La nuova idolatria: la "democrazia"

Vi propongo il  seguente stralcio tratto da “Evoluzione del concetto di democrazia”, in ‘Quaderni di Cristianità’ n. 3/1985, pagg. 14 di  fonte  Estanislao Cantero Núñez. Troverete descritto l’attuale mancanza di vera libertà e vera crescita  umana. L’uomo infatti non risponde piu’ a chi l’ha fatto e la sua vita poco importa se sia tesa o meno alla ricerca del suo compimento , qualsiasi cosa và bene , ma a patto che sia “democratica”.

(…) Attualmente, infatti — ma non da oggi e in molti luoghi — tutto è stato inglobato sotto il manto della democrazia: è come un’atmosfera che abbraccia tutto e tutto contiene e fuori dalla quale vi è soltanto il nulla.

Oggi, praticamente, tutta la realtà sociale, per essere legittimata, deve essere accompagnata dall’aggettivo che deriva da “democrazia”: alcuni esempi ne sono: università “democratica”, scuola “democratica”, giustizia “democratica”, esercito “democratico” o monarchia “democratica”.

Si tratta di esempi che rivelano come l’enfasi ricada sulla democrazia a tale punto che, aggettivando una realtà a essa preesistente, questa stessa realtà diventa aggettivo della entelechia della democrazia, che si sostituisce a essa.

Ci troviamo di fronte al fatto terribile denunciato al suo tempo da Charles Maurras: “Francia se…”, “Francia però…”. “Francia a patto che…”. Cioè, la patria, lo Stato, la giustizia, e cosi via, se, però, a patto che si tratti della patria “democratica”, dello Stato “democratico”, della giustizia “democratica”.

In questo modo la natura, le cose, la realtà passano in secondo piano davanti alla nuota divinità, sul cui altare, se è necessario, devono essere sacrificate. Come fa osservare Juan Vallet de Goytisolo, “la parola “democrazia” viene usata come un talismano legittimatore”. (…)