La crescita (tendenziale, programmatica, acquisita)

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Il Pil reale nel primo trimestre del 2019 è cresciuto dello 0,23% rispetto all’ultimo trimestre del 2018.

di Alberto Bagnai

I dati sono qui.

Nel 2017 il Pil italiano è stato di 1.602.859 milioni di euro (1603 miliardi, arrotondando all’intero più vicino). Il 2018 si è chiuso a 1.614.540 milioni (1615 miliardi). La crescita, sul dato arrotondato, è stata dello 0,74859638178415470991890205864005% (scusatemi, ma questo è un post sul precisazionismo, quindi…). Naturalmente, siccome non ha senso non arrotondare la crescita di un dato arrotondato, possiamo evitare tanti decimali, e dirci che nel 2018 la crescita è stata dello 0,7%.

(…questo calcolando il dato annuale come somma dei dati trimestrali destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario; se invece si usa il dato grezzo la crescita risulta dello 0,9%, il dato del DEF per il 2018 – arrotondamento dello 0,858% che risulta dal sito ISTAT, o dello 0,881% che risulta del World Economic Outlook di aprile. Il motivo per cui prendo a base i dati trimestrali corretti è che voglio commentare appunto l’ultimo di essi…)

Il DEF imposta il programma di stabilità ipotizzando per il 2019 una crescita del Pil reale pari allo 0,1% all’anno. Lo 0,1% di 1.614.540 milioni sono 1.614,54 milioni cioè 1,6 miliardi (per l’intero 2019).

L’aggiornamento di oggi, che trovate qui, stabilisce che il Pil reale nel primo trimestre del 2019 è cresciuto dello 0,23% rispetto all’ultimo trimestre del 2018. Nell’ultimo trimestre del 2018 il Pil era stato, per forza di cose, circa un quarto del valore annuale 2018: precisamente, 403.139 milioni di euro, cioè 403 miliardi (4×4=16). Il dato del primo trimestre 2019 è abbastanza vicino: 404.077 milioni, cioè 404 miliardi. Notate che (404.077-403.139)/403.139 = 0,2326741%, cioè il dato dello 0,23% è arrotondato (al ribasso). In termini assoluti, nel primo trimestre del 2019 il Pil è aumentato di circa un miliardo: 404.077-403.139 = 938 milioni di Pil in più (nel primo trimestre). Vi ricordo che secondo il DEF in tutto il 2019 il Pil dovrà crescere di 1614,5 milioni. Nel primo trimestre quindi abbiamo portato a casa il 938/1614,5 = 60% dell’incremento di Pil totale previsto per l’anno.

Questo però non è un buon modo di impostare le cose. Siccome abbiamo fatto una manovra di bilancio, il riferimento rispetto al quale verificare i risultati ottenuti non è lo scenario tendenziale (a politiche invariate), ma quello programmatico (che incorpora la manovra). Secondo il DEF, la crescita del Pil una volta implementata la manovra sarebbe stata dello 0,2%. Insomma, il governo (che non è il Parlamento, quindi io non c’entro: se li incontro li saluto, ma il DEF lo fanno loro!) ha detto una cosa di questo tipo: “Se non facciamo niente, l’anno prossimo i redditi degli italiani cresceranno complessivamente di 1.614,5 milioni, ma siccome faremo qualcosa, i redditi aumenteranno di 3.229 milioni”. Visto in questo modo, più corretto, il risultato del primo trimestre corrisponde a circa un terzo del risultato atteso annuale dichiarato: 938/3229 = 0.29.

Insomma, in un quarto di anno abbiamo portato a casa un po’ più della metà di quello che avremmo portato a casa a politiche invariate, e un po’ meno di un terzo di quello che vorremmo portare a casa grazie alla manovra. Considerando che gli effetti di alcuni provvedimenti ancora si devono vedere (mi riferisco in particolare al reddito di cittadinanza, le cui card sono in distribuzione da aprile; alla pace fiscale, con le domande di rottamazione che devono ancora essere elaborate; ai fondi per i piccoli comuni, che devono avviare i lavori entro il 15 maggio; ecc.), il risultato del primo trimestre dipende essenzialmente dalla relativa ripresa del ciclo economico internazionale, dallo sblocco degli avanzi dei comuni virtuosi (che, come ho ricordato in aula, ha immesso nell’economia circa 300 milioni), e dall’estensione del regime dei minimi ai redditi fino ai 65.000 euro (e con aliquota al 20% fino ai 100.000).

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Quindi, direi che il potenziale c’è, se il ciclo economico internazionale riprende, ma anche se non riprende.

Può essere utile fare due rapidi calcoli su cosa possiamo aspettarci, ricordando sempre che lo 0,23% annunciato oggi è un dato provvisorio, una stima basata sul lato dell’offerta (cioè, per capirci, sui dati della produzione e non su quelli del reddito), che può essere soggetta a revisione verso l’alto o verso il basso (in quest’ultimo caso mi dispiacerebbe per il paese ma sarei contento per i gentili colleghi del PD, la cui unica flebile speranza è tifare asteroide…).

