La UE se fosse così umana come dice, non strangolerebbe la Siria con le sanzioni

Damasco pullula di vita ma l’economia è in ginocchio dopo anni di guerra civile

fonte: Corriere del Ticino

Secondo padre Bahjat l’Occidente dovrebbe togliere le sanzioni contro la Siria che colpiscono la gente comune
Per raggiungere il centro storico di Damasco si deve percorrere la Via Maris, l’ampia strada romana che dalle coste libanesi porta a Bab Sharki, l’antica porta d’ingresso orientale della capitale siriana. Superata Bab Sharki la Via Maris si divide in migliaia di vicoli stretti e tortuosi che formano la città vecchia: i caffè con i tavoli esterni sono pieni, le bancarelle e i negozi si sovrappongono, la musica rimbomba nei locali.

A primo impatto la guerra sembra cosa lontana. Le forze ribelli ed i gruppi terroristici che dal 2011 al 2018 hanno controllato i rioni adiacenti, da dove bombardavano la città vecchia, sono stati fatti fuggire dai massicci bombardamenti dell’esercito siriano e dell’aviazione russa. Molti di loro sono scappati verso nord per rifugiarsi nell’enclave di Idlib, al confine con la Turchia, dove continuano a dare battaglia. Oggi Damasco e la sua provincia sono sicure, le persone passeggiano per le strade e il traffico scorre agevole. Eppure in città molta gente racconta di avere ancora paura. Non più dei bombardamenti e dei ribelli, non del Governo, bensì del futuro.

«Durante la guerra avevamo la speranza che la pace avrebbe portato una vita migliore. Oggi non ne siamo così sicuri» dicono alcuni ragazzi seduti in un caffè. Un pensiero molto diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni. Il recente rinnovamento delle sanzioni economiche contro la Siria ha condotto ad una forte svalutazione della moneta locale che ha a sua volta generato una forte contrazione dei salari. Chi è laureato guadagna mediamente dai 50 ai 100 dollari mensili. Al contempo la riconquista delle roccaforti ribelli intorno alla capitale e la loro demolizione architettonica ha generato un massiccio esodo verso il centro di parte della popolazione che per 7 anni era rimasta intrappolata al loro interno. Cosa che sta a sua volta avendo forti conseguenze economiche e sociali. Dal punto di vista economico il sovrappopolamento del centro ha fatto innalzare i prezzi delle case, tanto che l’affitto mensile di un appartamento si aggira intorno ai 300 dollari, tre volte lo stipendio di un laureato. Ciò ha determinato la comparsa dei senzatetto, persone che la notte si accasciano per dormire negli angoli delle strade; l’aumento del numero dei bambini che per le strade chiedono l’elemosina; la presenza di bande di ladri che la notte borseggiano i passanti o spaccano i vetri delle auto per svuotarle. Chiunque, inoltre, si lamenta del forte aumento della corruzione.

Costeggiando Bab Sharki sulla destra si raggiunge la chiesa della conversione di San Paolo. Entrando si nota subito un largo buco nel soffitto causato da un colpo di mortaio. «Durante la guerra tutte le chiese di questa zona sono state volontariamente colpite» spiega il frate francescano padre Bahjat (*) mentre passeggia attraverso i chiostri. Le sue parole sono coperte dalle grida giocose di centinaia di bambini che passano qui le loro giornate. «Cerchiamo di essere un punto di riferimento per tutto il quartiere in questo momento di grandi cambiamenti sociali», ci spiega.

L’alto costo della vita nel centro, racconta, sta spingendo parte della locale popolazione, soprattutto cristiana, a trasferirsi in aree più economiche e degradate della provincia, per esempio nella periferia di Jaramana. In queste zone, spiega, si sta assistendo alla diffusione della prostituzione e dello spaccio di droga. Cosa potrebbe fare l’Occidente per aiutare il popolo siriano? Secondo padre Bahjat bisogna «innanzitutto rimuovere le sanzioni, le cui vittime non sono le istituzioni ma la gente comune siriana che non può importare medicinali, macchinari per le proprie aziende e materie prime. Come possono crescere occupazione e salari se le sanzioni impediscono il rilancio dell’economia?». (…)

fonte: Corriere del Ticino

link: https://www.cdt.ch/mondo/cronaca/damasco-pullula-di-vita-ma-l-economia-e-in-ginocchio-dopo-anni-di-guerra-civile-XE1644099?refresh=true

* = Padre Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa superiore del Convento dedicato alla conversione di San Paolo a Damasco