la propaganda ed il potere

La disinformazione è l’attività che per un motivo ideologico, di potere o per un bene superiore (il fine giustifica i mezzi) , si supera i legacci della democrazia, utile ma spesso non abbastanza “pragmatica”.
La disinformazione sempre nei periodi di conflitto armato prepara la gente , affinché si formi un consenso su un determinato conflitto, il quale deve apparire necessario. Non succede sempre ma comunque  la propaganda è importante perchè si formi un vasto consenso pubblico.
Lo si è fatto in alcuni casi, e più recentemente ma non solo  in maniera spregiudicata nella guerra in Iraq , dove le armi di distruzione di massa, fin dall’inizio del secondo conflitto si sapeva non ci fossero.
Stasera ho visto il film “Fire games” che lo descrive molto chiaramente partendo da un “caso” simbolo. Le esperienze personale sono quelle più eloquenti, attecchiscono perché commuovono e ci fanno ribellare per quel sentimento di giustizia che è innato in noi.  Ma ormai di  documenti ce ne sono molti.
Il potere ha bisogno di consenso, e quando non c’è quando il politico o chi “ha molto in gioco” lo forma, lo dirige,  il consenso si forma con notizie false o artefatte, e noi italiani non ne siamo alieni. Altre notizie possono distogliere da fatti di cui è meglio non parlare per interesse di alcuni.
Dopo un conflitto , in un periodo di forte restrizione della libertà individuale possono cambiare anche i fatti e la verità per trasformare la mentalità di un popolo altrimenti scontento o addirittura ostile.
Prova ne è che dal 1860 ancora sopravvive la retorica risorgimentale in Italia, 1^ guerra mondiale compresa. Meglio un popolo stordito che un popolo educato ed attento a cio’ che avviene, un popolo geloso delle proprie tradizioni, geloso della propria libertà.

La propaganda, è un fattore fortissimo per indirizzare le opinione (fà vincere anche le guerre, creando consenso artificiale, fà accettare sacrifici, diffondendo notizie artefatte)  per il modo massiccio con cui lo usa il potere e le multinazionali per fare affari, bisogna essere scaltri.

“Ogni giorno veniamo bombardati con una comunicazione persuasiva dopo l’altra. Questi richiami persuadono non attraverso il dai-e-prendi degli argomenti e dei dibattiti ma attraverso la manipolazione di simboli e delle nostre più basilari emozioni umane.” (Pratkanis e Aronson, 1991)

Pensiamo al nome che hanno dato per indicare l’epoca della cristianità, l’epoca in cui la società era costruita sul cristianesimo, questo periodo è stato chiamato dagli storici di parte con una parola che ha una forte connotazione ed accezione negativa  : “medioevo” . Fare questo è una delle tecniche per portare discredito e sviare .

Solo cambiare il nome di qualcuno o qualcosa che si vuole screditare è sufficiente a confondere. Sia in senso positivo che in senso negativo.

Ed andando ai giorni nostri, l’abbiamo visto con Wikileaks , come la gente non viene informata e come si facciano tante cose a sua insaputa. Ed abbiamo visto che gli interessi e i poteri forti hanno subito innescato una campagna di discredito personale per il suo fondatore.  E‘ notizia di oggi che in Iraq ci sono state  109.000 morti, in gran parte civile , sono proseguite torture e cancellazione delle libertà individuali, si sono svolte operazioni militari sconosciute al grande pubblico che sono state costanti e ripetute nella loro illegalità e nel loro disonore.

quindi le notizie possono essere manipolate, i fatti possono apparire diversi da quelli che sono.
Ma possiamo fare qualcosa per combattere questo stato di cose , sempre più largamente usati?

Il modo c’è approfondire e verificare, oggi abbiamo mezzi di comunicazione potentissimi, il primo del quale è internet. Per questo io aderisco al circuito di bloggers di Samizdatonline, così infatti era chiamata la stampa clandestina durante il regime sovietico in Russia, perchè dati alla mano, sono convinto che (notare il titolo del blog)che non ci sia libertà di informazione nel nostro paese. La libertà è solo apparente, ci sono troppi interessi, e nei blog si può parlare solo del proprio gattino o della propria moto, se no altrimenti si rischia di passare per “testata giornalistica” e allora sono guai.

Ma ripeto internet è uno strumento fondamentale , ma bisogna imparare ad usarlo: Io proporrei i cinque punti  di  H.Michael Sweeney, in essa svela metodi per aiutarti ad individuare le mezze verità, la seguente:
  • Chiedi: poniti sempre molte domande quando senti una notizia di cronaca. Da dove viene la notizia? E’ una fonte affidabile? C’è qualcun altro che ha riportato la stessa storia? Metti in dubbio ogni cosa e non dare nulla per scontato.
  • Verifica: cerca sul Web o parla con i tuoi amici e familiari di ogni notizia proveniente dai media. Potresti scoprire informazioni importanti che ti mostrino l’intera vicenda sotto una luce differente.
  • Mantieni la tua posizione: non sottostimare mai le tue opinioni e non farti intimorire dall’autorità. Diffida delle “persone che sanno” che gettano sul tavolo le loro credenziali. Tutti hanno lo stesso livello di credibilità finché non dimostrano di essere degni di fiducia.
  • Indaga: Fai molta attenzione alle notizie considerate troppo complesse da risolvere. Probabilmente non è stata fatta nessuna analisi della vicenda e tu stai utilizzando informazioni che non sono state verificate né approfondite.
  • Focalizza: Non provare a dividere la tua attenzione su diverse notizie di cronaca. Scegline una e resta su quella. Poi passa oltre. C’è sempre una notizia più importante che richiama la tua attenzione che può distrarti dalla tua indagine.
  • la tua arma di difesa

    propaganda


    Indice

    1. Introduzione
      1. Perché pensare alla propaganda?
      2. L’istituto per l’analisi della propaganda
    2. Tecniche comuni
      1. Giochi di parole
        1. Soprannominazione
        2. Specchi per le allodole
        3. Eufemismi
      2. False connessioni
        1. Trasferimento
        2. Testimonial
      3. Attrazione speciale
        1. Gente semplice
        2. L’effetto carrozzone
        3. La paura
    3. Errori logici
      1. Logica imperfetta o propaganda?
      2. Estrapolazione non garantita
    4. Propaganda della guerra
      1. La prima guerra mondiale
        1. La spinta verso la guerra
        2. La commissione sull’informazione pubblica
        3. Demoni, atrocità e bugie
        4. La propaganda nel dopoguerra
    5. Esempi
      1. Il partito America First
      2. Propaganda anti americana dall’Afghanistan
      3. La Enron Corporation

    Introduzione

    Perché pensare alla propaganda?

    Potrebbe sembrare strano il dire che lo studio della propaganda abbia rilevanza nella politica contemporanea; dopotutto, quando la maggior parte della gente pensa alla propaganda, pensa alle enormi campagne condotte da Hitler e Stalin negli anni ’30. Dato che nulla di paragonabile viene divulgato nella nostra società si crede che la propaganda oggi non sia più un problema.

    Ma la propaganda può essere tanto sfacciata quanto una svastica o tanto subdola quanto una barzelletta. Le sue tecniche persuasive sono regolarmente applicate da politici, pubblicità, giornalisti, personaggi radiofonici e altri interessati ad influenzare il comportamento umano.
    I messaggi propagandistici possono essere usati per raggiungere fini socialmente positivi, come nelle campagne per ridurre la guida in stato di ebrezza, ma sono anche usate per vincere le elezioni e per vendere liquore di malto.

    Come fanno notare Anthony Pratkanis e Elliot Aronson, “ogni giorno veniamo bombardati con una comunicazione persuasiva dopo l’altra. Questi richiami persuadono non attraverso il dai-e-prendi degli argomenti e dei dibattiti ma attraverso la manipolazione di simboli e delle nostre più basilari emozioni umane.” (Pratkanis e Aronson, 1991)

    Con la crescita dei mezzi di comunicazione come Internet, il flusso di messaggi persuasivi si è drammaticamente accelerato. Per la prima volta da sempre, i cittadini di tutto il mondo stanno partecipando in conversazioni senza censure riguardo il loro futuro collettivo. Tutto questo è uno sviluppo fantastico, ma ha un costo.

    La rivoluzione informatica ha portato ad un sovraccarico di informazioni e la gente si trova a doversi confrontare con centinaia di messaggi ogni giorno. Nonostante ci siano pochi studi a riguardo sembra plausibile ipotizzare che molte persone rispondano a questa pressione elaborando i messaggi più velocemente e, quando possibile, seguendo scorciatoie mentali.

    I propagandisti amano le scorciatoie.. particolarmente quelle che fanno andare in “cortocircuito” il pensiero razionale. Essi raggiungono questo scopo agitando emozioni, sfruttando insicurezze, capitalizzando sulle ambiguità del linguaggio e piegando le leggi della logica. E come mostra la storia, possono riuscire in questo piuttosto bene.

    L’analisi della propaganda espone i trucchi che i propagandisti usano e propone metodi per resistere alle scorciatoie che questi promuovono. Questo sito web (e quindi questa pagina tradotta da quel sito, ndt) discute varie tecniche di propaganda, fornisce esempi contemporanei del loro uso e propone strategie di auto difesa mentale.

