La situazione Venezuelana ha bisogno di un compromesso non di precipitare ulteriormente

Donald Trump il 10 settembre ha licenziato uno dei falchi più difficili della sua amministrazione, John Bolton. Forse non tutti sanno che il più importante motivo di questo allontanamento  è l’approccio di Bolton con il Venezuela. “Non sono d’accordo con John Bolton sul Venezuela. Penso che sia andato oltre ogni limite “, ha detto Trump.

Per l’atteggiamento di Bolton verso Caracas due settimane prima del licenziamento di Bolton, Donald Trump ha dovuto coprire personalmente la partecipazione degli americani ai negoziati con alti funzionari venezuelani. La dichiarazione di Trump era collegata alla divulgazione della notizia dei negoziati tra la sua amministrazione e il capo dell’Assemblea costituzionale nazionale del Venezuela Diosdao Cabello .

Ovviamente la divulgazione mirava a farli fallire.

Ciò che si prefiggeva Trump  con questi colloqui segreti era  la partenza del presidente Nicolas Maduro e lo svolgimento di elezioni libere. Lo ha annunciato martedì il presidente Donald Trump dopo che l’Associated Press ha riferito di trattative segrete con il presidente dell’Assemblea costituzionale nazionale (organo a sostegno dell’amministrazione Maduro) Diosdado Cabello il 19 agosto.

Secondo il Wall Street Journal (WSJ), l’obiettivo di Cabello è ottenere dagli Stati Uniti garanzie di poter rimanere nella politica venezuelana e non affrontare sanzioni se Maduro perdesse il potere. La fonte della pubblicazione afferma che i negoziatori vogliono ricevere garanzie di sicurezza internazionali che saranno implementate da qualsiasi nuovo governo ed evitare “ritorsioni, molestie, violenza”. WSJ riferisce anche  che Cabello vuole che il suo movimento, noto come Chavism (sostenitori del defunto presidente Hugo Chavez), possa partecipare alle elezioni.

Il presidente Maduro ha dichiarato in un discorso televisivo che i suoi rappresentanti stanno negoziando con il suo permesso diretto.

I funzionari dell’amministrazione Trump hanno ammesso alla pubblicazione che i loro sforzi negli ultimi otto mesi per rimuovere Maduro e sostituirlo con il leader dell’opposizione Juan Guaido si sono fermati, portandoli a studiare i vari centri di potere in Venezuela e le persone che li guidano.

Trump ha confermato personalmente il fatto di avere contatti con alti funzionari venezuelani. Poiché il coordinamento dei negoziati è stato svolto da Mauricio Claver-Carone (capo della divisione Affari dell’emisfero occidentale presso il Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti), un subordinato di John Bolton, il suo capo è venuto a rispondere di tutti gli errori.

Quindi le critiche apparse oggi su Nuova Bussola Quotidiana mi appaiono come eccessive.

Infatti la Nuova Bussola Quotidiana dice:

Dopo aver abbandonato in agosto il negoziato con l’opposizione, promosso dalla Norvegia, il regime di Maduro ha firmato un accordo a Caracas con una “finta” opposizione, accordo finalizzato a nuove elezioni, ovviamente pilotate. Processo illegittimo per gran parte della comunità internazionale, Unione Europea inclusa, ma non per la Santa Sede: alla firma dell’accordo era presente il nunzio apostolico, monsignor Giordano, preceduto da dichiarazioni concilianti a Roma del generale dei Gesuiti, il venezuelano padre Arturo Sosa.

Le critiche di NBQ non tengono conto che necessariamente qualsiasi soluzione deve essere politica e non deve avvenire con spargimenti di sangue che porterebbe il paese in una guerra civile. Invece si tratta di un accordo delicatissimo ottenuto grazie ai contatti statunitensi. Il fatto che la Chiesa ha preso quella posizione ovviamente non è estraneo dai contatti tra gli Stati Uniti e Caracas tutt’ora in corso.

L’articolo non tiene inoltre conto del discredito che si è ottenuto Guaido dopo gli scandali che lo hanno toccato ed il flop della rivolta di parte dell’esercito. Per non parlare della presenza di Cina e Russia che viene presentata come repressiva , mentre le due superpotenze sono presenti per difendere i loro interessi come anche gli Stati Uniti fanno con gli alleati dall’Arabia Saudita ad altri stati che non brillano certo come democrazia.

C’è però da dire che sebbene gli Stati Uniti hanno convinto Maduro di tenere nuove elezioni per il momento gli approcci degli americani cambieranno solo leggermente, ma l’essenza della politica americana nei confronti della Repubblica Bolivariana rimarrà la stessa. Se Maduro verrà sostituito con un altro soggetto che possa ricucire i rapporti con gli USA, ciò porterà alla rimozione delle sanzioni, ad un nuovo clima politico e a quel cambiamento politico ed economico che la popolazione si aspetta.

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Comments

  • Roberto 18 Settembre 2019 at 21:27

    Sul Venezuela evito la Nuova Bussola (particolarmente Stefano Magni).