La democrazia nei paesi islamici è una contraddizione in termini ma le finte democrazie fanno finta di non capirlo

La democrazia nei paesi islamici è una contraddizione in termini ma le finte democrazie fanno finta di non capirlo 1

Finalmente qualcuno che l’ha detto: la democrazia nei paesi islamici è una contraddizione in termini e le guerre sono solo l’espressione di una violenza ancora più grande: quella delle democrazie. Questo non è buono o cattivo: è così. Prima di fare qualsiasi discorso ‘morale’ bisognerebbe partire da questa evidenza e riconoscere.L’alternativa è cadere in un moralismo di maniera senza comprendere la fonte della propria democrazia che si vuole esportare.
I tristi avvenimenti che hanno contraddistinto negli ultimi anni il medioriente ci indicano che pensare ed argomentare partendo dalla realtà oggi è una cosa nuova e non sufficientemente affrontata. E’ per questo che l’articolo che vi propongo, è eccezionale. Spiega molto semplicemente e concretamente che quanti chiedono la democrazia in un paese a maggioranza islamico fanno un errore di fondo: guardano solo sé stessi.  Perciò nei paesi a cui sono dirette  le loro ‘ amorevoli cure’ non portano che distruzione divisione e centinaia di migliaia di morti, rompendo delicati equilibri stabiliti nei secoli: sono le  conseguenze dell’adozione di politiche assurde che forzano l’impossibile per proprio tornaconto, senza farsene scrupolo, perseguendo nel loro inganno.
I leader della terra si cullano nel loro immaginario ma il reale non si piega ai loro comodi ed alla loro catastrofica ‘geopolitica’ con cui vogliono coprire la loro responsabilità ed il loro peccato.

Vietato Parlare

[su_heading style=”modern-2-blue” size=”21″]Democrazia e Islam[/su_heading]

Autore: Giovanni Lazzaretti Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele Fonte: Taglio Laser, Vita Nuova,  4 maggio 2018,  San Cassiano di Novellara – CulturaCattolica.it

Solo chi non sa più cos’è la democrazia può pensare che la si possa introdurre in un paese a maggioranza islamica

Leggo su Wikipedia, alla voce “Guerra civile siriana”, che «le iniziali proteste (del 2011) avevano l’obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Bashar al-Assad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba’th».

Interessante questo incipit. E’ proprio l’incipit adatto per la mentalità dell’uomo medio occidentale: «In Siria c’è il monopartitismo. Il monopartitismo va eliminato».
Ma in un paese a maggioranza islamica la struttura monopartitica con che cosa la si potrebbe sostituire? Ci sono tre possibilità.

Prima possibilità: si può pensare di sostituire il monopartitismo di Assad con un monopartitismo di tipo diverso. E qui basta ricordare il detto: «chi lascia la strada vecchia per la nuova…». Il monopartitismo di Assad garantiva pace, benessere, convivenza tra le minoranze; possibilità di mangiare, curarsi, lavorare, studiare, viaggiare, pregare; nessuna necessità di emigrare; nessun debito pubblico. Un altro monopartitismo sarebbe in grado di fare di meglio? In ogni caso non è mai lecito usare la violenza per sostituire un bene certo con una speranza vaga.

Seconda possibilità, quella indicata da Wikipedia: «col radicalizzarsi degli scontri si aggiunge con sempre maggiore forza una componente estremista salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, si pensa possa aver raggiunto il 75% della totalità dei combattenti. Tali gruppi fondamentalisti hanno come principale obiettivo l’instaurazione della Shari’a in Siria». L’introduzione della Shari’a in Siria è certamente un evento peggiorativo rispetto al monopartitismo di un presidente laico. Eppure USA + Gran Bretagna + Francia, che si fregiano dell’etichetta di democratici, detestano Assad e sostengono le milizie violente e fondamentaliste che vogliono la Shari’a.

Terza possibilità: introdurre una democrazia occidentalizzata in Siria. E qui viene da ridere. Solo chi non sa più cos’è la democrazia può pensare che la si possa introdurre in un paese a maggioranza islamica.

La democrazia funziona così.

(1) Esiste la legge naturale universale. Precede le leggi degli Stati, le guida, le giudica.

(2) La democrazia è superiore rispetto ad altre forme di gestione dello Stato solo se è fondata sulla legge naturale universale. Altrimenti diventa solo un formalismo democratico – elettorale.

(3) L’Islam per sua natura è incompatibile con la democrazia vera, avendo nel suo DNA diverse violazioni della legge naturale universale (quanto meno la disparità tra uomo e donna, tra mussulmano e non mussulmano).

(4) L’Islam non può quindi aderire alla democrazia vera, ma solo al formalismo democratico – elettorale.

(5) Il formalismo democratico nell’Islam lo si può imporre, ma si constaterà subito che non funziona: o vincono le elezioni i fondamentalisti, e ricadiamo quindi in un’altra forma di regime; oppure chi vince non è in grado di controllare il territorio.

Il non-controllo del territorio è eclatante in Afghanistan, in Iraq, in Libia. A breve sarà evidente anche in Tunisia (la Tunisia infatti ha iniziato a «portare avanti le riforme strutturali richieste dal Fondo Monetario Internazionale», ossia tagli e tasse: vedrete che a breve riesplode).

Nell’Islam vediamo storicamente 4 macro-forme di governo: dittature che non lasciano spazio alle minoranze (Arabia), regimi collettivi fondamentalisti (ayatollah in Iran, talebani in Afghanistan), presidente forte e laico (Saddam, Assad, Gheddafi, Mubarak), formalismo democratico (l’attuale Iraq, l’attuale Libia, l’attuale Tunisia, l’Egitto per qualche mese).
Non vediamo, né mai potremo vedere, la democrazia vera fondata sulla legge naturale universale.

Possiamo quindi affermare che i media portano i cittadini verso i luoghi comuni: «Assad è un dittatore e i dittatori devono andarsene». E all’interno di questi luoghi comuni anche un lancio di missili sulla Siria diventa una cosa ragionevole e “democratica”.

Sono pochi i giornalisti che portano i lettori al ragionamento: «Assad è l’uomo chiave per consentire alle minoranze di vivere in pace all’interno della Siria. La fine di Assad porterà lo sgretolamento della Siria e l’introduzione della Shari’a».

Resta da capire come mai la triade democratica USA + Gran Bretagna + Francia ami tanto le dittature fondamentaliste tipo l’Arabia Saudita, e detesti i presidenti forti e laici come Assad.
Io credo che amino l’Arabia Saudita perché in fondo si assomigliano: il formalismo democratico senza la legge naturale universale diventa infatti “dittatura della maggioranza”. O addirittura “dittatura della minoranza”, se guardiamo il caso di Macron in Francia.

Mettete insieme “dominio della finanza + negazione della legge naturale”, e vedrete che USA + Gran Bretagna + Francia + Arabia Saudita formano un bel quadretto omogeneo.

Giovanni Lazzaretti

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