    L’analisi della propaganda è un antidoto per gli eccessi dell’Era dell’Informazione.

    L’istituto per l’analisi della propaganda

    Questo sito si è ispirato al lavoro pionieristico dell’Istituto per l’Analisi della Propaganda (Institute for Propaganda Analysis, IPA). Nel 1937, l’IPA fu creata per informare il pubblico americano della diffusa natura della propaganda politica. Composta da scienziati sociologi e giornalisti, l’IPA pubblicò una serie di libri, inclusi:

    • The Fine Art of Propaganda
    • Propaganda Analysis
    • Group Leader’s Guide to Propaganda Analysis
    • Propaganda: How To Recognize and Deal With It

    L’IPA è meglio conosciuta per l’identificazione dei sette meccanismi elementari della propaganda: la soprannominazione, gli specchi per le allodole, il trasferimento, i testimonial, la gente semplice (o gente comune), l’accatastare le schede (? to do) e l’effetto carrozzone (bandwagon). Secondo gli autori di un recente libro sulla propaganda, “questi sette meccanismi sono stati ripetuti così frequentemente in lezioni, articoli e libri di testo da divenire virtualmente sinonimo di pratica e analisi della propaganda in tutti i suoi aspetti”. (Combs e Nimmo, 1993)

    Qualcuno sostiene che l’approccio dell’IPA è troppo semplicistico dato che molti messaggi cadono in più di una categoria. Le tecniche dell’IPA sono state criticate anche perché non prendono in considerazione le differenze tra i membri dell’audience e la credibilità del propagandista.

    C’è qualche punto valido in queste critiche ma pochi possono negare l’importanza dello scopo principale dell’IPA che è quello di promuovare il pensiero critico tra i cittadini. In The Fine Art of Propaganda, l’IPA afferma che “È essenziale in una società democratica che i giovani e gli adulti imparino a come pensare, imparino a come creare le loro menti. Devono imparare a come pensare indipendentemente e devono imparare a come pensare insieme. Devono giungere a delle conclusioni ma, allo stesso tempo, devono riconoscere il diritto alle altre persone di giungere a conclusioni opposte. Fin quando gli individui sono coinvolti, l’arte della democrazia è l’arte di pensare e discutere indipendentemente insieme”.

    Tecniche comuni

    Giochi di parole

    Soprannominazione

    “I nomi negativi hanno giocato un ruolo tremendamente potente nella storia del mondo e nel nostro sviluppo individuale. Hanno rovinato reputazioni, spinto uomini e donne a conseguimenti notevoli e altri in galera, hanno provocato talmente rabbia da spingere uomini in battaglia a massacrare altri uomini. Sono stati e sono tutt’ora applicati a persone, gruppi, gang, tribù, college, partiti politici, quartieri, stati, parti del paese, nazioni e razze.” (Institute for Propaganda Analysis, 1938)

    La tecnica della soprannominazione (o della stereotipizzazione) lega una persona o un’idea ad un simbolo negativo. Il propagandista che usa questa tecnica spera che l’audience respingerà la persona o l’idea sulla base del simbolo negativo, invece di osservare le evidenze disponibili.

    I tipi più ovvi di soprannominazione coinvolgono i nomi negativi. Come esempio considera i seguenti nomi:

    Una forma più subdola di soprannominazione usa parole o frasi che vengono scelte per la loro carica emotiva negativa. Gli oppositori dei tagli al budget potrebbero per esempio chiamare i politici conservatori come “avari”. Coloro che ne sono favorevoli invece potrebbero usare il termine “parsimoniosi”. Entrambe le parole si riferiscono allo stesso comportamento ma hanno una connotazione molto differente. Altri esempi di parole cariche negativamente includono:

    La tecnica della soprannominazione è stata per prima identificata dall’IPA nel 1938. Secondo l’IPA, dovremmo chiederci le seguenti domande quando troviamo un esempio di soprannominazione:

    • Cosa significa il nome?
    • L’idea in questione ha una connessione legittima con il vero significato del nome?
    • Si sta mettendo in cattiva luce un’idea che promuove i miei interessi dandogli un nome che non mi piace?
    • Se non prendessi in considerazione il nome, quali sono i pregi dell’idea in sè?

    Specchi per le allodole

    “Noi crediamo, combattiamo e viviamo attraverso parole piene di virtù, per le quali abbiamo idee fortemente radicate. Queste parole includono civilizzazione, Cristianità, bene, giustizia, diritto, democrazia, patriottismo, scienza, medicina, salute e amore.

    Per i nostri scopi di analisi della propaganda, chiameremo queste parole virtuose “specchi per le allodole” (o a volte anche banalità scintillanti) per focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche pericolose che esse hanno: Assumono significati differenti per persone differenti; possono essere utilizzate in modi differenti.

    Questa non è una critica verso queste parole per come le comprendiamo. Anzi è il contrario. È una critica verso i propagandisti per come usano queste preziose parole e credenze verso gente che non sospetta di questi subdoli meccanismi.

    Quando qualcuno ci parla di democrazia, immediatamente pensiamo alla nostre idee riguardo la democrazia, le idee insegnateci a casa, a scuola ed in chiesa. La nostra prima e naturale reazione è di supporre che colui che ci parla stia usando il termine nel senso che noi gli diamo, che creda all’importanza di quel termine così come noi facciamo. Ciò abbassa la nostra guardia e ci rende molto meno sospettosi di quanto dovremmo essere nel momento in cui ci vengono dette le cose che ‘gli Stati Uniti devono fare per preservare la democrazia’.

    Lo specchio per le allodole è, per farla breve, una soprannominazione al contrario. Mentre la soprannominazione cerca di creare in noi un rifiuto e una condanna verso qualcosa senza esaminarne l’evidenza, il meccanismo degli specchi per le allodole cerca di farci approvare ed accettare qualcosa senza esaminarne l’evidenza. Prendendo familiarità con questo meccanismo degli specchi per le allodole, quindi, bisogna tenere a mente tutto ciò che è stato detto riguardo la soprannominazione…” (Institute for Propaganda Analysis, 1938).

    L’Istituto per l’Analisi della Propaganda ha proposto una serie di domande che la gente dovrebbe porsi quando di fronte a questa tecnica:


    Eufemismi

    Quando i propagandisti usano degli specchi per le allodole o la soprannominazione, stanno tentando di evocare nella loro audience parole vivide, emozionalmente suggestive. In certe situazioni, comunque, i propagandisti tentano di placare l’audience per rendere una realtà spiacevole più gradevole. Ciò viene ottenuto usando parole blande ed eufemismi.

    Dato che la guerra è particolarmente spiacevole, i discorsi militari sono pieni di eufemismi. Negli anni ’40, l’America cambiò il nome del Dipartimento della Guerra in Dipartimento della Difesa. Sotto l’amministrazione Reagan, al missile MX fu cambiato il nome in “The Peacekeeper” (colui che mantiene la pace, ndt). Durante i tempi di guerra, gli incidenti che coinvolgono civili vengono chiamati “danni collaterali” e la parola “liquidazione” viene usata come sinonimo di “omicidio”.

    Il comico George Carlin nota che, all’inizio della prima guerra mondiale, si diceva che i veterani traumatizzati soffrissero di “shock da esplosione” (“shell shock“). La corta e vivida frase convogliava bene gli orrori della battaglia: praticamente si potevano ancora udire i rumori delle esplosioni sopra la propria testa. Dopo la seconda guerra mondiale, la gente iniziò ad usare il termine “trauma da combattimento” o “fatica da combattimento” (“combat fatigue”) per raffigurare la stessa condizione. La frase è un po’ più piacevole, ma attribuisce ancora al combattimento la fonte del disagio. All’inizio della guerra del Vietnam, la gente iniziò ad usare il termine “disturbi da stress post-traumatico” (“post-traumatic stress disorder”): una frase che è completamente disconnessa dalla realtà della guerra.

    Vedi anche http://www.beppegrillo.it/2006/07/vaselina.html, ndt

    False connessioni

    Trasferimento

    You shall not press down upon the brow of labor this crown of thorn. You shall not crucify mankind upon a cross of gold! ? William Jennings Bryan, 1896

    “Il trasferimento è un meccanismo attraverso il quale il propagandista porta l’autorità e il prestigio di qualcosa che rispettiamo e riveriamo a qualcosa che vorrebbe farci accettare. Per esempio, molti di noi rispettano e riveriscono la nostra chiesa e la nostra nazione. Se il propagandista riesce a far approvare una campagna del proprio programma alla chiesa o alla nazione, attraverso questa approvazione trasferisce autorità e prestigio al programma. Quindi, potremmo accettare qualcosa che altrimenti rifiuteremmo.

    Nel meccanismo del trasferimento (o anche ricorso all’autorità), i simboli vengono costantemente utilizzati. La croce rappresenta la Chiesa Cristiana. La bandiera rappresenta la nazione. Cartoni come lo Zio Sam rappresentano il consenso dell’opinione pubblica. Questi simboli evocano emozioni. Insieme a loro, alla velocità della luce, viene stimolato l’intero complesso di sensazioni che abbiamo nei confronti della chiesa o della nazione. Un disegnatore di cartoni animati, facendo disapprovare a Zio Sam un budget per l’aiuto alla disoccupazione, ci farebbe percepire che l’intera nazione disapprova tale costo. Disegnando uno Zio Sam che approva lo stesso budget, il disegnatore ci avrebbe fatto sentire che il popolo lo approva. Quindi il meccanismo del trasferimento è usato sia a favore che contro cause ed idee.” (Institute for Propaganda Analysis, 1938).