Intanto, l’Istat quando fornisce i dati trimestrali dà anche il dato annuo acquisito, che qualche ignorante chiama “tendenziale”. Il dato acquisito si ottiene semplicemente riportando su base annua la crescita ottenuta fino al punto dell’anno cui si è arrivati, e ipotizzando crescita zero da lì in poi. Quindi, in altre parole: se il Pil trimestrale resta inchiodato da qui all’autunno sui 404.077 milioni dell’inverno appena trascorso, il Pil complessivo del 2019 (somma dei quattro trimestri) sarebbe 404.077×4 = 1.616.308 milioni di euro (cioè 1.616 miliardi), con una crescita rispetto al dato 2018 di (1.616.308-1.614.540)/1.614.540 = 0.11%. La crescita acquisita ad oggi corrisponde approssimativamente a quella tendenziale del DEF, ma questo vuol dir poco, perché essa riflette  uno scenario piuttosto implausibile, quello che vi ho descritto (flusso trimestrale costante al livello raggiunto nel primo trimestre) e che vedete rappresentato nella colonna “Acquisito”:

Se invece il flusso di Pil trimestrale aumentasse dello 0,23% al trimestre (sempre troppo poco per i miei gusti, che in questo caso credo siano piuttosto comuni), a fine anno avremmo un Pil complessivo di 1.612.893 milioni, portando a casa una crescita di 0.5 (per l’esattezza, 0.46), rispetto al valore 2018 di 1.614.540. In questo scenario, che a me non sembra implausibile, alla luce di quanto vi ho detto, l’anno chiuderebbe con una crescita effettiva pari a circa due volte e mezzo quella programmatica del DEF (0,2), e quasi cinque quella acquisita ad oggi.

Per avere una crescita pari allo 0,1%, cioè allo scenario tendenziale del DEF, che non è l’acquisito, bisognerebbe che il Pil trimestrale crescesse dello 0,09% al trimestre, con un risultato complessivo di 1.616.188 milioni di euro. La crescita del primo trimestre (0,23%), se confermata, è più di 2,5 volte quella implicita nel tendenziale (0,09%). Per avere una crescita pari al valore programmatico (cioè allo 0,2%), bisognerebbe invece che il Pil trimestrale crescesse dello 0,13%, con un risultato annuo di 1.617.804 milioni di euro. La crescita del primo trimestre è di 0.1 punti superiore.

Insomma: la velocità del Pil nel primo trimestre è circa il doppio di quella attesa anche nello scenario programmatico, che era quindi particolarmente prudenziale, come deve essere ogni scenario di DEF per evitare che la Madonnina di Bruxelles pianga. Il Governo non voleva seccature, e non ne ha avute, ottenendo in più dei risultati che in qualsiasi metrica sono, ad oggi, migliori delle previsioni imposte suggerite dagli aguzzini esperti di Bruxelles. Quindi ora siamo curiosi di vedere che cosa si inventeranno nelle loro raccomandazioni, considerando che a casa loro non stanno messi benissimo, e noi stiamo messi meglio di quanto speravano prevedevano.

A questo proposito, vorrei ricordare a quelli che “ma nella NADEF avete messo un programmatico di 1,5, gne gne gne…” (l’asilo Mariuccia dei coNpetenti), che quelle previsioni maturavano in un contesto in cui il Fmi dava una crescita 2019 dell’1,9% per la Germania e dell’1,6% per la Francia. Ora questi dati sono rispettivamente a 0,8% (meno della metà) per la Germania e 1,3% per la Francia. Vediamo come evolverà la situazione, ma intanto una cosa è chiara: in tutto il mondo civile, con la limitata eccezione di un’isola di barbarie situata a 45°11′07″N 9°09′18″E, si è compreso che per espandere l’economia occorre fare politiche espansive. Lo hanno capito perfino i tedeschi, che hanno dato tanto al pensiero umano, ma relativamente poco a quello economico, forse perché come i miei amici Awanaganians hanno difficoltà a capire le cose semplici (ex multis; e tranquilli: in questo come in tante altre cose faremo esattamente come la Germania).

Concludo con un pensiero a un nuovo amico Awanagana, il Del Prato, di cui qui vi riporto la costruttiva critica:

Lo ringrazio per avermi spiegato che la crescita di un flusso trimestrale non è la crescita di un flusso annuale (in effetti, in 33 anni passati a maneggiare dati potrei anche non essermene mai accorto, il che getterebbe una luce fosca sui referee dei miei pochi e squalificati lavori scientifici – cosa abbia fatto il Del Prato non si sa, ma sicuramente farà grandi cose), e mi scuso per la formulazione approssimativa del mio tweet, che effettivamente si presta a questo equivoco. Sarebbe stato più corretto scrivere, invece di “in un trimestre il doppio della crescita annua”, “nel primo trimestre più del doppio della crescita implicita nel dato annuale”, visto che 0,23/0,09=2,555555555555555. Sarebbe stato più lungo ma considerevolmente più preciso. Peraltro, sempre precisazionando, spero che il giovine Del Prato mi consenta di osservargli che il “tendenziale” di cui lui parla in realtà è l'”acquisito” (che è una cosa completamente diversa sia concettualmente che metodologicamente). Spero anche convenga con me che questo “acquisito” corrisponde a uno scenario di crescita zero per tutti i restanti trimestri dell’anno che potrà senz’altro essere allineato al suo pio desiderio di vedere il paese inabissarsi per poi poter dire “l’avevo detto”, ma è piuttosto rudimentale (non è una critica all’Istat, ma a chi prende un esercizio statistico per uno scenario econometrico).

C’è chi si costruisce con pazienza e umiltà degli utili QED, che magari lo portano in Parlamento, e chi con impazienza e giovanile arroganza delle inutili sconfitte, che magari lo portano a crescere. Ci rivedremo nel 2020, gentile amico: vediamo se allora quello che lei chiama il tendenziale, e che fra meno di un anno sarà l’acquisito 2019 (a quel punto definitivo) sarà ancora a 0,1. Secondo me sarà superiore, ma io, come tutti, posso sbagliare. Capita di rado, e quando capita ne approfitto per imparare. Spero altrettanto di lei…

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