Vescovo Eleganti: il Sinodo per l’Amazzonia potrebbe “contaminare l’intero Corpo Mistico della Chiesa e danneggiarlo gravemente”

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews (28 giugno). Importante come prima adesione alla forte affermazione del card. Brandmüller [qui]. Vedi anche indice precedenti.


Marian Eleganti, vescovo ausiliare di Chur (Svizzera), ha offerto il suo supporto alla critica espressa il 27 giugno dal Cardinal Walter Brandmüller nei confronti del documento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia prossimo venturo, affermando che – qualora venisse adottato – le idee che esso veicola “contamineranno l’intero Corpo Mistico della Chiesa e lo danneggeranno gravemente”.

Il prelato ha spiegato nelle sue dichiarazioni rilasciate a LifeSiteNews (vedi il testo completo qui sotto) perché appoggia le critiche del Cardinal Brandmüller, che ha definito il documento “eretico” e un’“apostasia” dalla Divina Rivelazione.

Il Vescovo Eleganti ha dichiarato che la Chiesa deve avere il “Volto di Cristo”, non “un volto amazzonico”, e ha aggiunto che il Sinodo per l’Amazzonia non dovrebbe essere usato come uno strumento per cambiare il sacerdozio o la “struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa”.
“Sono d’accordo col Cardinal Brandmüller”, ha affermato, “quando critica il fatto che si parli dell’Amazzonia mentre in realtà l’obiettivo non dichiarato è la Chiesa Universale”. Il vescovo si oppone all’idea di stabilire in Amazzonia una sorta di “ordinazione sacerdotale edulcorata”, aggiungendo che – dopo che il Concilio di Trento si è espresso in merito – non è più possibile separare le differenti caratteristiche del potere dell’ordinazione, ossia separare gli Ordini Sacri dal potere di governo all’interno della Chiesa.
“Non è legittimo prendere decisioni sul sacerdozio sacramentale o ridefinirlo nella regione amazzonica. Tutti i concili a partire da quello di Trento hanno stabilito in modo molto chiaro un vincolo tra la giurisdizione, l’autorità e l’ordinazione sacerdotale, elementi che non possono essere separati se si vuole rimanere fedeli alla volontà dei concili stessi”, ha affermato Eleganti.
“Non si può abusare della questione femminile utilizzandola come un pretesto per allontanarsi da tale volontà e per creare nuovi uffici per le donne. La struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa non può essere messa in discussione. Non è possibile che, appena cinquant’anni dopo il Concilio, le dichiarazioni di quest’ultimo non siano più normative e che si apra un laboratorio sperimentale in Amazzonia che contaminerà l’intero Corpo Mistico della Chiesa e lo danneggerà gravemente”, ha aggiunto.

 

Il prelato svizzero ha spiegato che è l’Amazzonia che si deve convertire a Gesù Cristo e che deve dunque adattare i propri riti e la propria cultura a Lui, non il contrario. Egli ha lanciato un appello per l’evangelizzazione della regione amazzonica utilizzando la metafora di Cristo come “pasta del pane” che “permea e cambia” ogni cultura del mondo.
Il 27 giugno il Cardinal Walter Brandmüller ha espresso la sua critica al documento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia recentemente pubblicato, prendendo le distanze da questo testo e affermando persino di aver scovato in esso l’eresia e l’apostasia.
LifeSiteNews ha lanciato una petizione in supporto della dichiarazione del cardinale tedesco, anche come segno di gratitudine per la forza della sua fede. Ad oggi la petizione è già stata firmata da più di 8.700 persone. Il Vescovo Eleganti ha dichiarato a LifeSiteNews di averla firmata anche lui. Egli è il primo prelato della Chiesa cattolica ad aver manifestato pubblico sostegno alla critica del Cardinal Brandmüller al documento di lavoro per il Sinodo per l’Amazzonia.
LifeSiteNews ha riportato oggi che un incontro pre-sinodale organizzato dal segretariato del Sinodo per l’Amazzonia e presieduto dal Cardinal Lorenzo Baldisseri ha auspicato l’ordinazione di diaconi donne.
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Il testo completo della dichiarazioni del Vescovo Marian Eleganti a LifeSiteNews

