La Commissione UE non ritrova più i messaggi intercorsi tra Pfizer e van der Layen

La UE non riesce a ritrovare i testi tra che si sono scambiati formalmente il presidente Von Der Leyen e il CEO di Pfizer

Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen- foto wikipedia

La Commissione europea ha affermato di non essere riuscita a ritrovare i messaggi di testo inviati tra la sua presidente, Ursula von der Leyen, e il CEO di Pfizer Albert Bourla durante i colloqui sul massiccio accordo sui vaccini da 1,8 miliardi di dosi avvenuto lo scorso anno, ma ha negato le precedenti accuse di “cattiva amministrazione” sollevate nel corso di una indagine interna.

Mercoledì la Commissione ha emesso un comunicato in cui afferma di aver effettuato aver effettuato un’ampia ricerca dei messaggi in questione ma che la stessa “non ha prodotto alcun risultato”.

Dopo mesi di controversia tra l’organo esecutivo dell’UE e funzionari incaricati del controllo di legittimità degli atti, la Commissione ha giustificato il mancato ritrovamento affermando che, a causa della “natura di breve durata ed effimera” dei testi, in genere “non contengono informazioni importanti” e quindi sono archiviati raramente. È da sottolineare che questa risposta è stata data dopo mesi di discussioni e pressioni.

Mentre von der Leyen ha rivelato in un’intervista dell’aprile 2021 che lei e Bourla – mentre stavano negoziando un contratto per quasi 2 miliardi di dosi di vaccino – hanno comunicato privatamente per diverse settimane, ma la Commissione in un primo tempo ha respinto la richiesta dell’organismo di vigilanza dell’UE di accesso ai al contenuto dei messaggi intercorsi.

La smentita ha innescato un rimprovero da parte del difensore civico europeo, Emily O’Reilly, che ha proseguito con un’indagine l’anno scorso e ha accusato i funzionari dell’UE per cattiva amministrazione e mancanza di trasparenza, affermando che il comportamento della Commissione non è stato all’altezza dei livelli di trasparenza richiesti dal diritto dell’UE.

“Non tutti i messaggi di testo devono essere registrati, ma i messaggi di testo rientrano chiaramente nella legge sulla trasparenza dell’UE e quindi i messaggi di testo pertinenti dovrebbero essere registrati. Non è credibile affermare il contrario “.

La commissione ha replicato a O’Reilly,  insistendo sul fatto di aver gestito la questione correttamente e di aver fatto ogni sforzo per trovare i testi ma invano. Ha ribadito di non registrare materiale che non contenga “informazioni importanti” e che tali documenti “non sono conservati e, di conseguenza, non sono in possesso dell’istituto”.

Ovviamente, nessun comune mortale sarebbe stato assolto dalle accuse con una siffatta giustificazione.  Tra l’altro, essa entra palesemente in contrasto con il valore e l’importanza della questione e con il fatto che Bourla nel 2021  aveva detto al New York Times che lui e von der Leyen avevano “sviluppato una profonda fiducia, perché abbiamo avuto discussioni approfondite“, sviluppando una sorta di diplomazia personale.

In definitiva, se veramente i messaggi di testo sono di scarsa importanza come sostenuto, perché non renderli pubblici per far cadere le accuse di corruzione portate avanti dall’organismo di controllo della UE?

L’organismo di vigilanza ha aggiunto che intende “emettere ulteriori orientamenti sui moderni strumenti di comunicazione” nella speranza di evitare simili confusioni in futuro, ma ha comunque ritenuto che le sue azioni siano “in linea con la normativa applicabile e la giurisprudenza in materia di accesso a documenti.”

L’ufficio del difensore civico, che mercoledì ha pubblicato la lettera della commissione, ha dichiarato che la risposta era “problematica su diversi punti” e ha osservato che un'”analisi completa” del caso sarebbe seguita nelle prossime settimane.

La controversia sui testi mancanti non è la prima relativa alla mancanza di trasparenza nelle operazioni sui vaccini dell’UE, poiché la Commissione era stata citata in giudizio ad aprile 2021 da diversi eurodeputati, che hanno affermato che i negoziati erano eccessivamente riservati. Sebbene i contratti siano stati infine pubblicati, sono stati pesantemente redatti in un modo che “rendeva impossibile comprendere il contenuto degli accordi“, hanno affermato i legislatori, insistendo che la segretezza “non ha posto negli accordi pubblici con le aziende farmaceutiche”.

È incredibile che messaggi che hanno enormi conseguenze sulla vita dei cittadini europei vengano considerati come messaggini personali, una diplomazia personale  le cui modalità rasentano l’arbitrio.

VPNews

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