La società del futuro comincia lentamente a delinearsi

La società del futuro comincia lentamente a delinearsi 1
Dal profilo FB del giornalista e fotoreporter Giorgio Bianchi 
La società del futuro comincia lentamente a delinearsi.
Il fatto che la proposta di una scuola pubblica elitaria sia anche solo concepibile, testimonia che oramai i tempi sono maturi per la svolta in senso autoritario della nostra società.
Anche questa è una forma di “social credits”: chi possiede un ranking sociale elevato avrà diritto ad una scuola di qualità, mentre per i “brutti, sporchi e cattivi” ci saranno istituti ghetto, con pochissime risorse, dove probabilmente prevarrà la didattica a distanza.
“Coronavirus a Milano, al liceo Manzoni per il prossimo anno ammesso solo chi ha la media del 9 e abita in centro: protestano gli studenti.
Al Manzoni – tenendo conto delle esigenze di distanziamento – il prossimo anno scolastico si prevede di poter formare solo otto prime. Senza contare che gli altri studenti, in particolare quelli che si trovano in prima quest’anno, hanno bisogno di “riorientamento”. Di conseguenza “il Liceo Manzoni – si legge nella premessa ai criteri di ammissione approvati dal Consiglio d’istituto con 15 voti a favore e 4 contrari – ha deciso di sospendere la sua tradizionale apertura a tutti gli studenti” integrando al criterio territoriale quello “meritocratico”. Detto più precisamente: “sarà data precedenza agli studenti che in seconda media avranno ottenuto una media del 10 o del 9 in italiano, matematica e inglese”. Per quello che riguarda invece il criterio territoriale sarà data precedenza a chi vive in zona 1 (il centro: il Manzoni è in zona Sant’Ambrogio) e poi a seguire nelle altre.
Il concetto è ovviamente estendibile ai più svariati ambiti.
Invece di investire risorse per recuperare quegli strati sociali lasciati indietro da decenni di politiche liberiste, si è scelta la strada più comoda, ovvero quella dell’espulsione dal corpo sociale.
La sorveglianza di massa presto diventerà realtà e sarà lo strumento per assegnare i crediti sulla base dei quali si stileranno le classifiche.
Lo stato di emergenza sanitaria sta facendo emergere in superficie i liquami mentali del ceto cosiddetto riflessivo: concetti fino a poco tempo fa indicibili, confinati in quella sentina sociale che sono i salotti “buoni” (delle élite e delle schiere di collaborazionisti zelanti che le sostengono), stanno inondando con i loro miasmi classisti il dibattito pubblico.
Gente che si proclama democratica e che fino a ieri faceva la morale ai paesi non allineati che si difendevano dagli attacchi imperialisti, sferrrati attraverso le “guerre umanitarie” e le “Rivoluzioni colorate”, oggi chiedono che si spari sulla folla che protesta, come un Bava Beccaris qualsiasi.
Ma anche in questo caso il problema non è il criminale che invoca il massacro di Stato, è il silenzio complice che accompagna queste farneticazioni.
De Pierro scrive sul suo profilo social: “A Napoli si sta attentando a sicurezza di cittadini. Manifestazione mi pare sia abusiva e violenta – scrive – è terrorismo. Sono democratico, ma per prima volta in mia vita, da amministratore pubblico con 3 cariche elettive, se fosse di mia competenza, darei ordine di sparare”.
Provate a cercare sui giornaloni tracce di questa notizia.
Andate sui siti degli influencer di regime e vedete se è stato scritto un sermone al riguardo.
Questo tacito assenso è il canarino nella miniera.
La vera notizia non è lo sproloquio del folle di turno, ma l’accettazione da parte del ceto dominante dei suoi deliri.
Costui è semplicemente l’utile idiota che lancia il segnale che i tempi sono maturi, che la società è pronta.
Non vorrei appesantire ulteriormente il post, ma ritengo che le parole che scrissi qualche tempo fa oggi risultino quanto mai profetiche.
Vorrei spendere due parole riguardo al razzismo della cosiddetta “gauche caviar”.
Nel corso della storia le più grandi violazioni dei diritti umani sono state possibili in quanto coloro che le hanno subite avevano perso in seno alla loro società, appunto lo status di “esseri umani”.
Le élite al potere nelle fattispecie relegano l’oggetto di queste campagne propagandistiche al rango di subumani: in genere si parte con il dileggio, poi si prosegue con l’emarginazione fino ad arrivare a concepire la loro esclusione dalla vita civile nella società (in alcuni episodi si è messa in atto una strategia di sterminio di massa, ma non è il nostro caso).
Per mettere in atto le politiche di macelleria sociale che hanno caratterizzato gli ultimi anni era necessario che le classi medie abbienti e i ceti intellettuali iniziassero a considerare le classi subalterne qualcosa di altro rispetto a loro; in questo modo sarebbe venuta meno l’empatia necessaria per fare causa comune assieme a loro e opporsi al cambiamento in atto guidato dalle élite finanziarie al potere.
Gli intellettuali e la borghesia progressista hanno progressivamente smesso di parlare di problemi sociali e gradualmente hanno cominciato ad irridere le classi svantaggiate enfatizzandone i tic e la condizione.
Lentamente hanno iniziato a considerarli “altro” rispetto a se stessi e a convincersi che la loro condizione non fosse determinata dal progressivo processo di smantellamento della società, ma fosse connaturata al loro essere, alla loro indole.