    Quando un attivista politico conclude il suo discorso con una preghiera pubblica, sta tentando di trasferire il prestigio religioso alle idee per le quali si batte. Come con tutti i meccanismi di propaganda, l’uso di questa tecnica non è limitata ad una parte dello spettro politico. Può essere trovato nei discorsi dei teologi di sinistra come nei sermoni degli attivisti religiosi di destra.

    In modo simile, i propagandisti possono tentare di trasferire la reputazione della “Scienza” o della “Medicina” ad un particolare progetto o insieme di credenze. Uno slogan di alcune popolari pasticche per la tosse incoraggia l’audience a “Visitare le hall della medicina”. Negli spot televisivi, attori in camice bianco ci dicono che la “Marca X è il più importante antidolorifico che possiamo comprare senza prescrizione”. In entrambi gli esempi viene usata la tecnica del trasferimento.

    Queste tecniche possono anche avere una svolta più minacciosa. Come ha argomentato Alfred Lee, “anche i razzisti più sfacciatamente anti-scientifici hanno l’abitudine a volte di farcire le proprie argomentazioni con termini e illustrazioni attentamente selezionati da lavori scientifici ma mostrati al di fuori di ogni contesto accurato”. La propaganda della Germania nazista, per esempio, razionalizzava le politiche razziste appellandosi sia alla scienza che alla religione.

    Questo non significa che la religione e la scienza non hanno posto nelle discussioni che riguardano i problemi sociali! Il punto è che un’idea o un programma non dovrebbero essere accettati o rifiutati solo perché sono stati collegati a simboli come la Medicina, la Scienza, la Democrazia o la Cristianità. L’Istituto per l’Analisi della Propaganda, ha suggerito che, quando ci troviamo di fronte al meccanismo del trasferimento, dovremmo porci le seguenti domande:

    • Nei termini più semplici e concreti, qual è la proposta del relatore?
    • Qual è il significato della cosa dalla quale il propagandista sta cercando di trasferire autorità e prestigio?
    • Esiste una connessione legittima tra la proposta del propagandista e la cosa, persona o istituzione riverita?
    • Mettendo da parte il trucchetto propagandistico del trasferimento, quali sono i pregi della proposta in sè?

    Testimonial

    Tiger Woods è sulla scatola dei cereali Wheaties a promuoverli come parte di una colazione bilanciata. Cher sostiene una nuova linea di cosmetici e La Toya Jackson dice che la Psychic Friends Network (la Rete degli Amici Psichici) ha cambiato la sua vita. Il cantante dei R.E.M. appare in un annuncio di pubblico servizio ed incoraggia i fan a supportare il “Motor Voter Bill“. L’attore che fa la parte del barista in Cheers è un risaputo ambientalista.

    “Questo è il classico abuso del meccanismo del testimonial che ci viene in mente non appena sentiamo la parola testimonial. Lo ricordiamo indulgentemente e ci diciamo quanto più sofisticati siamo noi dei nostri nonni o anche dei nostri genitori.

    Iniziamo una frase con ‘La Repubblica ha detto’, ‘John L. Lewis disse…’, ‘Herbert Hoover disse…’, ‘Il presidente ha detto…’, ‘Il mio dottore ha detto…’, ‘Il nostro ministro ha detto…’. Alcuni di questi testimonial danno maggiore enfasi ad un’idea legittima ed accurata, un uso corretto del meccanismo; altri, invece, possono rappresentare uno “strato piacevole” che nasconde una distorsione, una falsità, una nozione fraintesa, o una proposta antisociale…” (Institute for Propaganda Analysis, 1938)

    Non c’è nulla di male col citare una fonte qualificata e la tecnica del testimonial può essere usata per costruire un argomento valido e ben bilanciato. Comunque viene spesso utilizzata in modi scorretti e fuorvianti.

    L’abuso più comune del testimonial riguarda la citazione di individui che non sono qualificati a dare giudizi su di un particolare argomento. Nel 1992, Barbara Streisand supportò Bill Clinton e Arnold Schwarzenegger supportò George Bush. Entrambi sono intrattenitori famosi ma non c’è ragione di pensare che sappiano quale sia la cosa migliore per il paese.

    Solitamente i testimonial scorretti balzano subito all’occhio e molti di noi avranno sicuramente notato questo trucco retorico qualche volta. Comunque probabilmente ciò è accaduto quando il testimonial era una celebrità che non ammiravamo. Quando il testimonial è una celebrità che apprezziamo tendiamo molto meno ad essere critici.

    Secondo l’Istituto per l’Analisi della Propaganda, dovremmo porci le seguenti domande quando incontriamo questo meccanismo.

    • Chi o cosa viene citato nel testimonial?
    • Perché dovremmo guardare a tale persona (o organizzazione o pubblicazione) come avente conoscenze approfondite o informazioni attendibili sulla materia in questione?
    • Quali pregi ha l’idea in sè, senza i benefici del testimonial?

    Potresti aver notato la presenza della tecnica del testimonial nel paragrafo precedente, che iniziava citando l’Istituto per l’Analisi della Propaganda. In questo caso la tecnica è giustificata. Oppure no?

    Attrazione speciale

    Gente semplice

    Usando la tecnica della “gente semplice” (o dell’uomo comune), i relatori tentano di convincere l’audience che essi e le loro idee sono “del popolo”. Il meccanismo è usato sia nelle pubblicità che dai politici.

    Tutti i recenti presidenti d’America sono stati milionari ma si sono impegnati a lungo per comparire al popolo come cittadini normali. Bill Clinton mangiò in un McDonald’s e confessò un debole per i racconti di spionaggio. George Bush Sr. odiava i broccoli ed amava pescare. Ronald Reagan fu spesso fotografato mentre tagliava la legna e Jimmy Carter si presentò come un umile contadino di arachidi della Georgia.

    Noi tutti siamo familiari con i candidati che conducono campagne elettorali presentandosi come “forestieri della politica”, promettendo di ripulire tutto il marcio e di mettere ordine a Washington. Il paesaggio politico è pieno di politici che sfidano una mitica “elite culturale”, presumibilmente schierandosi con gli “americani normali”. Con l’avvicinarsi dei baby boomer (coloro che nacquero durante il boom di nascite dovuto alla prosperità economica che seguì il termine della seconda guerra mondiale, ndt) al loro sesto decennio, non siamo più shockati nel vedere politici in jeans che ascoltano il rock ‘n roll.

    In tutti questi esempi il meccanismo della “gente semplice” o “gente normale” è al lavoro.

    L’Istituto per l’Analisi della Propaganda dice che, quando ci troviamo di fronte a questo meccanismo, dovremmo sospendere ogni forma di giudizio e porci prima le seguenti domande:

    • Quanto vale l’idea del propagandista se viene separata dalla sua persona?
    • Cosa potrebbe star cercando di nascondere tramite l’approccio di mostrarsi una persona semplice?
    • Quali sono i fatti?

    L’effetto carrozzone

    “Il propagandista affitta una sala, affitta una stazione radio, riempie un grande stadio, fa marciare un milione o comunque molte persone in una parata. Impiega simboli, colori, musica, movimento, tutte le arti drammatiche. Ci porta a scrivere lettere, inviare telegrammi, a contribuire alla sua causa. Si appella al desidero, comune alla maggior parte di noi, di seguire la folla. Poiché vuole che noi seguiamo la folla in massa, dirige il suo appello a gruppi già uniti da legami comuni, legami di nazionalità, di religione, di razza, di sesso, di vocazione. Così le campagne dei propagandisti a favore o contro un programma si appelleranno a noi in quanto cattolici, protestanti o ebrei.. in quanto contadini o in quanto insegnanti scolastici; in quanto casalinghe o in quanto minatori.

    Con l’aiuto degli altri meccanismi di propaganda, questi artifizi di adulazione vengono usati per imbrigliare le paure e gli odii, i pregiudizi e i preconcetti, le convinzioni e gli ideali comuni ad un gruppo. Quindi vengono evocati dei sentimenti per spingerci tutti come membri di un gruppo in un carrozzone.” (Institute for Propaganda Analysis, 1938).

    Il concetto basilare dell’effetto carrozzone (o anche effetto gregge) è che “tutti gli altri lo stanno facendo, quindi dovresti farlo anche tu”. Dato che pochi di noi vogliono essere lasciati indietro, questa tecnica può rivelarsi piuttosto efficace. Comunque, come puntualizza l’IPA, “non c’è mai altrettanta foga nel voler entrare nel carrozzone di quanta cercano di farci credere i propagandisti”. Quando ci troviamo di fronte a questo meccanismo, può aiutarci il porci le seguenti domande:

    • Qual è il programma del propagandista?
    • Qual è l’evidenza a favore e quale quella contro il programma?
    • A prescindere dal fatto che gli altri stanno sostenendo questo programma, io dovrei sostenerlo?
    • Il programma promuove o mette a repentaglio i miei interessi individuali e collettivi?

