La Russia ha truccato le elezioni statunitensi? No, ma Hollywood e media dicono il contrario.

I film di Hollywood – ed in genere quelli made in USA – si prendono ben cura di descrive la Russia come uno stato guerrafondaio che minaccia, invade i propri vicini ed è geneticamente ostile agli Stati Uniti. Non smentisce questa tacita direttiva il film in proiezione in questi giorni nelle sale italiane, ” Attacco al potere 3“. Poco prima della fine del primo tempo  nella ‘situation room’ l’FBI asserisce che la Russia ha truccato le elezioni statunitensi: questo è un fatto gravissimo dato che  l’apposita commissione d’inchiesta statunitense ha chiarito definitivamente che tutte le accuse erano indirizzate solamente per indebolire Trump ed esse sono prive di fondamento.

Lo stesso presidente USA Trump ha più volte ribadito che “La fabbricazione di una cospirazione con la Russia è il più grande inganno nella storia della politica americana”. Non solo ma –  ha affermato Trump – che se vogliamo parlare di cospirazione sono il dipartimento di giustizia e il Federal Bureau of Investigation (FBI) che durante la presidenza di Barack Obama hanno falsificato le indagini per Hillary Clinton per distruggere il suo principale rivale.

Purtroppo questo modus operandi prosegue ancora oggi e non solo circoscritto solo ad “Attacco al potere 3“: esso è ormai utilizzato in tutte le serie televisive di Netflix o di Holliwood che si occupano di Russia. Ogni occasione è buona: l’arte di usare informazione e spettacoli cinematografici per portare avanti bugie e travisare così in mala fede la realtà  non è differente la sovversione democratica. Infatti, la formazione delle menti a secondo degli intendimenti del potere è la mission che la produzione holliwoodiana si è prefissata. Essa si configura come autentico metodo di inganno collettivo per trovare consenso pubblico verso una narrativa falsificata della realtà.

Muller

Al contrario ci sono prove che le elezioni USA sono state minate proprio da quegli  apparati dello stato che erano deputati a proteggere la comunità e le istituzioni. Sono proprio esse che hanno disatteso completamente il proprio compito: invece di indagare sui soggetti che hanno messo in atto un uso improprio della legge per fini terzi,  si sono fatti partecipi del raggiro ed hanno accusato il presidente di collusione con la Russia rovesciando completamente i fatti. Ne è prova Assange che rischia l’estradizione negli Stati Uniti per aver rivelato reati compiuti dall’amministrazione USA. E’ paradossale che ancora oggi coloro che sono stati smascherati non sono stati accusati mentre chi ha rivelato le tante nefandezze di dell’apparato statale nell’esercizio ordinario delle sue funzioni, rischia l’ergastolo e forse anche la pena di morte nell’indifferenza generale .

Allo stesso modo, il rapporto Muller ha provato  non solo che le elezioni USA non sono state minate da Mosca ma che il Russiagate è il frutto di un intervento mirato,  tendente a mettere sotto impeachement il presidente Trump e deteriorare i rapporti con la Russia.

In verità, che fosse la comunità dell’intelligence americana che stava cercando di mettere in corto circuito il processo democratico americano si sapeva già prima dell’uscita del rapporto Muller. Ma per oltre un anno i media non hanno fatto altro  che bombardare gli americani con false accuse. Abbiamo visto che ancor oggi  ciò che resta è quello che dice il ‘Grande Fratello’. Muller è stato fatto passare  come un vecchietto affetto da demenza senile e quindi inattendibile, non all’altezza del proprio compito. Nulla importa che lo stesso abbia detto chiaramente – ben prima dell’audizione – che non avrebbe detto nulla di più di ciò era già contenuto nelle 500 pagine del rapporto.

I processi si fanno in piazza o nelle aule dei tribunali a secondo di come conviene al potere.

patrizio ricci @vietatoparlare

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