La Siria meridionale cerca di riprendere ma l’obiettivo ‘non è condiviso da tutti gli operatori umanitari’

Come abbiamo visto, le Nazioni Unite e i paesi occidentali non aiuteranno la Siria nella ricostruzione: alla Comunità Internazionale interessa i siriani finché la loro sofferenza può essere invocata per giustificare l’ingerenza militare. Ma quando i civili hanno bisogno di aiuto e non c’è più pericolo nelle città liberate, l’occidente centellina gli aiuti e fa dipendere l’aiuto alla ricostruzione dal conseguimento dei propri obiettivi.

Il motivo è che alla Comunità Internazionale interessa che non si chiuda il problema umanitario è per giustificare la propria ingerenza. Tenere aperta la ferita: in questo senso, ogni cosa è buona, sia la persistenza dei terroristi che l’emergenza umanitaria. A Quneitra , Daara la Comunità Internazionale che tanto sbraita per i disastri umanitari è assente. Lì c’è solo il governo e la. Russia

Ciò è paradossale, l’Herald Tribune qualche giorno fa, faceva giustamente notare:

Il popolo siriano ha attraversato circostanze inimmaginabili, causate da una insurrezione costruita dall’occidente, sia sul terreno che sui media. Si potrebbe pensare che portare a termine questa guerra e permettere ai siriani di ricostruire le loro vite sarebbe un obiettivo condiviso da tutti gli operatori umanitari e attivisti, ma sfortunatamente questo è lontano dal nostro caso.

Infatti, come sappiamo nel caso di Idlib, è al centro in questi giorni di una fitta compagnia ‘umanitaria’ che allerta ancora la ‘gioiosa macchina da guerra’ occidentale, nello stesso tempo che i media (e persino Avvenire) supportano il consueto atteggiamento ostile.

Per capire la loro menzogna basterebbe accendere i riflettori sulla provincia di Daara, appena liberata. Ma tutti quelli che contano, dalle nostre parti,  ben si guardano di farlo.

Eppure i riflettori andrebbero accesi perché finito il pericolo jihadista occorre risanare le ferite e la Siria non ce la fa da sola, ovvero sarà molto più difficile se tanta solidarietà dimostrata quando le città vengono liberate, non si sgonfiasse immediatamente a liberazione avvenuta.

Ciò vuol dire che i siriani nella Siria meridionale appena liberata  si possono scordare di ricevere dalla Comunità Internazionale mattoni o una sedia o un tavolo, un materasso o un letto: lì i paesi occidentali si sono guardati bene di dare alcunché di aiuto se non quelli emergenziali forniti dall’UNCHR.

La liberazione degli insediamenti di Deera, Quneitra e della periferia di Damasco – è avvenuta dopo duri combattimenti, ed ora in molti casi, i centri abitati devono essere quasi completamente ricostruiti. Molti monumenti storici, culturali e religiosi sono stati profanati e distrutti dai militanti, così come gli ospedali, le istituzioni educative e  molti condomini rimasti indenni sono stati saccheggiati.

Perciò oggi come è facile immaginare, sebbene non incombe più la presenza delle bande illegali, la situazione umanitaria nel sud della Siria rimane instabile. Così per far fronte alla difficile situazione nelle regioni meridionali della Siria per la ricostruzione i cittadini possono fare affidamento solo sul governo e sul Centro russo per accoglienza e la distribuzione dei rifugiati.

Ad esempio, nella provincia di El Quneitra, grazie alle forze armate russe, il risanamento delle forniture di energia e acqua è stato completato dal Centro di accoglienza, sono state ripristinate circa 60 istituzioni educative. Molti ospedali della provincia erano stati distrutti, così attualmente l’assistenza medica ora viene effettuata con l’aiuto di medici militari che provvedono ai residenti bisognosi e consegnano loro medicinali.

Dice Amil Shamali capo ingegnere dell’acquedotto della provincia di Quneitra “Quando c’erano combattenti qui, non una singola stazione dell’acquedotto funzionava. Le persone dovevano comprare acqua per un sacco di soldi. Ora attingiamo per le riparazioni ai pezzi di ricambio che  abbiamo conservato negli ultimi anni nel magazzino, quindi le facciamo rapidamente. Una disgrazia è che non ci sono ancora abbastanza impiegati. Ora abbiamo solo 7 persone, ma ne abbiamo bisogno 20 “.

El Quneitra è l’ultima delle province meridionali, che l’esercito governativo ha liberato. Qui passa la cosiddetta ‘strada delle Nazioni Unite’ che porta alle Alture del Golan. Per sette anni, i militanti sono stazionati nelle terre di confine. Di recente, la missione internazionale è tornata sul Golan con l’aiuto dell’esercito russo. Ora la polizia militare russa è responsabile della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Nella città siriana di Yalta a East Gut (sobborgo di Damasco), le scuole hanno ripreso a lavorare per la prima volta in due anni dopo essere stati rilasciati dai militanti. Per ripristinare le scuole, l’esercito russo ha importato quasi 12 tonnellate di materiali da costruzione. Come segno di gratitudine, alcune classi dove si studia la lingua russa sono state aperte in alcune scuole.

Così, con l’assistenza del Centro per l’Accoglienza, la distribuzione e il riposizionamento dei rifugiati nelle regioni meridionali è è in diretta connessione con la riparazione completa delle strutture sociali – sono oggetti significativi indispensabili come scuole, asili, ospedali, fonti di energia, acquedotti, panetterie.

E’ evidente che l’aiuto umanitario da solo non risolve nulla mentre il ripristino dell’infrastruttura sociale ha un impatto positivo sul ritorno attivo dei rifugiati siriani da altre province e stati.

Da metà agosto , più di 7.000 persone sono tornate alle loro case nel sud della Repubblica araba siriana. E questa cifra sta crescendo. Ma occorrerebbe che mutasse la posizione degli stati democratici e liberali che si preoccupano per la situazione umanitaria ad Idlib ma abbandonano sistematicamente la gente laddove non corre più pericolo ma ha estremamente bisogno di ricostruire.

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