    La paura

    “Le strade del nostro paese sono in agitazione. Le università sono piene di studenti che si ribellano e si rivoltano. I comunisti stanno cercando di distruggere il nostro paese. La Russia ci sta minacciando con la sua potenza e la Repubblica è in pericolo. Sì – pericolo dall’interno e dall’esterno. Abbiamo bisogno di ordine pubblico! Senza di esso la nostra nazione non può sopravvivere.” – Adolf Hitler, 1932

    Quando un propagandista avverte la sua audience che un disastro accadrà se non si seguirà un particolare piano d’azione, si sta appellando alla paura. Giocando con le paure fortemente radicate nell’audience, i praticanti di questa tecnica sperano di spostare l’attenzione dai meriti di una particolare proposta alle azioni che possono essere fatte per ridurre la paura.

    Questa tecnica può risultare molto efficace quando viene esercitata da un demagogo fascista, ma tipicamente è usata in modi meno drammatici. Considera il seguente:

    • Uno spot televisivo ritrae un terribile incidente automobilistico (la sollecitazione della paura) e ricorda ai telespettatori di indossare le cinture di sicurezza (il comportamento che riduce la paura).
    • L’opuscolo di una compagnia assicurativa mostra immagini di case distrutte da inondazioni (la sollecitazione della paura) e segue con i dettagli dell’assicurazione per i possessori di una casa (il comportamento che riduce la paura).
    • Una lettera da un’organizzazione a favore delle armi inizia descrivendo un’America senza legge in cui solo i criminali posseggono armi da fuoco (la sollecitazione della paura) e conclude chiedendo al lettore di opporsi alla messa al bando delle armi automatiche (il comportamento che riduce la paura).

    Dalla fine della seconda guerra mondiale, sociologi e studiosi di comunicazione hanno condotto studi empirici per comprendere di più l’efficacia dell’appellarsi alla paura della gente. Qualcuno ha criticato la concettualizzazione degli studi mentre altri hanno trovato errori nei metodi sperimentali utilizzati ma vale la pena di prendere in considerazione, se non addirittura accettare, le conclusioni generali.

    • “Lasciando inalterati tutti gli altri aspetti, più una persona è spaventata da una comunicazione più è probabile che prenderà azioni di prevenzione” (Pratkanis e Aronson, 1991)
    • L’appello alla paura (o anche ricorso alla paura) non riesce a cambiare il comportamento dell’audience se questa non si sente sufficientemente potente da poter cambiare la situazione.
    • Gli appelli alla paura riescono a cambiare il comportamento con maggiore probabilità se contengono specifiche raccomandazioni per ridurre la minaccia che l’audience ritiene siano efficaci e fattibili.

    In sintesi ci sono quattro elementi che determinano l’efficacia di un appello alla paura della gente: 1) una minaccia, 2) una specifica raccomandazione riguardo a come la gente dovrebbe comportarsi, 3) la percezione da parte della gente che la raccomandazione sarà efficace per gestire la minaccia e 4) la percezione da parte della gente di essere capaci di seguire la raccomandazione data.

    Quando l’appello alla paura non include tutti e quattro gli elementi, probabilmente fallirà nel suo scopo. Pratkanis e Aronson forniscono l’esempio del movimento anti-nucleare, che è riuscito a suscitare la paura della guerra nucleare, ma ha offerto solo poche raccomandazioni specifiche che la gente ha percepito come efficaci o fattibili. In contrasto, i rifugi contro la pioggia radioattiva furono enormemente popolari durante gli anni ’50 poiché la gente credeva che i rifugi li avrebbero protetti da una guerra nucleare e l’istallazione di un rifugio era qualcosa che potevano fare.

    Allo stesso modo, durante la campagna elettorale del 1964, si diceva che Lyndon Johnson avesse influenzato molti elettori con uno spot televisivo molto diffuso che ritraeva una ragazzina annichilita da un’esplosione nucleare. Questo spot collegava la guerra nucleare a Barry Goldwater (il candidato avversario di Johnson) e proponeva un voto per Johnson come un modo efficace e fattibile per evitare la minaccia.

    Nella politica contemporanea, l’appello alla paura continua ad essere diffusa. Quando un politico agita la paura del pubblico riguardo l’immigrazione, o i crimini, e propone di farsi votare per ridurre la minaccia, sta utilizzando questa tecnica. Quando ci troviamo di fronte a messaggi persuasivi che capitalizzano sulle nostre paure, dovremmo porci le seguenti domande:

    • Il relatore sta esagerando la paura o la minaccia per ottenere il mio favore?
    • Quanto è legittima la paura che il relatore sta provocando?
    • Seguire l’azione raccomandata ridurrà veramente la minaccia supposta?
    • Se analizzata spassionatamente, quali sono i meriti della proposta del relatore?

    Errori logici (o falle logiche)

    Logica imperfetta o propaganda?

    La logica è il processo attraverso il quale giungiamo ad una conclusione a partire da una o più premesse. Una affermazione in sè non è né logica né illogica (sebbene possa essere vera o falsa).

    Per avere un esempio di come la logica possa essere abusata, considera il seguente argomento che è stato largamente diffuso su Internet.

    1. Premessa 1: Hillary Clinton è a favore della legislazione per il controllo delle armi da fuoco.
    2. Premessa 2: Tutti i regimi fascisti del ventesimo secolo hanno approvato le legislazioni per il controllo delle armi da fuoco.
    3. Conclusione: Hillary Clinton è fascista

    Un metodo per mettere alla prova la logica di un argomento come questo è di tradurre i termini elementari e vedere se la conclusione ha ancora senso. Come puoi vedere, le premesse possono essere corrette, ma non necessariamente ne consegue la conclusione.

    1. Premessa 1: Tutti i cristiani credono in Dio.
    2. Premessa 2: Tutti i musulmani credono in Dio.
    3. Conclusione: Tutti i cristiani sono musulmani.

    Questo è un esempio piuttosto estremo di come la logica possa essere abusata. Di seguito ne vedremo altri.

    Dovrebbe essere notato che un messaggio potrebbe essere illogico senza essere propagandistico: tutti noi commettiamo errori di logica. La differenza è che i propagandisti deliberatamente manipolano la logica per promuovere le loro cause.

    Estrapolazione non garantita

    La tendenza a fare enormi predizioni sul futuro sulla base di pochi e piccoli fatti è un comune errore logico.

    Come puntualizza Stuart Chase, “è facile vedere la persuasività in questo tipo di argomenti. Spingendo un caso al limite… si costringe l’avversario in una posizione più debole. L’intero futuro è schierato contro di lui. Messo sulla difensiva, ha difficoltà a smentire qualcosa che non è ancora accaduto.

    L’estrapolazione è il termine con il quale gli scienziati chiamano queste previsioni, con l’avvertimento che devono essere usate con prudenza. Un’illustrazione familiare è quella di un guidatore che avendo trovato tre pompe di benzina al miglio lungo un percorso dell’autostrada di Montreal in Vermont conclude che ci devono essere molte pompe di benzina fino al polo nord. Disegni due o tre punti, tracci una curva che li attraversa e la estendi indefinitamente.” (Chase, 1952).

    Questo errore logico fornisce spesso la base per un efficace appello alla paura della gente. Considera i seguenti esempi contemporanei:

    • Se il congresso approva la legge che limita la disponibilità di armi automatiche, l’America intraprenderà un percorso da cui sarà difficile uscire e che porterà infine alla messa al bando di tutte le armi da fuoco, alla distruzione della costituzione e ad uno stato di polizia totalitario.
    • Se gli Stati Uniti approvano il NAFTA, il rumore che sentiremo sarà quello di migliaia di lavori e fabbriche che scompariranno dal Messico.
    • L’introduzione di mezzi di comunicazione come Internet porteranno ad una radicale decentralizzazione del governo, maggiore partecipazione politica ed una rinascita della comunità.

    Quando qualcuno tenta di convincerti che una particolare azione condurrà ad un disastro o ad una utopia, può aiutare il porsi le seguenti domande:

    • Ci sono sufficienti dati a sostegno delle previsioni del relatore riguardo il futuro?
    • Riesco a pensare ad altri modi in cui potrebbero andare le cose?
    • Se vi sono diversi risvolti che le cose potrebbero seguire, perché il relatore sta descrivendo uno scenario così estremo?

    Propaganda della guerra

    Vedi anche http://www.nato.int/docu/review/2003/issue2/italian/art4.html, ndt

    La prima guerra mondiale

    La spinta verso la guerra

    La seguente dissertazione sulla prima guerra mondiale è stata realizzata per un seminario di laurea nel dicembre del 1994. Durante la conversione dello stesso in un formato adatto al web, le note a piè di pagina e le fonti sono state rimosse. Se sei interessato a ricevere una copia delle note a piè di pagina, invia una e-mail all’autore all’indirizzo: aaron @ propagandacritic . com (in inglese! ndt).

    Sul Veloce Intreccio tra Frode e Potere:
    Propaganda Domestica Durante la Prima Guerra Mondiale

    Vedi anche http://www.firstworldwar.com/features/propaganda.htm, ndt

    “Conduci questo popolo in guerra e dimenticheranno persino cos’è la tolleranza. Per combattere, devi essere brutale e spietato e lo spirito della brutalità spietata entrerà fin nelle fibre della vita della nazione, contagiando il congresso, le corti, la polizia e gli uomini nelle strade.”