Per mascherare la soppressione dei diritti sociali, che poi come vedremo in seguito sono una componente dei diritti umani, i padroni del discorso li hanno gradualmente sostituiti con i diritti civili.
In questo modo si sono raggiunti simultaneamente due obiettivi.
Da un lato si offerta una foglia di fico ai progressisti e agli intellettuali di regime per mascherare il loro sconfinamento verso le posizioni della destra neoliberista, mentre dall’altro si è fornita una sponda ai partiti liberal per fare politiche a costo zero in termini di impatto negativo verso gli interessi economici che tutelavano.
I governi progressisti degli ultimi venti anni hanno potuto tranquillamente smantellare lo stato sociale offrendo in cambio, per calmierare il loro elettorato e giustificare la loro esistenza, slogan e leggine a favore dei diritti civili.
Ecco oggi i progressisti liberal e gli intellettuali di regime tendono a ricordarci solo alcuni articoli della carta dei diritti umani soprassedendo sugli altri.
Lo fanno perché hanno smesso di considerare quelle classi sociali che ne sono private, parte integrante della loro società.
Queste classi subalterne disumanizzate, i cosiddetti “brutti, sporchi e cattivi”, con una operazione di vera e propria ingegneria sociale sono state sostituite nell’immaginario progressista dai migranti.
In questo modo si è potuto mantenere in piedi il postulato della solidarietà, architrave delle politiche di sinistra, senza intaccare il potere costituito, anzi favorendolo.
Il migrante è divenuto l’unico oggetto (assieme ad altre minoranze quali ad esempio le comunità LGBT) delle politiche e dei ragionamenti progressisti, mentre contestualmente sparivano dal discorso politico le classi diseredate. Per giunta poi, nei confronti di queste classi, è iniziata una vera e propria campagna di dileggio che è sfociata nello scontro aperto nel momento stesso in cui queste si sono rivoltate contro le élite al potere, scardinandone per via elettorale l’apparato politico e attraverso i social quello mediatico.
Oggi lo scontro è giunto ad un livello tale per cui alcuni progressisti auspicano una revisione del diritto di voto (sono sicuro che ciascuno di noi nella propria cerchia di contatti o amicizie ha almeno uno scienziato che auspica provvedimenti di questo tipo).
Proprio ieri intervenivo in una discussione nella quale un “sincero democratico” auspicava una limitazione del suffragio universale.
Da più parti oramai si parla delle cosiddette “patenti” per partecipare alla vita civile del proprio Paese.
Si dice che “come per guidare una macchina ci vuole la patente, così per votare la classe dirigente del proprio Paese occorrerebbe una abilitazione”.
Per costoro non è più la cittadinanza il requisito fondamentale per la partecipazione, bensì sarebbe opportuno costituire un ente per “il rilascio del diritto di voto”.
Ecco qui svelato l’ultimo stadio del processo descritto all’inizio di questo post. Come dicevo si parte dal dileggio, si prosegue con l’emarginazione e si finisce con l’esclusione dalla vita civile.
Vi ricorda qualcosa ?
A me sì e non è finita bene.
“Naturalmente, se però sei democratico, puoi dire che solo i competenti, i sapienti, quelli che hanno fatto l’esame hanno il diritto di comandare – alla stessa stregua che per affidare la guida di un convoglio, bisogna che il guidatore abbia fatto un corso. Ovviamente dimenticando che “I competenti” ci hanno portato alla rovina: da Ciampi che ha tramato con Andreatta il divorzio Tesoro-Bankitalia, a Prodi che ha svenduto l’Iri, fino a Mario Monti che ha stroncato l’economia aumentando per giunta il debito pubblico che doveva ridurre, fino a Trichet che aumenta i tassi quando deve diminuirli e a Cottarelli che sbaglia i moltiplicatori quando obbliga la Grecia ai tagli mortali – è tutta una galleria di “competenti” e tecnocrati che hanno commesso errori, anzi peggio: li hanno ostinatamente proseguiti ed aggravati, perché hanno eseguito ordini da altrove e perché le loro pretese di comando non venivano da alcuna nozione “scientifica”, bensì da pregiudizi di un’ideologia che il “popolo ignorante” ha sperimentato sulla sua pelle come rovinosa.
Ed ecco il punto che giustifica il suffragio universale, il voto ai cittadini, lavoratori, donne di casa: non perché il popolo sia meglio dotato o ancor meno, infallibile, ma perché è il popolo che subisce le conseguenze delle decisioni politiche, ne paga il prezzo. Se tali decisioni sono sbagliate, che almeno ne sia responsabile. Con tutti i rischi connessi. Ma il governo dei tecnocrati non è meno esente da rischi ed errori.
La democrazia è la partecipazione di un popolo al suo destino (Moellen van den Bruck)
Come è possibile questo miracolo? Essere nazistoidi, inclini alla violenza e alla repressione delle opinioni altrui, e restare democratici? La sola spiegazione possibile è questa: essere “democratici” non è una appartenenza politica. E’ una superiorità ontologica. Uno stato metafisico, un Più-Essere. E’ democratico chi si sente ontologicamente superiore agli avversari, che può praticare i crimini di cui li accusa, senza essere macchiato. Naturalmente questa è stata la convinzione profonda degli hitleriani – la superiorità ontologica degli ariani.
Dunque ora lo sappiamo: i nemici della democrazia, sono i democratici”.
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