sistema immunitario è ugualmente efficace nel far fronte a B.1.1.7 e alle varianti “normali” di SARS-CoV-2. Nello stesso studio è stata riscontrata una maggiore “infettività” (trasmissibilità) della variante B.1.1.7. Tuttavia, con l’introduzione di un lockdown, la trasmissibilità di B.1.1.7 è diminuita agli stessi valori delle varianti convenzionali (Ro <1).

 

@vietatoparlare

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