    È una delle più grandi ironie della storia che Woodrow Wilson, che fu rieletto come candidato a favore della pace nel 1916, condusse l’America nella prima guerra mondiale. Con l’aiuto di un apparato propagandistico senza precedenti, Wilson trasformò una nazione di immigrati in una nazione unita per combattere. Un esame dell’opinione pubblica prima della guerra, degli sforzi propagandistici durante la guerra e della resistenza della propaganda in tempo di pace fa sorgere significanti quesiti riguardo il peso della democrazia come principio di governo.

    Come una risacca, la spinta verso la guerra dell’America fu subdola e forzata. Secondo Randolph Bourne, risaputamente a favore della pace, il sentimento di guerra si diffuse gradualmente fra diversi gruppi intellettuali. “Con il contributo di Roosevelt”, scrisse Bourne, “i mormorii divennero prima una monotona cantilena e poi un coro così potente che esserne fuori significava non avere una reputazione e successivamente quasi essere osceni.”. Una volta che la guerra era avviata, il dissenso era praticamente impossibile. “Se credevi che la nostra discesa in guerra fosse uno sbaglio”, scrisse The Nation in un editoriale del dopoguerra, “se sostenevi, come prima fece il presidente Wilson nel 1917, che l’ideale doveva essere quello di ottenere una ‘pace senza vittoria’, eri un traditore.”. Costretti a restare silenziosamente da parte mentre i loro vicini spingevano verso la guerra, molti pacifisti sarebbero stati d’accordo con Bertrand Russell che “la più grande difficoltà era quella puramente psicologica di resistere alla suggestione di massa, la cui forza diviene tremenda quando l’intera nazione è in uno stato di collettiva esaltazione violenta.”.

    Questo frenetico appoggio alla guerra fu particolarmente rilevante alla luce del fatto che la rielezione di Wilson fu largamente interpretata come un voto a favore della pace. Dopotutto, nel gennaio del 1916, Wilsono affermò che “per quel che ricordo questo è un governo del popolo, e il popolo non sceglierà la guerra.”. È evidente che il voto per Wilson portò profonde divisioni nell’opinione pubblica. Al momento della sua inaugurazione gli immigrati costituivano un terzo della popolazione. La propaganda degli alleati e dei tedeschi rianimò antiche alleanza tra gli americani-europei e le opinioni riguardo l’intervento degli Stati Uniti in guerra erano schierate chiaramente. Più di otto milioni di americani-tedeschi vivevano in questo paese e molti erano in sintonia con le cause della loro patria. Nel frattempo, il sentimento anti-tedesco era forte tra le classi più agiate della costa atlantica ed era particolarmente intenso tra coloro che avevano rapporti sociali e d’affari con la Gran Bretagna e la Francia. La maggior parte degli americani, comunque, non era legata al conflitto europeo e non era interessata a fare guerra oltremare.

    La commissione sull’informazione pubblica

    La mancanza di unità nell’opinione pubblica era una delle principali preoccupazioni quando l’America entrò in guerra il 6 aprile del 1917. A Washington infatti era considerato cruciale per la guerra la compattezza del consenso pubblico. Il 13 aprile del 1917 Wilson creò una Commissione sull’Informazione Pubblica ( Committee on Public Information, CPI) per promuovere la guerra nelle case della gente e allo stesso tempo publicizzare gli scopi dell’entrata in guerra degli americani fuori dalla nazione. Sotto la guida di George Creel, un giornalista cosiddetto muckraker (che si occupa cioè principalmente di problemi di corruzione che violano valori largamente condivisi, come la corruzione politica, il lavoro minorile, le condizioni nelle carceri, ecc., ndt), il CPI reclutò molta gente dal mondo degli affari, da quello dei media, dal mondo accademico e da quello artistico. Il CPI combinava tecniche di pubblicità con sofisticate conoscenze della psicologia umana e la sua campagna rappresenta la prima volta in cui un governo moderno abbia disseminato propaganda in così vasta scala. È affascinante come questo fenomeno, spesso collegato ai regimi totalitari, sia emerso in uno stato democratico.

    Sebbene George Creel fosse un risaputo critico della censura da parte del servizio pubblico, il CPI prese immediati provvedimenti per limitare le informazioni dannose. Invocando la minaccia della propaganda tedesca il CPI implementò “linee guida volontarie” per le agenzie di stampa e aiutò l’approvazione dell’Espionage Act del 1917 (che rendeva un crimine l’esprimere informazioni con l’intento di interferire con le operazioni o con il successo delle forze armate degli Stati Uniti o di promuovere il successo dei suoi nemici. Era punibile con una multa fino a diecimila dollari e venti anni di carcere, ndt) e il Sedition Act del 1918 (che proibiva agli americani di usare un linguaggio sleale, blasfemo, scurrile o offensivo nei confronti del governo degli Stati Uniti, della bandiera o delle forze armate durante la guerra. La legge consentiva inoltre al Postmaster General, la direzione centrale del servizio postale statunitense, di negare la consegna della posta a coloro che esprimevano dissenso per le politiche del governo durante la guerra. Ndt). Il CPI non aveva espliciti poteri di attuazione ma ciò nonostante “godeva del potere di censura che era equivalente per guidare le forze legali.”. Così come i moderni reporter partecipano alle sedute stampa del pentagono, così i giornalisti riluttantemente accondiscesero le linee guida ufficiali per rimanere connessi al circuito delle informazioni. I giornali radicali, come il socialista Appeal to Reason, furono quasi completamente estinti a causa delle limitazioni sui dissenzienti in tempo di guerra. Il CPI non fu un censore nel senso più stretto del termine, ma “giunse vicino a svolgere quella funzione come mai abbia fatto nessuna agenzia governativa negli Stati Uniti.”.

    La censura fu solo uno degli elementi della campagna del CPI. Con tutte le sofisticazioni di una moderna agenzia pubblicitaria, il CPI studiò i diversi modi in cui le informazioni potevano fluire al popolo e inondò quei canali con materiale pro-guerra. La divisione “domestica” del CPI era composta da 19 sottodivisioni e ognuna di queste era focalizzata su di un particolare tipo di propaganda. Un’analisi esaustiva va oltre gli scopi di questa pubblicazione ma gli usi dei giornali, delle accademie, degli artisti e dei produttori cinematografici verranno discussi.

    Uno degli elementi più importanti del CPI era la Divisione Notizie (Division of News), che distribuì più di 6000 comunicati stampa e si pose come il principale canale per le informazioni riguardanti la guerra. Secondo Creel, ogni settimana, più di 20000 rubriche giornalistiche erano riempite con materiale fatto circolare dal CPI. Capendo che molti americani saltavano la prima pagina andando direttamente alla sezione degli articoli, il CPI creò anche la Division of Syndicated Features e chiese l’aiuto di scrittori influenti, scrittori di racconti e saggisti. Questi popolari scrittori americani presentarono la posizione ufficiale sui fatti in una forma facilmente digeribile e si dice che le loro opere raggiungessero venti milioni di persone ogni mese.

    La Division of Civic and Educational Cooperation (divisione di cooperazione civica e didattica) si affidò molto su studiosi che realizzavano dossier con titoli come Il sussurro tedesco (o bisbiglìo tedesco, The German Whisper), Pratiche di Guerra Tedesche (German War Practices) e Conquista e Kultur (Conquest and Kultur (Kultur è la parola tedesca che sta per cultura, ndt). Il rigore accademico di molti di questi pezzi era discutibile ma anche pensatori più rispettabili, come John Dewey e Walter Lippmann, espressero il loro supporto alla guerra. Anche di fronte a questa tendenza, comunque, qualche studioso rifiutò di fare come gli altri. Randolph Bourne fu uno dei migliori studenti di John Dewey e si sentì tradito dalla collaborazione del suo mentore con l’azione bellica. In uno dei suoi molti eloquenti saggi dei tempi di guerra, Bourne criticò aspramente i suoi colleghi per aver leziosamente guidato il paese nel conflitto. “Gli intellettuali tedeschi andarono in guerra per salvare la loro cultura dall’imbarbarimento”, scrisse Bourne. “E i francesi andarono in guerra per salvare la loro bella Francia!… I nostri intellettuali non sono ugualmente ingannevoli quando ci dicono che la nostra ‘guerra di tutte le guerre’ è irreprensibile e realizza solo del bene?”

    Il CPI non limitava le sue azioni promozionali alla parola scritta. La Division of Pictorial Publicity (divisione della pubblicità illustrata) “aveva a sua disposizione molti dei più talentuosi illustratori pubblicitari e vignettisti dell’epoca”, e questi artisti lavoravano strettamente a contatto con gli esperti pubblicitari della Advertising Division (divisione della pubblicità). I giornali e le riviste donavano entusiasticamente spazi pubblicitari ed era quasi impossibile trovare un periodico che non avesse materiale del CPI. Potenti poster, dipinti con colori patriottici, tappezzavano i muri del paese. Anche dal cinico punto di vista della metà degli anni ’90 c’è qualcosa di trainante in queste immagini che attraversa i decenni ed evoca profondi desideri di comprare liberty bond o di arruolarsi nella marina (i liberty bond erano un particolare tipo di obbligazioni governative non negoziabili che venivano vendute negli Stati Uniti per sostenere la causa degli alleati nella prima guerra mondiale, ndt).

