La Clinton ‘a ruota libera’ su Siria, Libia, Iraq ed America Latina

In una intervista rivolge aspre critiche ad Obama ed esalta l’unilateralismo e la politica muscolare americana

di Patrizio Ricci

Ancora una volta, Hillary Clinton si rammarica del mancato coinvolgimento delle Forze Armate americane nel conflitto siriano. Questa volta lo fa in una intervista rilasciata a Jeffrey Goldberg del giornale web “The Atlantic”.

Le dichiarazioni sono sorprendenti. L’ex- segretario di Stato USA così definisce la ‘rivoluzione siriana’ : “E’ stato un fallimento. Abbiamo fallito nel voler creare una guerriglia anti Assad credibile. Era formata da islamisti, da secolaristi, da gente nel mezzo. Il fallimento di questo progetto ha portato all’orrore a cui stiamo assistendo oggi in Iraq”. A suo giudizio l’insuccesso dei ribelli ‘nella guerra civile siriana’ sarebbe causato dall’impreparazione militare degli stessi .

In sostanza, i manifestanti, ‘contadini, ingegneri’, uomini ‘prestati’ alla ‘causa della rivoluzione’ non sono stati in grado di contrastare l’esercito regolare siriano perché ben più organizzato. Ecco perché il ‘vuoto’ lasciato da questi ribelli ‘impreparati’ sarebbe stato preso dai ultra-radicali islamici dell’ISIS (anche in un suo libro recentemente pubblicato riconosce l’ISIS come una creazione americana poi ‘sfuggita di mano‘).

L’ex Segretario di Stato Usa giudica l’attuale politica estera americana troppo debole : “Obama in politica estera è troppo cauto. L’America ha bisogno di un leader che crede che il proprio Paese nonostante i suoi vari passi falsi, è una forza indispensabile per il bene’. Anzi, gli errori li commette proprio chi fa, fanno parte del ruolo dell’America” – ed aggiunge – “Obama cerca con troppa insistenza di comunicare agli americani che non sta facendo qualcosa di stupido. È troppo ragioniere. Noi, invece, dovremmo portare avanti una politica estera bilanciata. Una via di mezzo tra la bellicosità di Bush e l’attesa di Obama. Attendere lo sviluppo degli eventi non ti porta a prendere decisioni migliori e più sagge per il mondo e per l’America“.
E auspica per il futuro maggiore risolutezza: “La futura amministrazione americana dovrà usare più forza muscolare”.
Agghiacciante la sua idea di come debba essere usata la supremazia economica militare: “Abbiamo imparato a conoscere i limiti del nostro potere. Ma abbiamo anche imparato a conoscere l’importanza del nostro potere opportunamente distribuito “.

Verso la fine dell’intervista fa dichiarazioni ancora più agghiaccianti: “Abbiamo fatto un gran lavoro contro l’Unione Sovietica. Ma abbiamo anche commesso molti errori. Abbiamo appoggiato personaggi veramente cattivi. Abbiamo fatto cose in America Latina e nel Sud-est asiatico di cui non vado per nulla fiera. Ma all’epoca c’era un obiettivo più grande. E lo abbiamo raggiunto. Tutto il resto è passato in secondo piano. È così che bisogna agire, che deve agire l’America».

In sostanza , per l’ex Segretario americano, è questo il succo della questione: una grande organizzazione per adempiere al proprio compito può talvolta fare anche ‘cose stupide’, cose sgradevoli. Niente di nuovo: è il solito concetto del ‘fine giustifica i mezzi’ . E’ perché “i valori americani capita che siano anche valori universali” che si possono giustificare milioni di morti.

Non sfugge che la Signora Clinton sembra avere la stessa mentalità con cui Napoleone si autoincoronò nella cattedrale di Notre Dame nel 1805. Napoleone a Parigi, di fronte al Papa e i rappresentanti dell’aristocrazia da lui stesso creata, si proclamò imperatore relegando al ruolo di comprimari tutti i presenti.

Sembra un accostamento esagerato? Forse ma è simile la spudoratezza e l’arroganza di questo ‘nuovo ordine’ profano e ‘rivoluzionario’: se vuole far finta ancora di appoggiarsi sulla tradizione e sulla sovranità popolare riveda almeno i suoi appunti: che la finzione sia un po’ accurata e non offenda la realtà.
Perché trascurando la falsa retorica della ‘rivoluzione di popolo’ (ormai abbondantemente sconfessata dai fatti), sinceramente, non si capisce quale sia questo ‘fine’ che permette anche ‘di fare cose stupide’…

Non è un problema d’ingredienti signora Clinton, non è che ci voleva più zucchero o più sale. Il problema è che quello che lei voleva preparare è un veleno: non è scatenando guerre civili che si cambia il mondo, non è martellando sui cunei del malcontento popolare che si cambia un paese.

Inoltre, questi sistemi hanno dimostrato ampiamente il loro fallimento. E’ la realtà che lo ha dimostrato in Siria ed in Libia. Quella sua ricetta non riesce neanche quando gli USA sono liberi di fare quelle cose ‘stupide’. In Iraq quelle ‘cose stupide’ hanno fatto un milione di morti ma è andata peggio che in Siria…

 

 

 

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