Per quanto riguarda il volto della Chiesa, mi piacerebbe che essa ci presentasse il Volto di Cristo così come è stato rivelato nei Vangeli. In questo senso affermo che secondo me non esiste una Chiesa “con un volto amazzonico”. E non è nemmeno auspicabile che una determinata regione del mondo imponga il suo volto a tutta la Chiesa Universale: al contrario, è il Volto di Cristo che deve diventare visibile in tutte le culture del mondo. Ma affinché ciò sia possibile, tali culture devono prima convertirsi a Lui. Il Vangelo è il sale della terra e la luce del mondo: è solo in questo senso che si giustifica l’esistenza della critica culturale.
Ciò vale anche per l’Amazzonia, che ha un bisogno disperato di questo tipo di critica basato sulla Rivelazione per essere in grado di riflettere il Volto di Cristo invece di distorcerlo – come in realtà sta facendo – per mezzo delle idee che nascono dalla sua cultura e dai suoi riti e non dalla fede in Cristo. Il Vangelo ha modificato e umanizzato la cultura dell’antichità nel mondo mediterraneo: quel che è successo allora e in quell’ambito succede ancora oggi in ogni altra cultura del mondo. Gesù ha voluto che il Suo Vangelo operasse come la pasta del pane, permeando e cambiando il cuore dell’uomo – e, con esso, la sua cultura.
Non consentiamo quindi che la situazione e l’ordine spirituale della verità vengano rovesciati, come se nella cultura dell’Amazzonia lo Spirito Santo avesse preceduto il Vangelo e come se il Vangelo si manifestasse per mezzo della cultura indigena e non viceversa!
Sono d’accordo col Cardinal Brandmüller quando critica il fatto che si parli dell’Amazzonia mentre in realtà l’obiettivo non dichiarato è la Chiesa Universale. Non è legittimo prendere decisioni sul sacerdozio sacramentale o ridefinirlo nella regione amazzonica. Tutti i concili a partire da quello di Trento hanno stabilito in modo molto chiaro un vincolo tra la giurisdizione, l’autorità e l’ordinazione sacerdotale, elementi che non possono essere separati se si vuole rimanere fedeli alla volontà dei concili stessi. Non si può abusare della questione femminile utilizzandola come un pretesto per allontanarsi da tale volontà e per creare nuovi uffici per le donne. La struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa non può essere messa in discussione. Non è possibile che, appena cinquant’anni dopo il Concilio, le dichiarazioni di quest’ultimo non siano più normative e che si apra un laboratorio sperimentale in Amazzonia che contaminerà l’intero Corpo Mistico della Chiesa e lo danneggerà gravemente.
Il potere dell’ordinazione (sacerdozio: munus sanctificandi; magistero: munus docendi; governo: munus regendi) non può essere smembrato e non si può limitare ad alcuni compiti particolari o ad alcuni atti sacramentali. In termini teologici, non è legittimo introdurre una sorta di “ordinazione sacerdotale edulcorata” sui generis per gli “anziani sposati”, come quella che alcuni hanno già cominciato a prendere in considerazione.
Anche il celibato ha un valore interno (l’esclusività del legame rispettivamente con Dio e col Cristo) e un valore esterno (disponibilità illimitata per il Regno di Dio): è per questo che lo Stesso Gesù non si è sposato. Il sacerdote più di ogni altro dovrebbe seguire prioritariamente, esclusivamente e con tutto il suo cuore l’esempio di Cristo, senza alcuna esitazione o obiezione, e somigliare a Lui. Chi altro?
[Traduzione di Antonio Marcantonio per Chiesa e post-concilio]
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