La censura europea sui social non persegue la tutela dei cittadini ma la formattazione del loro pensiero

commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders

La (falsa) tutela degli utenti dei social ed il divieto al pluralismo informativo perseguono la formazione di un pensiero unico funzionale all’agenda del potere. È questo il senso della continua pressione su Elon Musk affinché ripristini almeno in parte la rigida censura esercitata persino su Donald Trump, quando era presidente degli Stati Uniti.

“Cosa, non hai intenzione di censurare e mentire per noi?”, si direbbe che questa sia l’insistente domanda al CEO di Twitter.

La richiesta di proseguire ad esercitare la più sfrenata censura liberale “progressista” su forum e social network occidentali è partita immediatamente subito dopo l’acquisizione di Twitter. Già alla fine di ottobre – con un twit –  il commissario per il mercato interno Thierry Breton aveva avvisato Elon Musk che “l’uccello volerà secondo le nostre regole”. L’alto funzionario UE aveva voluto rispondere molto significativamente ad Elon Musk, che – riferendosi all’uccellino simbolo di twitter – poco prima aveva detto di voler cambiare le regole restrittive applicate dall’azienda eliberare l’uccellino’.

A quanto pare, certe ‘velleità’ di libertà hanno subito trovato la dura reazione delle istituzioni europee, che si sono mostrate decisamente poco contente che novelli Jonathan Livingston. possano prendere il volo attraverso twitter e diffondere pericolosamente in rete le proprie idee.

Non è passato un mese dall’acquisizione di Twitter che anche il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders, si è mobilitato e si è recato alla sede di Twitter a Dublino affinché Twitter non vanifichi gli sforzi europei. Ovvero, non diseduchi gli utenti che la UE con tanta cura vuole allevare, isolandoli da idee pericolose e proteggendoli dalle campagne d’odio.

Ma ecco la missione, come descritta dall’emittente radiotelevisiva di Stato della Repubblica d’Irlanda (RTE):

Il commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders, ha incontrato i rappresentanti di Twitter a Dublino tra i timori che le partenze del personale avranno un impatto sulla capacità dell’azienda di conformarsi alle normative dell’UE.

Il signor Reynders ha affermato che la situazione è preoccupante e che aveva ricevuto impegni dai dirigenti di Twitter che avrebbero continuato a rispettare i loro obblighi normativi.

“Abbiamo ricevuto un chiaro impegno a lavorare su questo da Twitter”, ha affermato Reynders.

“Per quanto riguarda le decisioni relative alle riduzioni di personale, vogliamo essere sicuri che ci siano risorse per proteggere i dati degli utenti”, ha aggiunto.

Il Commissario ha anche espresso preoccupazione per il fatto che la moderazione dei contenuti potrebbe essere influenzata dalla riduzione del personale.

Oggi è stato riferito che Twitter sta chiudendo il suo ufficio di Bruxelles. Il signor Reynders afferma che gli è stato detto da Twitterc he il lavoro svolto lì si sarebbe trasferito nella sua base di Dublino.

Incitamento all’odio

La Commissione europea ha pubblicato oggi un rapporto il quale mostra che c’è stato un rallentamento nella risposta delle aziende tecnologiche alle richieste di rimozione dell’incitamento all’odio online.

La valutazione del codice di condotta dell’UE sulla lotta all’illecito incitamento all’odio online mostra una diminuzione dei risultati di “avviso e azione” da parte delle imprese.

Il numero di segnalazioni esaminate dalle aziende entro 24 ore è sceso al 64,4% rispetto all’81% del 2021 e al 90,4% del 2020 (…)

(https://www.rte.ie/news/ireland/2022/1124/1337946-commissioner-visit-dublin/) – fine citazione –

Ovviamente, con ‘rimozione dell’incitamento all’odio online si intende anche rimozione della critica verso i cosiddetti nuovi diritti e gli argomenti che appartengono alle agende globali portate avanti dalla UE, dagli USA, dall’Onu, dall’OMS e rappresentati al forum di Davos.

In definitiva, tanta cura verso i cittadini europei, è niente di più che una prigione intellettuale ed una restrizione al pluralismo informativo. Un esempio plastico di questa situazione, è il divieto per i media russi di operare in Europa perché diffonderebbero ‘fake news’. Ma seppur si volesse ritenere che i media russi diffondano solo ‘disinformazione’, sarebbe più democratico declinare in cosa consiste questa ‘disinformazione’, caso per caso.

Altrimenti, adottando questa stessa logica, l’istituzione europea dovrebbe ritenere congruo disporre per gli studenti il divieto di frequentare la scuola pubblica perché anche essa, su taluni argomenti, diffonde disinformazione. Capite bene che è il discernimento e la capacità critica ciò che l’istituzione deve assicurare e non la censura e il divieto del pluralismo informativo.
Invece, vediamo una estrema intolleranza nei confronti delle opinioni degli altri. Il diktat istituzionale prevede che solo una narrativa debba passare, mentre ogni altro report o giudizio difforme deve essere eliminato.  In Italia lo si è visto benissimo durante i due anni di ‘protezione’ anti-Covid e poi, ora, con la guerra in Ucraina.

Paradossalmente, mentre la UE si preoccupa di proteggere le menti perché non siano ‘traviate’, ignora o addirittura incentiva la deregolamentazione di bisogni materiali e talune attività, che generano ultra profitti sulla pelle dei cittadini europei. Ad esempio, ben altra pratica è stata adottata da Bruxelles per quando riguarda la regolamentazione del mercato dell’energia. In questo caso, nessuna tutela ha attuato nei confronti degli utenti, anzi ha legiferato per abbandonare il sistema di prezzi fissi – tramite contratti pluriennali – a favore del prezzo deciso giornalmente nella  borsa di Amsterdam (prezzo Spot).

In realtà la censura – o la tutela (così la chiamano) – è utilizzata complementarmente tra i due opposti, per assicurarsi una popolazione prona ed addomesticata che non sia di ostacolo alle politiche decise dalle elite globali.

VPNews

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