    I filmati erano ancora più popolari delle immagini e la Division of Films (la divisione dei filmati/pellicole) si assicurò che la guerra venisse promossa nel cinema. L’industria cinematografica soffriva di una brutta reputazione e i produttori cercavano rispettabilità prestando supporto alle azioni di guerra col massimo impegno. Il clima di Hollywood fu riassunto in un editoriale del 1917 del The Motion Picture News che dichiarò che “ogni individuo che lavora in questa industria vuole fare la sua parte” e prometteva che “attraverso diapositive, leader e trailer dei film, poster e pubblicità sui giornali avrebbero diffuso quella propaganda così necessaria all’immediata mobilitazione delle grandi risorse del paese.”. Film con titoli come The Kaiser: The Beast of Berlin (Il Kaiser: La Bestia di Berlino), Wolves of Kultur (I Lupi di Kultur) e Pershing’s Crusaders (I Riformisti di Pershing) riempirono i teatri americani. Un film, To Hell With The Kaiser (All’Inferno con il Kaiser), fu così popolare che la polizia antisommossa del Massachusetts dovette intervenire per una folla arrabbiata a cui era stato negato l’ingresso.

    Questa discussione indica solamente l’ampiezza delle attività di propaganda domestica del CPI. Dai palchi delle sale conferenze e dagli schermi cinematografici alle pagine di popolari fiction, la causa degli alleati è stata creativamente pubblicizzata in quasi tutti i canali di comunicazione disponibili. Ma questa è solo parte della storia. Le tecniche di propaganda impiegate dal CPI sono anche affascinanti e, dal punto di vista del governo democratico, molto più significative.

    Demoni, atrocità e bugie

    Definizione di Propaganda

    La parola “propaganda” è stata già usata molte volte e il lettore potrebbe chiedersi come venga usato il termine. La definizione di propaganda è stata a lungo discussa, ma c’è poco accordo su cosa significhi. Qualcuno sostiene che tutte le comunicazioni persuasive sono propagandistiche, mentre altri propongono che solo i messaggi disonesti possono essere considerati propaganda. Gli attivisti politici di ogni parte affermano di dire la verità e che i loro avversari fanno propaganda. Per adattarsi all’ampiezza delle attività svolte dal CPI, questa discussione userà l’ampia interpretazione del termine di Harold Lasswell. “Non le bombe né il pane”, scrisse Lasswell, “ma le parole, le immagini, le canzoni, le parate e molti meccanismi simili sono i tipici mezzi per fare propaganda.”. Secondo Lasswell, “la propaganda si affida ai simboli per ottenere il suo scopo: la manipolazione degli atteggiamenti collettivi.”.

    I propagandisti solitamente tentano di influenzare gli individui portando ognuno a comportarsi “come se la sua reazione fosse una sua propria decisione.”. Gli strumenti di comunicazione di massa estendono la portata del propagandista e gli permettono di influenzare gli atteggiamenti di molti individui simultaneamente. Dato che i propagandisti tentano di “fare pensare gli altri al loro posto”, preferiscono i messaggi indiretti a quelli aperti e alle argomentazioni logiche. Durante la guerra, il CPI è riuscito in questo facendo ponderati appelli alle emozioni, demonizzando la Germania, collegando la guerra agli obiettivi di vari gruppi sociali e, quando necessaria, mentendo spudoratamente.

    Appelli alle emozioni

    Tipicamente la propaganda del CPI si appellava al cuore, non alla mente. L’agitazione emotiva è una delle tecniche preferite dei propagandisti, poiché “ogni emozione può essere ‘convogliata’ in una qualunque attività tramite un’abile manipolazione.”. Un articolo che apparve su Scientific Monthly poco dopo la guerra asseriva che “il racconto particolareggiato delle sofferenze di una ragazzina e del suo micio possono motivare il nostro odio verso i tedeschi, far crescere la nostra simpatia per gli americani, renderci entusiasti della Croce Rossa o portarci a donare soldi per una casa per gatti.”. Gli slogan dei tempi di guerra come “Belgio Sanguinante” (Bleeding Belgium), “Il Kaiser Criminale” (The Criminal Kaiser) e “Rendi il Mondo Sicuro per la Democrazia” (Make the World Safe For Democracy), mostrano come il CPI non fosse estraneo a questa idea. L’evidenza di questa tecnica può essere vista in un tipico poster delle propaganda che ritraeva un aggressivo soldato tedesco armato di baionetta con sopra la scritta “Respingi il Vandalo con i Liberty Bond” (Beat Back The Hun With Liberty Bonds) (i liberty bond erano un particolare tipo di obbligazioni governative non negoziabili che venivano vendute negli Stati Uniti per sostenere la causa degli alleati nella prima guerra mondiale, ndt). In questo esempio, le emozioni di odio e di paura venivano generate con lo scopo di far donare soldi per le azioni di guerra. È interessante notare come molti analisti attribuiscano il fallimento della propaganda tedesca in America al fatto che questa enfatizzava la logica rispetto alla passione. Secondo il conte von Bernstorff, un diplomatico tedesco, “la caratteristica principale dell’americano medio è un sentimentalismo piuttosto grande, anche se superficiale”, e la stampa tedesca non riuscì ad afferrare questo fatto.

    Demonizzazione

    Una seconda tecnica di propaganda usata dal CPI fu la demonizzazione del nemico. “Le resistenze psicologiche alla guerra sono così grandi nelle nazioni moderne”, scrisse Lasswell, “che ogni guerra deve apparire come una guerra di difesa nei confronti di un aggressore brutale e minaccioso. Non ci deve essere ambiguità su chi il pubblico debba odiare.”. La propaganda americana non fu l’unica fonte di sentimento anti-tedesco, ma la maggior parte degli storici sono d’accordo sul fatto che i fascicoli del CPI esageravano nel ritrarre i tedeschi come depravati e brutali aggressori. Per esempio, in una pubblicazione del CPI, il professore Vernon Kellogg chiese “ci sarà da meravigliarsi se, dopo la guerra, la gente di tutto il mondo, quando riconoscerà un tedesco, si sposterà per non toccarlo quando passa, o si chinerà a raccogliere sassi per intimargli di cambiare strada?”.

    Una strategia particolarmente efficace per demonizzare i tedeschi era quella di raccontare storie atroci. “Una semplice regola per suscitare odio”, disse Lasswell “è quella, se non si riesce ad infuriare la folla in altri modi, di raccontare atrocità. È stata impiegata con ugual successo in ogni conflitto conosciuto.”. A differenza del pacifista che sostiene che tutte le guerre sono brutali, le storie di atrocità portano a far credere che la guerra è brutale solo quando viene fatta dal nemico. Certi membri del CPI erano relativamente cauti nel fare accuse non comprovate, ma le pubblicazioni della commissione spesso si basavano su materiale dubbio. Dopo la guerra, Edward Bernays, che dirigeva le azioni di propaganda del CPI in America latina, ammise apertamente che i suoi colleghi raccontavano presunte atrocità per provocare agitazione pubblica contro la Germania. Alcune delle storie di atrocità che circolarono durante la guerra, come quella di una bagnarola piena di bulbi oculari o la storia di un ragazzino di sette anni che aveva affrontato i soldati tedeschi armato di fucile, in realtà furono riciclate da conflitti precedenti. Nella sua influente opera sulla propaganda ai tempi della guerra, Lasswell meditava sul fatto che le storie di atrocità sarebbero sempre state popolari poiché riuscivano a far provare all’audience una bigotta indignazione verso il nemico e, ad un certo livello, un’identificazione con i responsabili dei crimini.

    La propaganda anti-tedesca ha alimentato la guerra, ma ha anche contribuito all’intolleranza all’interno del paese. I bassotti (che sono di origine tedesca, ndt) venivano soprannominati i cani della libertà (in senso dispregiativo, ndt), mentre la rosolia (che in inglese viene chiamata ‘German measles’, cioè morbillo tedesco, anche se in realtà ‘German’ non stava per ‘tedesco’ ma derivava dal latino germanus, cioè simile, visto che la rosolia aveva molti sintomi in comune con il morbillo. Ndt) veniva soprannominata morbillo della libertà e l’università della città di New York ridusse di un credito i corsi in tedesco. Quattordici stati proibirono l’utilizzo della lingua tedesca nelle scuole pubbliche. Gli avversari militari erano a migliaia di miglia di distanza ma i tedeschi-americani fornivano un comodo capro espiatorio locale. In Van Houten, nel New Mexico, una folla inferocita accusava un minatore immigrato di essere a sostegno della Germania e lo costrinse ad inginocchiarsi dinanzi a loro, a baciare la bandiera e ad urlare “All’inferno con il Kaiser” (anche titolo del succitato film, ndt). Nell’Illinois un gruppo di zelanti nazionalisti accusò Robert Prager, un minatore tedesco, di nascondere degli esplosivi. Nonostante Prager avesse affermato la sua lealtà fino alla fine, venne linciato dalla folla inferocita. Gli esplosivi non furono mai trovati. (Vedi anche http://www.findarticles.com/p/articles/mi_qa3945/is_200301/ai_n9170046, ndt)

    La Guerra per Fermare Tutte le Guerre

    Gli appelli alle emozioni e le semplicistiche caricature del nemico influenzarono molti americani, ma il CPI realizzò che certi gruppi sociali avevano bisogno di una propaganda più complessa. Per raggiungere gli intellettuali e i pacifisti, il CPI sostenne che l’intervento militare avrebbe portato ad una democratica Società delle Nazioni e alla cessazione di tutte le guerre. Con altri gruppi sociali il CPI cambiò le sue argomentazioni e interpretò la guerra come “un conflitto per distruggere la minaccia della competizione industriale tedesca (gruppo di imprese), per proteggere il tenore di vita americano (movimento dei lavoratori), per eliminare certe influenze negative tedesche dai nostri insegnamenti (professori), per distruggere la musica tedesca – anch’essa una subdola propaganda (musicisti), per preservare la civiltà, dove ‘noi’ e ‘civiltà’ sono sinonimi (nazionalisti), per rendere il mondo un posto sicuro per la democrazia, vincere il militarismo, [e] instaurare i diritti per le piccole nazioni e gli altri (gruppi religiosi ed idealistici)”. È impossibile affermare rigorosamente quale di questi appelli sia stato maggiormente efficace, ma è questo il vantaggio che hanno i propagandisti rispetto agli studiosi di comunicazione. Al propagandista interessa innanzitutto l’efficacia e può permettersi di ignorare le necessità metodologiche della scienza della sociologia.

    Disonestà

    Infine, come la maggior parte dei propagandisti, il CPI era spesso disonesto. Malgrado George Creel sostenesse che il CPI si sforzasse di avere una risoluta accuratezza, molti dei suoi impiegati successivamente ammisero di essere stati molto disposti a mentire. Will Irwin, un ex-membro del CPI che dopo la guerra pubblicò molte ammissioni, sentiva il CPI come più onesto rispetto ad altri ministeri di propaganda, ma chiarì che “non dicemmo mai l’intera verità – in nessun modo.”. Citando un funzionario dell’agenzia di spionaggio che inattesamente disse “non si può dire loro la verità”, G.S. Viereck sostenne che, come su tutti i fronti, le vittorie venivano di routine fabbricate dalle autorità militari americane. Il propagandista professionista realizza che, quando anche una singola bugia viene smascherata, l’intera campagna è compromessa. La disonestà viene scoraggiata, ma su basi strategiche, non morali.

    La propaganda nel dopoguerra

    Durante gli ultimi mesi del 1918, quando la guerra si avvicinava alla sua conclusione, il CPI cadde sotto un crescente influsso di una parte del pubblico americano stanca della guerra e della maggioranza repubblicana che aveva ottenuto il controllo del congresso. Il 12 novembre del 1918, George Creel fermò le attività domestiche del CPI. Le attività della divisione estera furono fermate, tra grandi controversie, pochi mesi dopo. Si potrebbe quindi supporre che i propagandisti posarono le loro penne e i loro pennelli e tornarono alla loro vita normale. Ma questo non fu il caso.

    Secondo Lasswell, molti ex agenti del CPI soggiornarono a Washington ed a New York e sfruttarono le loro abilità e i loro contatti. Due anni dopo, il direttore della divisione estera (Foreign Division) del CPI sostenne che “non varrebbe la pena di prendere in considerazione la storia della propaganda durante la guerra se non per un fatto: non si fermò con l’armistizio. Certo che no! I metodi inventati e messi alla prova durante la guerra erano troppo preziosi ai fini del governo, delle fazioni e per interessi speciali”. Il nipote di Sigmund Freud, Edward Bernays, portò la tecnica che aveva imparato al CPI direttamente a Madison Avenue e divenne un noto sostenitore della propaganda come strumento del governo democratico. “Naturalmente, fu il sorprendente successo della propaganda durante la guerra che aprì gli occhi delle persone intelligenti dei vari reparti della vita quotidiana alle potenzialità del controllare la mente pubblica”, scrisse Bernays nel suo libro rivelazione del 1928 Propaganda. “Era solo una conseguenza naturale che dopo la fine della guerra le persone intelligenti si chiedessero se non fosse stato possibile applicare una tecnica simile ai problemi della pace”.

    Questa applicazione in un periodo di pace di quello che era dopotutto uno strumento di guerra iniziò a preoccupare gli americani che sospettavano di essere stati ingannati. In The New Republic, John Dewey mise in dubbio le convinzioni paternalistiche di coloro che mascheravano la propaganda come notizie. “C’è ansia e preoccupazione riguardo cosa l’uomo ascolta e impara”, scrisse Dewey, e l’“attenzione paternalistica verso le radici delle credenze degli uomini, una volta generata dalla guerra, riporta ai problemi della pace”. Dewey sosteneva che la manipolazione delle informazioni era particolarmente evidente su quelle che trattavano della Russia post-rivoluzionaria. The Nation concordò nel 1919 sostenendo che “ciò che è accaduto riguardo alla Russia è il caso in questione più impressionante per mostrare cosa può essere ottenuto dalla propaganda di governo… le notti di San Bartolomeo che non ebbero mai luogo, assieme alle più selvagge dicerie del comunismo nelle donne e di omicidi e spargimenti di sangue, tratti da oscuri giornali scandinavi, vengono subito trasmessi agli Stati Uniti, mentre tutto ciò che è favorevole ai sovietici, ogni conseguimento, viene soppresso”.

    Quando si considera l’orribile lascito della guerra, si è tentati dall’addossare la piena responsabilità del coinvolgimento americano ai militaristi spargitori di odio all’interno del CPI. Una condanna retroattiva del genere non è più complessa di uno slogan di guerra. In ultima analisi la loro colpevolezza è meno importante delle domande che le loro attività hanno fatto sorgere riguardo il ruolo della propaganda in una società democratica.

    La teoria democratica, così come interpretata da Jefferson e Paine, metteva le sue radici nella credenza illuminista che dei liberi cittadini potessero formare delle opinioni rispettabili sui problemi del momento e l’uso di queste opinioni potesse guidare il loro destino. La comunicazione tra i cittadini era un elemento necessario del processo democratico. Durante la prima guerra mondiale, i leader dell’America sentirono che i cittadini non formavano le giuste decisioni abbastanza velocemente, quindi inondarono i canali di comunicazione con messaggi disonesti mirati ad evocare emozioni e provocare odio verso la Germania. La guerra giunse alla sua fine, ma la propaganda no. Negli ultimi sette decenni, coloro che guidano la nostra nazione, assieme a coloro che cercano di sovvertirla, hanno parlato degli ideali di Jefferson mentre si comportavano come Bernays.

    La propaganda è conciliabile con la democrazia o mina la capacità del popolo di pensare criticamente agli eventi del mondo? Cosa succede quando semplicistici appelli alle emozioni vengono ripetuti incessantemente? Durante la guerra, Bourne lamentò che “i semplici sillogismi rimpiazzano l’analisi, le cose sono conosciute per etichette, [e] il desiderio del nostro cuore detta cosa dovremmo vedere”. Potrebbe questa descrizione applicarsi ugualmente al clima politico in cui slogan come “Tre Strike, Sei Fuori” (“Three Strikes, You’re Out”), “Non Domandare, Non Dire” (“Don’t Ask, Don’t Tell”) e “Dici No e Basta” (“Just Say No”) vengono trattati come se fossero delle vere politiche per gestire le necessità sociali?

    Cosa dell’argomentazione dei propagandisti riguardo la complessità del mondo moderno rende obsoleta la fede illuminista nella saggezza popolare? È impossibile per una persona essere allo stesso tempo un esperto di politica estera, di vertenze di lavoro, di ambiente, del sistema educativo, di sanità, di legge costituzionale e di regolamentazione scientifica. Anche il presidente è costretto ad affidarsi al suggerimento di consiglieri chiave. L’america dovrebbe seguire le indicazioni di Bernays e accettare la saggezza di “una democrazia autoritaria amministrata da una minoranza intelligente che sa come controllare e guidare le masse?”. O “la democrazia autoritaria” è solamente una fase del nostro sviluppo democratico? Potrebbe un giorno essere sostituita da qualcosa di più esteso?

    Che contributo daranno le tecnologie di comunicazione emergenti alla diffusione di propaganda? Il mito della “interattività” legittimizza un rapporto sociale sbilanciato, o rende possibile all’audience di sfidare i propagandisti? I conduttori dei talk-show radiofonici dichiarano che il loro è un mezzo democratico, ma coloro che chiamano vengono coperti in anticipo e filtrati attraverso un ritardo di tre secondi. Gli strumenti veramente interattivi sono all’orizzonte?

    L’importante differenza tra la nostra “democrazia autoritaria” e uno stato totalitario sta nel fatto che a noi viene concesso di sollevare quesiti come questi. Comunque, la storia mostra che, in periodi di crisi politiche e suddivisioni sociali, questa libertà è una delle prime a scomparire. Avvicinandoci alla fine del ventesimo secolo, trovare risposte a queste domande è più importante che mai.

    Esempi

    Il partito America First

    I seguenti passaggi sono estratti da un comunicato stampa trovato sul sito web del partito America First (approssimativamente, l’America al primo posto, ndt). Giurando di combattere “per la Fede, la Libertà e la Costituzione per mettere l’America al primo posto”, il partito è stato formato nell’aprile del 2002. Questo comunicato stampa discute la recente controversia sul giuramento di fedeltà americano. Che genere di tecniche di propaganda o errori logici, se ve ne sono, riesci ad individuare?

    Ferma la Pazzia: Chiedi l’Impeachment per i Giudici Ora

    Boulder, CO ? Alla quarta riunione del Comitato nazionale di America First (America First National Committee), tenutosi per teleconferenza il 26 giugno 2002, la seguente delibera è stata autorizzata all’unanimità dai suoi membri:

    Dato che, coraggiosi patrioti combatterono e morirono per lasciare a tutti noi americani una nobile eredità di libertà; e,

    Dato che, quei Fondatori della nostra Nazione impegnarono le loro vite, le loro fortune e il loro sacro onore, dichiarando di farlo con una “ferma dipendenza dalla Protezione della Divina Provvidenza”; e,

    Dato che, il partito America First cerca di incoraggiare la Fede come uno dei valori tradizionali della nostra Nazione attraverso il riconoscimento della nostra eredità Giudaico-Cristiana; e,

    Dato che, la Bandiera degli Stati Uniti d’America è preziosa a tutti coloro che amano il nostro paese; e

    Dato che, il nostro giuramento a quella Bandiera è una dichiarazione solenne di lealtà ai più nobili, dolci e preziosi ideali del Paese che amiamo;

    Viene ora perciò deliberato dal Comitato Nazionale di America First:

    Che attraverso questo documento condanniamo i giudici della corte d’appello federale Alfred T. Goodwin e Stephen Reinhardt per il loro attacco immotivato ed ignobile alla Bandiera e al suo Giuramento; e,

    Che attraverso questo documento deploriamo quest’ultimo attacco da parte della nona corte d’appello federale come un ennesimo atto di tirannia giuridica, che segue una lunga scia di violazioni della Costituzione degli Stati Uniti e dei diritti del popolo; e,

    Che attraverso questo documento denunciamo i membri del senato degli Stati Uniti, ipocriti, codardi, Repubblicani e Democratici tutti, che hanno sostituito l’esecuzione di quello che ora è il loro sacro e dovuto dovere Costituzionale con condanne insensate degli uomini che loro stessi hanno messo nella magistratura federale (federal bench); e,

    Che attraverso questo documento chiediamo al Congresso di confermare il suo sacro dovere di protezione e difesa della Costituzione attraverso l’adozione immediata di Articoli di Impeachment da parte della Camera, e di Condanna e Allontanamento da parte del senato dei Giudici Goodwin e Reinhardt, cosicché i Giudici del Paese possano capire che il loro posto e il loro dovere è quello di sostenere e difendere la Costituzione, e non di calpestare i diritti del popolo e aiutare a distruggere l’America.

    Propaganda anti americana dall’Afghanistan

    Il 28 febbraio 2002, la BBC Monitoring International Reports ha trattato una storia inizialmente trasmessa dall’agenzia stampa Afghan Islamic Press (AIP, Stampa Islamica Afgana) in Pakistan. L’AIP riportava il testo di un volantino di propaganda che si diceva fosse stato distribuito nella provincia di Nangarhar nell’est dell’Afghanistan. La fonte e l’autenticità del volantino sono sconosciuti.

    In nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole.

    Afghanistan – L’inizio del declino e della caduta dell’America. È un fatto noto e risaputo che fin da quando il genere umano è stato in esistenza una lotta vigorosa e senza fine è stato combattuta tra il bene e il male. Il bene è stato sempre vittorioso e il male è stato sempre distrutto e devastato. Questa lotta oggi continua. Alcuni Musulmani del popolo sono stati confusi e delusi da questi eventi della campagna anti-terroristica, ma grazie a Dio, hanno separato i veri Musulmani dagli ipocriti.

    Da quando l’Unione Sovietica si è indebolita, ha perso il suo ruolo di superpotenza ed è collassata in 15 paesi, l’America ha colto l’opportunità per avviare opere di brigantaggio, catturare punti strategici e mettere il suo esercito nei luoghi sacri dei Musulmani, Bayt al-Maqdis Gerusalemme e la Mecca di Haramin e Medina. L’America ha fatto ciò creando pretesti e cospirazioni, dato che l’America era spaventata dal successo dei Musulmani nel mondo.

    Dopo la caduta dell’ex presidente afgano Najib Dr Najibollah, l’America ha iniziato a prolungare la crisi afgana, a dividere le forze Islamiche e ad impedire ai mojahedin di costituire un governo Islamico in una Afghanistan libera. L’America ha pianificato cospirazioni per prendere controllo permanente dell’Asia e dell’Afghanistan. Ha prima sconfitto la resistenza degli Emirati Islamici usando armi chimiche e biologiche che hanno martirizzato più di 12000 persone. Ora, 255 persone innocenti sono state condannate all’ergastolo nelle terribili circostanze di Guantanama. Vengono trattate con una brutalità senza precedenti.

    L’America ed i suoi amici crociati vogliono stabilire la loro presenza permanente in Afghanistan e dopo, come in Turchia, vogliono usare gli americani afgani per creare un paese secolare (non religioso) e far dominare l’Afghanistan dal loro regime marionetta permanentemente. Lo scopo è quello di privare gli afgani della loro religione e di dargli la mentalità atea americana, di fargli abbracciare la religione americana invece della religione data da Dio e di adorare gli americani invece di adorare Dio.

    L’America vuole assicurare il suo dominio in Asia e portare l’area al di fuori del controllo russo. Nel frattempo, anche la Cina e l’Iran si troveranno sotto assedio.

    La Jihad contro gli Americani e i loro burattini sono ora il dovere di ogni Musulmano dell’Afghanistan, un dovere che non necessita nemmeno del permesso dei propri genitori. Il difensore e protettore del presente regime di Kabul è un apostata o un ribelle e non mostra altro che ipocrisia e ateismo.

    Avvisiamo apertamente i crociati che i vostri sogni riguardo l’Afghanistan non si realizzeranno mai e che non potete fermare i Musulmani del mondo che hanno giurato di seguire il sentiero del loro antenato Salah-ed-Din Yusuf ibn- Ayyub Saladin. Crediamo che, Dio lo voglia, arriveranno presto i giorni in cui l’Afghanistan diverrà più terribile per gli Americani del Vietnam e della Somalia e verranno gettati fuori disgraziatamente proprio come lo sono stati i russi e i britannici.

    L’arrivo degli americani in Afghanistan è il segno ed il presagio della loro caduta e declino. Annunciamo apertamente all’esercito internazionale che sta usando il nome di forze di pace che dovrebbero lasciare l’Afghanistan immediatamente o vedranno la fine degli americani.

    Vogliamo dire ai nostri fratelli afgani e agli altri musulmani che, Dio lo voglia, isseremo in alto la bandiera della jihad e porremo fine ai crudeli dominatori della Palestina e del Haramin. Dichiariamo la nostra ripugnanza contro quegli afgani le cui mani sono macchiate del sangue dei mojahedin. Assicuriamo che questi traditori saranno puniti per le loro opere.

    La Enron Corporation

    Il seguente comunicato stampa è stato annunciato sul sito web della Enron Corporation il 6 febbraio 2001. Che tecniche di propaganda e quali errori logici, se ve ne sono, riesci a individuare?

    (Una curiosità: la Parmalat è stata definita ‘The European Enron’, cioè la Enron europea dato che entrambe sono andate in bancarotta. Ndt)

    Enron Nominata La Più Innovativa Per Il Sesto Anno Consecutivo

    HOUSTON — La Enron Corp. è stata nominata oggi la “Compagnia Più Innovativa in America” per il sesto anno consecutivo dalla rivista Fortune.

    “I nostri impiegati di prima classe e il loro impegno per le idee innovative continua a guidare il nostro successo nel veloce mondo degli affari di oggi”, ha detto Kenneth L. Lay, presidente e CEO della Enron. “Siamo fieri di ricevere questo riconoscimento per il sesto anno. Esso riflette la cultura della nostra azienda che è guidata da impiegati brillanti che trovano continuamente nuovi modi per far crescere il nostro business”.

    La Enron si è piazzata al 18esimo posto sulla lista di Fortune delle 535 “Società Più Ammirate” della nazione, dal 36esimo posto dell’anno scorso. La Enron si è anche piazzata fra i primi cinque posti per la “Qualità della Direzione”, per la “Qualità dei Prodotti/Servizi” e per il “Talento degli Impiegati”.

    Le aziende vengono giudicate principalmente in base alla valutazione contenuta in confidenziali questionari sottomessi da approssimativamente 10000 esecutivi, direttori e analisti di sicurezza a cui è stato chiesto di classificare le società per industria su otto caratteristiche.

    La Enron è una delle compagnie leader mondiali per l’elettricità, il gas naturale e le comunicazioni. L’azienda, con un fatturato di 101 miliardi di dollari nel 2000, commercializza elettricità e gas naturale, recapita beni fisici e servizi di gestione finanziaria e dei rischi a clienti di tutto il mondo, ed ha sviluppato una piattaforma di rete intelligente per agevolare il business on-line. La rivista Fortune ha nominato la Enron la “Compagnia Più Innovativa d’America” per il sesto anno consecutivo. L’indirizzo internet della Enron è www.enron.com. Le azioni sono vendute sotto il simbolo ?ENE?.